IL NOSTRO PRESENTE2021-06-13T14:34:50+00:00

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: scenario, governance, Mezzogiorno

Marco Causi  Ci volevano due donne tedesche, entrambe conservatrici, per sbloccare l’immobilismo dell’Unione Europea e provare a farle fare un salto in avanti prendendo come terreno di azione la risposta di politica economica alla crisi indotta dalla pandemia. Angela Merkel ha dimostrato il suo spessore politico riconoscendo gli errori compiuti nella gestione della Grande Recessione, a partire dalla questione greca fino al vertice franco-tedesco di Deauville e all’incendio che ha accelerato sui debiti sovrani europei e su quello italiano in particolare. L’Europa ha dovuto aspettare quasi quattro anni, e cioè l’arrivo a Francoforte di Mario Draghi, per iniziare a contrastare la crisi nata negli Stati Uniti nel 2008, subendo la conseguenza di una seconda recessione (double dip) fra 2011 e 2013 che non si è manifestata in nessun’altra parte del mondo. Ursula von der Leyen è una presidente della Commissione Europea con spazi di manovra molto ampi, sconosciuti ai suoi predecessori, poiché rappresenta la Germania. Soltanto una presidenza tedesca poteva infrangere il veto dei paesi rigoristi-protestanti del nord, fra cui la stessa Repubblica federale, a costruire un embrione di politica fiscale comune superando uno stallo cominciato nel lontano 1993 quando Delors predispose un Libro bianco che fu attuato solo parzialmente. Quando si discute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è bene tenere a mente questo scenario e le sue implicazioni che senza enfasi possono definirsi storiche perché il PNRR nasce da alcuni programmi europei a forte carica innovativa, destinati a cambiare nel lungo termine il funzionamento dell’Unione. Il più importante è NextGenerationEU (NGEU) ma hanno rilevanza anche il nuovo meccanismo europeo di compartecipazione al sostegno del reddito delle persone disoccupate (SURE), la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), il potenziamento di mezzi e strumenti della Banca Europea degli Investimenti (BEI), l’intervento immediato di breve periodo fornito da [...]

6 Settembre 2021|Categories: Il nostro presente|0 Comments

Ma perché muore Vanessa?

fonte La Stampa.it Egle Palazzolo Ma perché muore Vanessa, 25 anni e certamente qualche progetto in mente, qualche legittimo desiderio da realizzare, compreso quello di poter amare con libertà di scelta e senza paura? Forse perché l’uomo che un brutto destino le ha fatto incontrare la uccide “con cinque colpi di pistola” così come ha minacciato di fare e come lei ha prontamente riferito, accusandolo di stalking presso le forze dell’ordine? Pare non possa esserci un dopo rispetto alla macabra e rituale notizia di un femminicidio ormai. E che la cronaca del dolore dei parenti, delle pubbliche fiaccolate, della ribellione di donne in piazza si assomiglino e subiscano lo stesso seguito: memoria che sbiadisce e rapido silenzio. Ma non è così, ogni crimine, ogni violenza sulla donna segna una storia personale, un cammino con punti in comune ma anche di profilo diverso e mai ancora esaminato sino in fondo, colto nei suoi dati indicativi rispetto a una società apparentemente mutata ma tenuta per il bavero da oscurantismi pregressi. Che nessuna vera luce di prevenzione verso un possibile e persino annunziato finale di morte è mai stata veramente accesa. Lodevoli tentativi, di donne che si organizzano per accogliere e sostenere donne in difficoltà, nuove leggi punitive, eppur di non facile applicazione, ma nessuna rigorosa e concreta indagine nel comparto sociale che contribuisse a cambiare le cose, nessuna vera attenzione laddove è intuibile il rischio, nessuna voglia autentica di aiutare una donna pestata a casa o una studentessa che non riesce a rompere un suo rapporto sentimentale. La frequenza dei femminicidi la dice lunga su quella che è una “pandemia sociale” come giustamente è stata identificata: siamo ad un punto morto, con i servizi in cronaca e le puntuali analisi di esperti, mai tramutate in qualcosa che non faccia di [...]

29 Agosto 2021|Categories: Il nostro presente|1 Comment

Dissesto dei Comuni: una condizione necessaria alla svendita dei beni e servizi pubblici

 manutenzione delle città perché non funziona     Antonella Leto e Rita Masseria Attac Palermo Il 21 novembre 2020, in tutta Italia ed anche a Palermo, una rete nazionale di 322 realtà associative riunite dal manifesto della "Società della cura" chiedeva a tutti, a partire dagli Enti Locali, un cambio di paradigma. Il comitato palermitano di Attac Italia, parte di questa rete, nell'ottica di restituire ai Comuni un ruolo ed una capacità di spesa da investire sulla cura della comunità ha proposto simbolicamente proprio in quel giorno al Consiglio Comunale di Palermo ed alla Giunta di approvare un O.d.G. attraverso il quale chiedere al Governo nazionale la sospensione del patto di stabilità interno e il pareggio di bilancio, per liberare le ingenti risorse risorse immobilizzate e permettere al Comune di far fronte alla crisi sociale ed economica acuita dalla pandemia.   In una intervista di pochi giorni fa l'assessore al bilancio del Comune di Palermo annuncia come inevitabile il dissesto finanziario; mancano 80 milioni per fare quadrare i conti e i soldi, che ci sono, non possono essere spesi perchè la legge impone che siano accantonati per coprire i crediti di dubbia esigibilità. Ma facciamo un passo indietro; nel 2011, all'indomani della straordinaria vittoria dei Refendum sull'Acqua Bene Comune e contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali il governo Berlusconi mise il pareggio di bilancio in Costituzione; non era obbligatorio, quasi nessun altro Paese europeo lo fece, fu una scelta politica deliberata che scaturiva dalla sollecitazione della BCE a mettere sul mercato i servizi pubblici locali, in barba alla volontà popolare espressa. I Comuni italiani contribuiscono al debito pubblico complessivo del Paese in musura irrisoria, appena per l'1,8 %; il 98,2% del debito pubblico è dello Stato e delle Regioni. In piena pandemia il patto di stabilità ed il pareggio [...]

17 Agosto 2021|Categories: Il nostro presente|0 Comments

Il dubbio è dalla parte della scienza. E ci protegge dall’esser considerati “pezzi”

(…) Smembrati, sbalestrati, in mostra come merce, ridotti a funzione, ridotti alla parte che esegue il lavoro, sono pertanto gli umani. Nessuno ha più alcuna intenzione di prendersi cura dell’intero. Lasciare libero ciò che non serve, in realtà vuol dire abbandonarlo alla deriva, obliarlo, negarlo. Tutto ciò che un tempo componeva le qualità dell’umano, che gli dava consistenza, durata e specificità è considerato fastidio e intoppo alla produttività. Un rifiuto ingombrante. (…) Gianfranco Perriera Ne La catacomba molussica, intrigante combinazione di narrativa e saggio filosofico, Gunther Anders descrive – in un libro composto nel 1932, scampato alla censura nazista e pubblicato nel 1992, anno di morte del filosofo – la condizione di disfatta di ogni illuminata e generosa aspirazione umana. In una società distopica e totalitaria, i pochi che si oppongono sono condannati all’internamento nel sottosuolo, dove, comunque spiati e controllati, cercano di tramandare la verità e di resistere – narrando quel che avviene di sopra – alla deriva inumana dei tempi. In uno dei racconti che i due protagonisti si scambiano all’interno dell’opera, Anders ci mostra come gli uomini abbiano smarrito ogni interezza: essi sono ridotti a “pezzi”, “parti”, divenuti utili soltanto in base alla funzione che possono svolgere e ritenuti assai meno affidabili e redditizi delle cose. Il signor Bamba, imprenditore di successo, si reca dal signor Glue per acquistare schiavi da utilizzare in fabbrica. Lì protesta per i prezzi troppo alti: lui, in effetti, non ha bisogno di gente intera. “Io ho bisogno di un dito, di un piede.” – afferma lucidissimo – “Per quelli sono disposto a pagare. Il resto lo lascio libero”. “Ciò che non dà profitto è immorale”, sentenzia poche righe dopo, rivelando senza infingimenti la legge che regge la realtà. Smembrati, sbalestrati, in mostra come merce, ridotti a funzione, ridotti alla parte che [...]

8 Agosto 2021|Categories: Il nostro presente|0 Comments

Io sto con Clitennestra

Egle Palazzolo   La sferica installazione, elemento tuttavia ormai frequente sulla scena del Teatro Greco di Siracusa, captava, con immagini e forti colorazioni, fatti e misfatti vecchi e nuovi; poco oltre l’occhio doveva posarsi sulla fiammante Lancia chiara ai margini del palco e l’orecchio abituarsi ai molteplici colpi di pistola non negati ad alcuno dei personaggi, eccezion fatta gli dei. Nelle scene finali di innegabile effetto, il crollo di un ponte, con palese riferimento alla sciagura del Morandi. Detto ciò sommariamente, un sincero “evviva” va con tutta convinzione a Davide Livermore per un allestimento fitto e pulsante impresso alla realizzazione di Coefore-Eumenidi da un’Orestea, senza Agamennone ma non priva di lui. Regista-interprete attraverso palesi, personali letture di testi anche classici, Livermore ha già offerto a Siracusa un’applaudita e insolita “Elena” di Euripide. Con Eschilo si ritrova a un discorso non facile ma sollecitante per chi, come lui, fa del teatro uno spazio aperto a quanto è espressione e spettacolo e si misura in un non semplice amalgama con i mai sradicabili elementi che il primo dei tre grandi poeti del teatro antico pone al centro: la famiglia, il potere e il diritto, la giustizia con la vendetta a specchio, il tribunale, la sua composizione, la sentenza, il destino. Lo offre a noi dell’anno 2021 come quasi certamente non lo offrì l’edizione del 1921 (la coincidenza è stata più volte segnalata) quando dopo un’altra sofferta pandemia, esattamente come adesso, il teatro greco riaccolse il suo pubblico. Sarebbe interessante metterli a confronto e riflettere sul cammino in avanti, sulla proiezione che raggiunge, quella inconfutabile realtà, che è in ogni tempo la scena, il teatro, gli interpreti, i registi, spesso nuovi autori e il pubblico stesso. È abbastanza evidente che affiancato da Walter Lapini in una traduzione che ha tenuto conto delle direttrici [...]

6 Luglio 2021|Categories: Il nostro presente|0 Comments

La Conferenza delle Donne Democratiche incontra il Segretario del Partito Democratico Enrico Letta

Riceviamo l'intervento di Milena Gentile -  Consigliera Comunale a Palermo e componente del Coordinamento nazionale della Conferenza delle Democratiche Ringrazio Cecilia D’Elia per avere coordinato egregiamente il grande lavoro che la Conferenza nazionale delle Democratiche ha svolto nell’anno che è trascorso. Dice bene Cecilia nella sua relazione introduttiva. In questo tempo di pandemia, le Donne Democratiche si sono confrontate costantemente e non si sono limitate a elaborare proposte, ma hanno tracciato una visione di Paese. Quello che può costituire una vera svolta per l’Italia è riuscire a fare oggi quello che non siamo stati capaci di fare fino ad ora: recuperare i nodi strutturali che bloccano lo sviluppo complessivo del nostro Paese, a partire dall’eliminazione delle grandi disuguaglianze sociali, di genere e territoriali che lo affliggono. Donne ed equità sono le parole chiave di questo incontro. Da Consigliera comunale di Palermo rivolgo un sentito ringraziamento al Segretario Enrico Letta per avere preso una posizione forte a sostegno dei Sindaci che vivono una condizione finanziaria drammatica. Dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 80 del 2021 è derivato un vero e proprio stato di calamità istituzionale per una gran parte degli enti locali. Duemila Comuni in Italia non sono nelle condizioni di chiudere i bilanci e oltre 260, compresa Palermo, sono comuni siciliani. L’aspetto ancora più drammatico è costituito dal fatto che in esercizio provvisorio non è possibile impegnare le somme del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con i vincoli di bilancio che impediscono da decenni le assunzioni delle professionalità necessarie per progettare, il Sud non è nelle condizioni di cogliere la portata straordinaria di questi fondi stanziati dall’Europa. Il PNRR rischia di risultare inefficace. Ritengo che il Partito Democratico debba intestarsi questa battaglia per ridisegnare i diritti nel nostro Paese. È necessario chiedere al governo nazionale di ridiscutere il quadro [...]

30 Giugno 2021|Categories: Il nostro presente|0 Comments
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