Le Gelsominaie

Simona Mafai

È strano come possano convivere poesia e fatica!

Cosa c’è di più poetico di un gruppo di giovani donne che scendono all’alba, a piedi nudi, in mezzo ai gelsomini, e che – quasi stordite dal profumo intenso ancora notturno dei fiori, li staccano delicatamente uno ad uno per riempirne cestini, tenuti alti dalle braccia dei figli bambini? Manca solo un pittore impressionista che le ritragga dipingendole su un’ampia tela! O un regista che, con una cinepresa, tramuti quella realtà in una successione indimenticabile si sequenza in bianco e nero… Poesia e bellezza forse, ma anche tanta fatica e mal ripagata: 25 lire per un Kg di fiori raccolti, e sulla precisione delle bilance nessuno potrebbe giurare!

Siamo nel 1945, a Milazzo, in provincia di Messina; la guerra è finita da poco. I fiori raccolti vengono portati nei magazzini, qui sono pressati, e se ne ricavano le “essenze”, che successivamente raffreddate diventano “concreta” (una sorta di pasta giallognola) che viene mandata in Francia e costituisce la base di produzione naturale per i profumi delle grandi marche parigine. Anche in Calabria si segue lo stesso procedimento con i fiori di bergamotto.

Da quanto sudore nascono in profumi! Viene in mente la vecchia canzone dei primi del secolo scorso “Profumi e balocchi”. Ma qui il contrasto non è tra balocchi e profumi, ma tra profumi da una parte e pane e cipolle per le raccoglitrici di gelsomino vengono spesso infettate dalla leishmaniosi, una malattia portata da un insetto che punge la pelle dei piedi nudi, determinando tumefazioni articolari, dermatiti, andature zoppicanti. Levatacce notturne, ore ed ore con la schiena piegata, malattie, un pugno di lire: questo il rovescio della medaglia della poesia dei gelsomini!

No, non ci sono stati pittori né registi neolaureati. Di bianco e nero c’è stata solo la verità. Le donne scalze e coi bambini alle ginocchia, hanno incrociato l’organizzazione sindacale. Anche tra loro sono cominciate a circolare le magiche parole del dopoguerra che hanno fatto alzare la schiena ai lavoratori: unità operaia, rivendicazioni salariali, diritti.

La Camera del lavoro locale, diretta da un sindacalista indimenticabile: Tindaro la Rosa, coadiuvato da un gruppo di donne comuniste di Messina, riuscì a riunire le lavoratrici, le fece parlare, le ascoltò, fissò sulla carta alcune elementari richieste: aumento della paga, stivali per proteggersi le gambe dagli insetti, cesoie per facilitare la raccolta, bilance automatiche per la pesata dei fiori.

Una prima ditta, dopo alcuni giorni di agitazione, rispose positivamente alle richieste; le altre seguirono. Le poetiche gelsominaie divennero cittadine consapevoli del valore del proprio lavoro. Si costituì un altro tassello nel mosaico vivo del movimento operaio e contadino che, dopo il fascismo, dopo la guerra, cominciava a formarsi in Sicilia.

Sono passati anni, nel bene ed anche nel male, Il lavoro manuale in agricoltura è diminuito, fin quasi a scomparire. Le raccoglitrici di olive e nocciole, le incassettatrici di pomodori, sono state sostituite dalle macchine. Le essenze di profumi di producono sinteticamente. Delle gelsominaie oggi non c’è più bisogno, È meglio? È peggio? Le figlie delle raccoglitrici forse sono disoccupate, se ne dispiacciono, ma dormono di più e fanno fare la colazione ai propri figli, che non vanno più a piedi scalzi, con le ceste di vimini, dietro le gambe tumefatte delle madri. Vanno a scuola, con i loro zaini sulle spalle!

Meno poesia, ma più civiltà! Le lotte sono un bel ricordo, perché hanno fatto conoscere il profumo della solidarietà; hanno dato una scarica di adrenalina quando per la prima volta si sono contestati i padroni; hanno procurato l’orgoglio per i successi ottenuti (50 £ invece di 25£ per ogni kilo di gelsomino raccolto: poco, ma un passo avanti).

Di questo patrimonio di lotte e di coraggio cosa è rimasto?

Probabilmente, nelle donne, la coscienza di essere cittadine tra cittadini, e la capacità di rivendicare la loro libertà e i loro diritti anche nella propria famiglia. Esse sanno di possedere una forza possibile, su cui fare conto – se necessario – nella nuova situazione della Sicilia e del mondo. Per migliorare le proprie condizioni di vita e di conoscenza.  Come fu per i gelsomini!

Simona Mafai, 18/08/2010

Riferimenti:

  • Emanuele Conti, Giobbe della politica, GBM ed., pag.84
  • Rosaria Puliafito, in www.enciclopediadelledonne.it
2021-06-08T14:13:17+00:0029 Aprile 2021|Categorie: La nostra memoria, Mafai|Tag: |0 Commenti

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