Francesca Messina

“Noi Sorci vogliamo solo figli maschi” Tu avevi capito, ti spuntarono le lacrime “Almeno fatemi tenere tre femminedde”. Mi implorasti … e acconsentii. Ne nacquero sei e Tu stessa scegliesti per le tre neonate indesiderate “il panno freddo”. Palermo, estate del 1942, il Barone Sorci, sul letto di morte, ricorda sua moglie. Da “Piano Nobile” di Simonetta Agnello Hornby.

Alla fine del 1900 in alcune provincie della Cina non c’erano più abbastanza ragazze da sposare: per anni la legge sul figlio unico aveva provocato sistematici aborti selettivi dei feti di sesso femminile.

Nel 2023 in Iran la polizia morale arresta, tortura, stupra e uccide le donne che manifestano togliendosi il velo. In Afganistan la vittoria dei Talebani ha cancellato i volti e l’esistenza stessa delle donne.

Negli Stati Uniti, nonostante il “Me Too movement” che ha ottenuto la condanna delle molestie sessuali maschili, la decisione della Corte Suprema contro l’aborto “ha riportato indietro l’America di 150 anni” (Biden). Anche nella democratica e progressista Europa alcuni governi hanno già ingranato la marcia indietro, mentre altri si apprestano a farlo.

“Nove persone su dieci hanno pregiudizi contro le donne”.

I ricercatori, come risulta da un Report delle Nazioni Unite, sono rimasti scioccati dalla mancanza di progresso nell’uguaglianza di genere e dalla persistenza di radicate norme sociali, che continuano a ritenere più adeguati gli uomini nel campo della politica e del lavoro, inoltre un 40 per cento degli intervistati giustifica gli uomini che battono le proprie mogli. I risultati della ricerca, peggiorati rispetto all’ultimo sondaggio, spostano quindi oltre il 2030 la data prevista per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere. Nonostante ciò alcuni esperti dichiarano di non avere perduto tutte le speranze e di riporre molta fiducia nelle generazioni più giovani. “Nine out of 10 people are biased against women” The Guardian 2023/06/12

Nel secolo scorso le scoperte scientifiche hanno provocato una forte accelerazione nell’evoluzione della società umana: i progressi della medicina e l’invenzione della pillola anticoncezionale, in particolare, hanno agevolato il processo di emancipazione delle donne, liberandole dal giogo delle gravidanze indesiderate, con il corollario di una maggiore libertà sessuale e della possibilità di programmare le gravidanze e conciliare il lavoro con il matrimonio e la maternità. In Italia ciò ha portato ad una serie di modifiche legislative: il divorzio è stato introdotto il primo dicembre 1970, ed ha resisto al referendum abrogativo del maggio 1974, la Riforma del diritto di famiglia del 19 maggio 1975 ha poi stabilito la parità giuridica tra i coniugi e ha abrogato gli articoli del c.c. sulla dote, ma soltanto il 5 settembre 1981 vengono aboliti il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Eliminata anche la parola “patria” dalla definizione della potestà genitoriale.

Sono trascorsi circa cinquanta anni, in Italia, dall’inizio di questa rivoluzione, durante i quali due nuove generazioni di uomini e donne, gli attori protagonisti della società odierna, sono stati educati dal 60 per cento di italiani che ha votato no al referendum sul divorzio, ma anche dal 40 per cento di chi voleva abrogare quella legge, ritendendola un grave vulnus per la famiglia e per la donna “italiana madre moglie cristiana”. Da una parte, quindi, madri femministe e padri liberali che hanno formato le figlie all’indipendenza economica e insegnato ai maschi l’uguaglianza e il rispetto. Dall’altra madri morbosamente legate al figlio maschio, in fondo l’unico vero uomo della loro vita, minuziosamente accudito e privato di qualsiasi competenza casalinga, causa questa di relazioni fallimentari, e padri padroni ancora memori dell’esercizio della patria potestà. Nel frattempo, in quella fetta di mondo cosiddetta progredita, la società ha avuto una forte deriva verso il narcisismo e l’edonismo.

Il tutto ha creato una situazione di grande complessità, dove è molto difficile attribuire colpe e meriti, e dove, di fatto, esiste una guerra subdola e strisciante tra le opposte fazioni di chi tenta di acquisire sempre più diritti e libertà, cercando di attuare i principi di norme già esistenti, e chi rema contro con pervicacia e caparbietà usando cavilli giuridici ed interpretazioni antitetiche tese ad una totale restaurazione. Non ultimo bisogna ricordare il problema della mancanza di solidarietà tra donne: da sempre costrette a combattersi per la conquista di un uomo che assicurasse loro la sopravvivenza, oggi faticano a creare quella rete di rapporti e di mutuo appoggio necessari per mantenere e consolidare diritti appena acquisiti ma ancora precari, dato il tentativo di controriforma in corso e l’attuale crisi economica che colpisce sempre per prime le donne.

Forse è ancora trascorso troppo poco tempo per metabolizzare un cambiamento così radicale per noi essere umani, come ci ha spiegato Rita Levi Montalcini: “il cervello umano è fatto di due cervelli: uno arcaico, piccolo ma che possiede una forza straordinaria e controlla tutte quelle che sono le emozioni, l’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane, è nato con il linguaggio e ha avuto uno sviluppo straordinario grazie alla cultura. Purtroppo buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico, maligno e molto astuto che maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando il cervello cognitivo. Ditelo ai giovani…”

Sono le emozioni più profonde e ancestrali, la mancanza di empatia, l’incapacità di riconoscere i diritti degli altri, il gene egoista programmato a replicare sé stesso all’infinito che condizionano le azioni di quegli uomini, tanti troppi, che nel momento in cui si sentono contrastati assediati e sopraffatti da una donna, non trovano altra strada che quella dell’uso della violenza, fino alle sue estreme conseguenze.

Qualcuno è contrario alla definizione di femminicidio, ritenendo sufficiente la denominazione di omicidio, ma è innegabile che esso abbia quelle particolari connotazioni che ne richiedono una specifica formulazione.

L’aumento esponenziale di questo reato deve essere interpretato anche come un indicatore positivo della presa di coscienza delle donne: tante vengono uccise perché in tante si ribellano a uomini arcaici, maschilisti e possessivi. Si tratta dunque delle vittime di una guerra, che hanno combattuto una battaglia che è e deve essere di tutte noi, se non vogliamo che nel nostro paese prevalga la controriforma o che in futuro si avverino gli scenari distopici immaginati da Margaret Atwood.

Questo aspetto patologico, in ogni caso, non può e non deve offuscare la realtà di tanti giovani che gestiscono con grande libertà e reciproca affidabilità gli impegni familiari e di coppia. Ci sono anche uomini che combattono accanto alle donne, come i ragazzi di Teheran che baciano in piazza le ragazze senza velo, sfidando la polizia morale. Forse il 2030 è ancora troppo vicino, ma, come sostengono alcuni esperti, dobbiamo avere fiducia nelle nuove generazioni. In fondo certi concetti non sono del tutto moderni, ne scriveva già Ovidio nelle Metamorfosi:

“non è il caso di cercare padroni,

nella casa sono loro due, comandano e obbediscono

(…)

E poiché siamo vissuti d‘accordo tanti anni,

ci porti via la stessa ora”

Filemone e Bauci

Francesca Messina

Sposata, tre figli, una nipotina. Laurea in giurisprudenza, consulente legale in pensione.Da sempre forte lettrice, nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro “La linea del tempo” edizioni Qanat, il racconto “La sindrome di Cassandra” nella raccolta ‘Presentimenti” ed. Qanat e “Mondello 28 marzo 2020” in “Racconti Siciliani 2020” pubblicato dalla Historica Edizioni.