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RACCONTARE GAZA. QUANDO È L’ARTE A MOSTRARE L’INDICIBILE

In occasione dell’inaugurazione, il 28 luglio a Sambuca di Sicilia, del murale dell’artista palestinese Fuad Alymani dedicato al giornalista Anas al Sharif, Paola Caridi ci racconta il filo color arancia che lega la Sicilia alla Palestina.

La firma è quella di Fuad Alymani, artista e muralista, autore di murales a livello internazionale, così come in diverse città italiane (uno per tutti, nell’antico Asilo Filangieri di Napoli).

Accanto alla firma di Fuad ci sono due arance. Arance di Jaffa. Arance palestinesi di Jaffa, perché questa è l’origine di una storia agricola, agronomica, economica, storica e politica. E di questo ne sappiamo molto, in terra di Sicilia.

Le arance di Jaffa sono state conquistate da Israele. E in Sicilia il sacco di Palermo e la distruzione della Conca d’Oro raccontano la cancellazione di un pezzo importante, determinante, della storia. Eccolo, il filo color arancia che lega Sicilia e Palestina.

È il murale che copre buona parte del muro perimetrale della nostra casa di famiglia a Sambuca di Sicilia. Un’installazione artistica, opera di un grande e giovane artista palestinese, Fuad Alymani. Copre una superficie di circa venti metri quadri.

L’arancione e il verde hanno precisi significati nell’uso dei colori di Fuad. Il ricordo di un paese felice, la Palestina prima del 1948. Il verde che parla dei palestinesi, delle vittime del genocidio a Gaza. Colori, anche, che esprimono il suono della guerra, le urla delle vittime, le bombe israeliane. E colori che uniscono, con forza, Palestina e Sicilia, dove le arance sono frutti che raccontano storie felici e storie di sopraffazione.

Protagonista unico del murale è Anas al Sharif, giornalista di Al Jazeera Arabi, trucidato assieme a quattro colleghi un anno fa, il 10 agosto 2025. Si era rifiutato di accettare “l’offerta” dei servizi israeliani: lasciare Gaza e quindi smettere di raccontare il genocidio. Non lo fece, rimase dov’era. Era considerato “la voce di Gaza”, aveva 28 anni. Gli sono sopravvissuti la moglie e i due figli.

Abbiamo chiesto a Fuad Alymani, artista nato e cresciuto a Ramallah e da quattro anni a Praga, di realizzare il murale per varie ragioni, oltre all’occasione della mostra Falastin Hurra [Palestina Libera], costruita da alino e ospitata dal Circolo dei Lettori di Sambuca.

La prima ragione: la riconoscenza verso i nostri colleghi palestinesi a Gaza, che abbiamo conosciuto nel corso dei decenni e di cui non dimentichiamo la professionalità, la dignità e il senso del dovere nei confronti del loro popolo.

La seconda ragione: questi quasi tre anni di genocidio mi hanno insegnato che non bisogna dimenticare neanche uno dei nomi degli uccisi. E ogni nome significa una storia, una biografia, un sogno. Che sia una storia, la loro. Sempre.

E che i passanti possano vederla e pensare a Gaza e alle nostre responsabilità, alla nostra colpa.

Se raccontassimo le loro storie sui muri, costruiremmo una memoria visuale, tanto da rendere l’oblio una scelta impossibile.

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