Simona Mafai e Rosanna Pirajno, due colonne della trentennale storia di Mezzocielo, per me anche due carissime amiche. Spesso vorrei poter fare con loro il punto della situazione: in che fase siamo noi donne nella battaglia contro il patriarcato, per la nostra libertà? Sempre mi chiedo che cosa ne penserebbero di quell’argomento che occupa le cronache, di quel che accade nel mondo, di un libro di un film di un artista; parlo con loro fra me e me anche se non ci sono più.

È quel che vorrei fare periodicamente in questa rubrica, allargando la conversazione anche ad altre indimenticate amiche, come Giuliana Saladino, che fin dal primo numero brillò nel nostro Mezzocielo con i suoi fulminanti commenti. Non posso sapere che cosa avrebbero detto, ma sono sicura di quali sarebbero stati gli argomenti e le tonalità delle discussioni, su una terrazza profumata, in un ristorante che ci piaceva, dopo il cinema o il teatro. Oggi soltanto per telefono o, magari, con la vicina di casa Rosanna incontrandoci con mascherine e a distanza di sicurezza a Villa Sperlinga.

Con Simona, certo avremmo confrontato le nostre letture attorno alla pandemia. Non so, forse la avrebbe interessata un libro che per ora ho fra le mani, Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia può salvare il pianeta, di Jason Hickel: Simona cercava sempre soluzioni, era l’incarnazione dell’ottimismo della volontà che doveva fare da contrappeso al pessimismo della ragione. E saremmo state assennate, l’anno scorso avremmo detto che in Italia il governo Conte e gli stessi cittadini si comportavano tutto sommato meglio di altri (a Berlino le manifestazioni no vax erano imponenti, negli Stati Uniti Trump era un pericoloso avventuriero, di Boris Johnson e dell’Inghilterra non ne parliamo).

Poi, dopo l’estate 2020, avremmo constatato che qualcosa non aveva funzionato nella nostra estate italiana, che Macron chiudeva Parigi e la Francia scuole comprese con decisionismo républicain, che Angela Merkel aveva previsto l’ondata di contagi di ottobre e adottato misure severe. Negli ultimi mesi, saremmo state contente che Biden avesse totalmente invertito il negazionismo del suo predecessore e messo il turbo alle vaccinazioni, stupite che l’ex aperturista Johnson avesse tappato in casa gli inglesi e quasi azzerato il contagio con la determinazione dei suoi cittadini nell’affrontare le battaglie d’Inghilterra e con l’uso a tappeto del discusso Astra Zeneca. E l’Italia? Eh, l’Italia ha sempre meccanismi così farraginosi! Contrasti fra regioni e stato, fra corporazioni. E il Pd? Sempre un perno della governabilità, anche a scapito dell’affermazione di una sua identità. E Draghi? Be’, certo il Recovery Fund meglio di lui non lo saprebbe gestire nessuno. E poi, e poi l’incertezza, la Regione Sicilia che trucca i dati e poi… che tristezza! Quando ci potremo vedere? Chissà!

Avremmo parlato di sicuro dell’idea di aprire un nuovo Mezzocielo online in questo momento terribile di reclusione, in cui il computer è diventato il nostro tramite con il mondo, sostituendo la presenza fisica. Simona, che novecentescamente amava la carta stampata, le riunioni e le discussioni attorno a un tavolo, era stata però fra le prime a voler fare un sito di Mezzocielo già molti anni fa e vi interveniva costantemente. Oggi certo sarebbe contenta dell’iniziativa di riprenderlo e farne il nostro principale strumento di presenza e di discussione.

Anche Rosanna, che del vecchio sito era stata la curatrice insieme a Silvana Fernandez, sarebbe contenta di una sua rivitalizzazione.

Lei di sicuro soffrirebbe più di altri del confinamento a cui siamo costretti: viveva di incontri e di contatti umani, tante volte mi ha detto quanto la confortasse sentirsi parte di un collettivo di persone che, al di là di ogni differenza, condividevano un qualche valore positivo, un bisogno di umanità, civiltà, bellezza, futuro. il web sarebbe oggi la sua ancora di salvezza contro l’isolamento.

Rosanna, ambientalista della prima ora, sarebbe in prima linea a denunciare il legame della pandemia con una globalizzazione malata, a combattere per mettere al centro della politica una transizione ecologica radicale, un cambiamento di cultura e non solo di tecnologie.

Avrebbe amato di certo i versi di Mariangela Gualtieri (da Nove marzo duemilaventi, è quella la data in cui tutto cominciò) che non ha fatto in tempo ad ascoltare

(…)

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

(…)

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.

 

Forse, oggi che è passato un anno che sembra un secolo da quei primi mesi in cui si cantava insieme dai balconi, non sarebbe così fiduciosa che ne uscissimo migliori, ma, di sicuro, si spenderebbe perché invece così fosse, a partire da noi donne, magari.