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La scrittura di Montesano e la voce di Servillo: un’esperienza che è insieme parola, corpo e pensiero.

fotografia Ufficio stampa teatro Biondo

Hanno pedalato più volte lo stesso tandem letterario, Giuseppe Montesano e Toni Servillo, e il loro pensiero è armonia, il loro lavoro, reciproca conoscenza. L’uno saggista e scrittore, l’altro raffinato attore di teatro e poi di quel cinema che lo ha reso nome di primo piano, hanno fatto pieno centro, a voce unica, con “Tre modi per non morire” che si rappresenta al Teatro Biondo dove è possibile seguirli sino a domenica prossima.

L’appiglio per dire di questi tre modi tutt’altro che esaminati per gridare al miracolo, ma diversamente per aggiornarci sul fatto che la morte non è “morte” se non si è certi che ci sia stata davvero la vita, è reso possibile e affascinante da quanto trarre con attenzione e dovuto ossequio, da Baudelaire, da Dante, dai greci antichi (anche se dire antichi, e si dimostra, nel caso loro non ha senso) dalla cui poesia si trae tutto o quasi quel che si vuole. A cominciare dalla certezza che ogni forma di presunto dialogo con Monsieur Baudelaire, col quale Montesano ha uno studio ininterrotto da sempre, saprà trascinare immediatamente il lettore nel crudele conflitto tra la poesia e ogni suggestiva sua veste e il cieco baratto tra presunte vittorie e il nulla. Ciò che ieri e come si vuol proprio dire avviene oggi, faceva della persona un essere arcano ma riconoscibile o una maschera senza certezza di futuro e addirittura di presente.

E niente è a caso nell’intento del testo che si fa teatro e aggancia ogni spettatore, quando scaturisce dal senso che Servillo trasmette “forte e chiaro” lasciando, fra stop, pause, tonalità e varianti, autonome e, persino ammiccanti, sottolineature, l’effetto e l’attesa dovuti. E poi c ‘è Dante e ci arriva dritta la sua straordinaria veggenza, la visione senza tempo e senza identità di eventi che fanno del mondo il mondo: solo a patto che si comprenda di viverlo, di riconoscerlo di non sprecare ciò che potrebbe dare o che ciascuno di noi sia disposto ad intendere. Coi greci infine (terzo richiamo nel titolo) tutto diviene più facile, penetrabile, sublime nel variare e nel ripetersi di storie comunque parallele, In quella mai accantonata dimensione che, della loro eredità, ci fa di frequente non del tutto degni.

 Un’ora e ben oltre nel richiamo imperioso di un palcoscenico con le perfette mai casuali luci di Claudio De Pace, per dire di ieri e fatalmente di oggi e ancor più fatalmente di vita e di morte connesse o irriconoscibili. E per dire, con la personale intermediazione di Toni Servillo, sagoma e personaggio, attore, interlocutore, memoria di ognuno, che valga a non ripetere assenze o ignavie, che forse ha senso e va ritrovata, non certamente contro, ma non tutta all’interno di facili evangelizzazioni, semplicemente l’amore. Quell’amore a larghissimo raggio di applicazione, di interpretazione, se non unico, certamente tuttora il primo (ed evviva Boudelaire malgrado ogni trasgressione!) che può farsi ancora, sostegno; affinché il tragitto dell’uomo riprenda e, si possa, senza paura, vivere e morire.

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4 Commenti

  1. La recensione di Egle Palazzolo evidenzia tutti gli aspetti – scrittura, voce, luci, regia – che rendono straordinaria l’esperienza della visione di “Tre modi per non morire” e ne focalizza l’attualità.
    “Tre modi per non morire” è un recital che emoziona e scuote, facendo riassaporare versi noti e posseduti su cui getta nuova luce.
    Parlando di Baudelaire, di Dante e dei classici greci il testo di Giuseppe Montesano, mediante la voce – sapientemente modulata – di Toni Servillo, interroga sempre l’uomo di oggi, smarrito e confuso, cui solo la parola poetica può offrire senso e salvezza e “modi per non morire”.

  2. La recensione di Egle Palazzolo descrive bene un recital dove corpo,voce e parole si intrecciano superbamente! La lezione della poesia oggi è quella di richiamare l’umanità a comportamenti responsabili e accorti verso gli altri…e lo spettacolo di Montesano recitato magistralmente da Toni Servillo, ci indica la strada…

  3. La recensione di Egle Palazzolo descrive bene un recital dove corpo,voce e parole si intrecciano superbamente! La lezione della poesia oggi è quella di richiamare l’umanità a comportamenti responsabili e accorti verso gli altri…e lo spettacolo di Montesano recitato magistralmente da Toni Servillo, ci indica la strada…

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