Stefania Savoia

Le statistiche sono chiare: ancora troppe poche donne si dedicano allo studio delle discipline scientifiche, soprattutto in Italia. Le Stem ( acronimo inglese per Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono ancora considerate discipline “maschili” e poche sono le donne che affrontano studi di livello universitario in questi ambiti. Secondo il report Livelli di istruzione e partecipazione alla formazione per l’anno 2020 dell’Istat: “Nel 2020, il 24,9% dei laureati (25-34enni) ha una laurea nelle aree disciplinari scientifiche e tecnologiche; le cosiddette lauree STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Il divario di genere è molto importante, se si considera che la quota sale al 36,8% tra gli uomini (oltre un laureato su tre) e scende al 17,0% tra le donne (una laureata su sei)”. Cruciale per superare questo gender gap è il ruolo della scuola che deve aiutare a superare i forti pregiudizi che incidono sulle scelte educative delle nuove generazioni e che determinano anche un forte squilibrio nei livelli di occupazione. Mezzocielo oggi ne parla con la Professoressa Maria Zambrotta, membro di Scientix (progetto della Commisione europea che promuove e supporta le STEM nelle scuole ) e della EASE (European Association of Steam Educators) oltre che docente di Chimica presso l’Istituto Santorre di Santarosa di Torino.

Da cosa nasce il forte gender gap nello studio delle discipline scientifiche?
Tutto parte da un forte pregiudizio culturale. Le donne sono da sempre e ancora destinate alle professioni di cura e vengono, anche da parte della comunità educante, indirizzate a questi percorsi di studio. Anche per quanto riguarda la scelta della facoltà universitaria, quando le donne scelgono un percorso scientifico, si tratta, comunemente, dell’ambito della medicina, delle professioni sanitarie e della biologia perché afferiscono comunque all’ambito della cura.

Cosa può e deve fare la scuola per avvicinare gli studenti e le studentesse alle STEM?
Perché le discipline scientifiche suscitino un maggiore interesse e diventino oggetto di studio di più persone è necessario un lavoro che coinvolga tutti gli ordini di scuola, anche le scuole materne. Esiste il forte pregiudizio che queste discipline siano complicate e che quindi solo “i più bravi” possano studiarle. Il ruolo dei docenti è fondamentale perché devono promuovere l’apprendimento, a partire dalla matematica, in maniera affascinante. Questo è quello che facciamo con le nostre associazioni, che mettono a disposizione corsi di formazione e reti di condivisione per i docenti di tutta Europa e specifiche per ogni momento educativo. Scientix, ad esempio, propone anche ai docenti di discipline non Stem corsi di formazione per integrare le proprie proposte educative.

Le conseguenze di questo gender gap sono evidenti anche nel mondo del lavoro.
Le aziende ricercano figure femminili specializzate in questi ambiti, perché vengono ritenute più affidabili e, a livello generale più competenti, ma mancano ancora donne nei ruoli dirigenziali perché i processi e i linguaggi sono ancora maschili. Le donne vengono spesso selezionate per ruoli dirigenziali quando utilizzano modalità maschili e quando non lo fanno, sebbene competenti, non sono considerate perché viste come deboli e poco adatte a ricoprire ruoli importanti. L’Italia e l’Europa in generale sono ancora molto indietro e il gender gap è piuttosto evidente, sebbene i paesi nordeuropei siano leggermente controcorrente.

Cosa può fare, quindi, il mondo della formazione?
Credo che si debba partire da un lavoro congiunto tra mondo della formazione e famiglia. Le famiglie sono cambiate e il ruolo di cura è, in molti casi, condiviso da entrambi genitori. Questo ha finalmente portato le donne a potere dedicarsi di più allo studio e alla carriera. Questa nuova famiglia è la chiave del cambiamento e rappresenta un punto di partenza fondamentale. Per quanto riguarda il mondo della formazione, credo sia necessario ricominciare dallo studio della matematica e iniziare a considerarla una materia che guida all’acquisizione di competenze in ogni ambito. Incoraggiare l’apprendimento di questa disciplina in ogni ordine scolastico, potrà modificare pregiudizi e cambiare il modo in cui vengono considerate le Stem. Mancano poi degli esempi, dei Role model, che possano positivamente coinvolgere le giovani donne e avvicinarle al mondo delle Stem. Fare conoscere la storia delle studiose del passato e condividere i grandi traguardi di scienziate, come ad esempio Samantha Cristoforetti, che stanno guidando un grande cambiamento culturale, è assolutamente necessario.

 

Maria Zambrotta