Sembri una bambina cresciuta in fretta, così rannicchiata di spalle. Bella ed elegante. Le calze a rete nera esaltano le tue tenere gambotte, scoperte sino alle natiche un po’ discinte. Scarpette di classe, cappottino corto di buona fattura.

Sei rannicchiata, immobile. qualcuno ti fotografa e così ti vedo , ti vediamo. In fotografia. Non sul divano di casa tua, ma su un lurido marciapiede del centro storico di Palermo. Sei ubriaca o drogata, hai quindici o venti anni. Mi fai ricordare un’altra foto, quella di una ragazzina che si calò dal balcone con un lenzuolo per potere partecipare ad una manifestazione studentesca, alla quale il padre aveva posto il veto. La fotografai sul marciapiede rannicchiata per terra con la testa poggiata sul braccio teso, la mano abbandonata. Senza vita.
Altri tempi.
Sei sicuramente di buona famiglia, hai una madre ed un padre. Sono le tre di notte e tu sei lì con i tuoi fantasmi, sola. Girano per Palermo, piccole ragazze distrutte da droghe pesanti. Hanno tutte madri e padri. Hanno insegnanti, amici. Ci siamo noi che non ce ne occupiamo.
Alcool, cocaina, crack e chissà cosa altro. Sino a cadere sui marciapiedi. Giovani con amici più vecchi. Nessuno protegge, nessuno consiglia. Ognuno con la propria droga.
Vorrei dirti qualcosa. Che sei preziosa, che ti devi amare, che ti devi liberare. Vorrei parlare con tua madre, dirle di starti vicina. Ma non basta.
I tempi sono duri, le previsioni drammatiche, sei spaventata, ti sfugge il tuo futuro. Dopo di che siamo responsabili tutti e sarebbe ora di lavorare sodo, con determinazione, con azioni, senza tante inutili parole, per te, piccola ragazza.