Politica, anche. Ma in che modo?Donne, rappresentanza, memoria e vuoti del presente

Sul fronte politico – e “fronte” non è parola casuale – è noto che lo spazio per le donne, in Italia, resta minimo.
Fatta eccezione per l’attuale Presidente del Consiglio, va però detto che, per quanto riguarda l’apporto più specifico e riconoscibile della donna di oggi – quella capace di unire competenza e consapevolezza di genere – non emergono segnali particolarmente significativi. Per il resto, l’antologia è ai minimi termini: se si cercano figure femminili di indubbio valore, soccorre più spesso il passato politico che il presente.
Una stampa attenta, non a caso, osserva con interesse le possibili stelle nascenti e tiene d’occhio figure come Silvia Salis, sindaca di Genova, che ha già mostrato di saper esercitare una voce autonoma e una presenza concreta nel governo della città e delle sue esigenze specifiche.
Questa premessa nasce da un’occasione che i social hanno ricordato, con o senza rituali celebrativi, attraverso un ritratto abbastanza autentico della persona e del suo impegno pubblico lungo circa trent’anni: il compleanno dell’Onorevole Rosy Bindi, nata il 12 febbraio del1951.
Un bel respiro di sollievo. Lo si prova quando non è difficile essere d’accordo. E nel caso di Rosy Bindi, a conti fatti, è così. Le si riconoscono senza fatica la forza delle idee, la chiarezza dei propositi, la coerenza dei comportamenti. In una parola, l’intero spartito del suo percorso politico.
Cattolica, formatasi nella Democrazia Cristiana, ha poi proseguito il suo cammino nel centrosinistra senza mai indulgere alla promessa facile né alla captatio benevolentiae. Ha esercitato il potere con misura, controllo e rigore. Due volte ministra, parlamentare europea, ha ricoperto infine – dal 2013 al 2018 – la presidenza della Commissione Nazionale Antimafia, prima di dichiarare conclusa la sua esperienza di politica attiva, scegliendo la libertà del pensiero e la serenità di chi sa che l’esperienza accumulata non è patrimonio solo personale.
Capita anche ad altri protagonisti della storia politica italiana: pensiamo a Pier Luigi Bersani o a Walter Veltroni, figure di non facile esperienza pubblica che ancora oggi vengono ascoltate, non inutilmente, nel dibattito pubblico.
E allora viene spontaneo chiedersi: perché questo accade così raramente con Rosy Bindi?
E perché, al contrario, ogni settimana – a meno di un rapido intervento sul telecomando – ci troviamo ad ascoltare giudizi e analisi a tutto campo della professoressa Elsa Fornero? Con il dovuto rispetto per le sue competenze accademiche, resta il fatto che il suo contributo pubblico aggiunge poco a ciò che ciascuno può già dedurre autonomamente sui temi trattati.
Non è qui una questione di uomo o donna, ma di due figure femminili molto diverse. Da un lato una donna che non ha mai coltivato la vanità, sobria fino all’essenzialità, dialetticamente padrona di sé. Dall’altro una presenza mediatica più attenta alla rappresentazione, entrambe provenienti da uno scranno parlamentare, ma con un peso storico profondamente diverso.
Rosy Bindi è parte integrante di un pezzo rilevante della storia politica del Paese. Elsa Fornero è legata al breve governo di Mario Monti, esperienza che, al netto delle qualità accademiche del suo presidente, può essere ricordata come un incidente di percorso. A lei resta associata una riforma pensionistica dichiarata inevitabile, ma pagata in modo sproporzionato da uno dei corpi sociali più fragili, mentre l’Italia usciva da vent’anni di berlusconismo che avevano lasciato macerie, non certo mestizie patrimoniali.
Elsa Fornero resta una docente di valore, che potrebbe legittimamente godersi una pensione non risicata e una vita serena. Non è però chiaro perché debba essere una presenza costante nelle nostre serate televisive. Non lo è stata Paola Severino, pur avendo legato il suo nome a una legge importante. Non lo è lo stesso Monti. Eppure, la presenza della professoressa Fornero resta, inspiegabilmente, incollata al palinsesto.
Parliamo di donne, sì, ma non a scatola chiusa. Parliamone per ciò che sono, per ciò che rappresentano, per ciò che sanno – o non sanno – dare.
E allora torniamo a Rosy Bindi, da dove siamo partite. In occasione di un compleanno importante, che la vede – ne siamo certe – ancora energica e lucida, ci piacerebbe ascoltarla in un programma televisivo: sapere se intravede obiettivi per l’oggi, se ha indicazioni da offrire, quali orientamenti trae dalla sua lunga esperienza di donna in politica e, soprattutto, che cosa ritiene possano e debbano fare le giovani donne di oggi.
Politica, anche. Ma in che modo?
È a conoscenza l’Onorevole Bindi che, solo per fare un esempio, in Sicilia l’iter della legge di riforma degli Enti Locali – quella che contiene l’articolo 8 sulla presenza femminile nelle giunte comunali al 40%, approvato all’unanimità – è stato di fatto bloccato? Tutto per il disaccordo su un emendamento successivo, sottoposto a scrutinio segreto. Un rinvio che rischia di svuotare completamente quella conquista: il solito danno, seguito dalla solita beffa.
Ci dica allora, Onorevole Bindi, per quanto può e per quanto crede: se esiste davvero uno spazio, e quale potrebbe essere, l’apporto reale di donne vere in un Paese come il nostro, che – diciamolo senza infingimenti – tanto bene non sta.
Le auguriamo di cuore un provvido settantacinquesimo anno!

