Il Re è nudo.
Non può distrarsi un re, compier gesti inconsulti, servirsi di un essere più debole, più minuto, se è vivo, se, come lui, respira. Si rischia che possa scaturirne una prigione, proprio la sua. Un beffardo stop al suo potere, ai suoi mille titoli e si ritroverà tra disagi e contorsioni a piangere o ad urlare, a pregare persino e a non ricomporsi mai più. Si ritroverà soprattutto estremamente solo, pur tra le moine o meno, di moglie e figlia e le riverenze dei sudditi che, come i suoi familiari, altro non aspettano da lui che le uova, magiche uova d’oro. Quelle che dolorosamente riesce a dar fuori per mediazione di una gallina che, assai irritata, si è impadronita del suo corpo, per il quale l’aveva malauguratamente usata.
Ci si chiede se sia, di volta in volta, una storia, vera o immaginata, o un vecchio testo, un mito, la trama di un’opera lirica, ad ispirare Emma Dante, o piuttosto sia lei stessa a cercarseli, a scoprirli, a farne rilettura per un richiamo al suo modo di fare teatro, di trasformare e far rivivere ciò che vi è da sempre contenuto, reale o favolistico che sia.
“Re Chicchinella”, -che ha aperto con grande successo la programmazione 2025 del nostro Teatro Biondo, come giustamente precisa la stessa Dante, – più che favola di autore, è una narrazione orale, di origini antichissime-“che, caustica e feroce, le sollecita un momento teatrale netto, tagliente , un quadro che non vuole commozioni, uno spazio colmo e preponderante che, ancora una volta, le da modo di essere regista ma al tempo stesso autrice e sceneggiatrice. Non a caso diciamo” il teatro di Emma Dante” riconoscendole una appartenenza che porta il segno, come anche in questo caso, di una nuova riscrittura e di un linguaggio, -di percezione, a volte, anche non facile ma che permette tuttavia una sua sempre significante lettura.
Questo suo ultimo lavoro che, come si è detto conclude, “dopo La Scortecata e Pupo di zucchero il suo progetto di contatto con l’immaginifico universo dello scrittore campano (1583/1632) Giambattista Basile”, è davvero un’occasione di riscontro della maturità creativa che Emma, raggiunge col suo mai tradito linguaggio teatrale, divenuto più volte una formula vincente.
La formula di un palcoscenico che contiene, innanzi tutto e soprattutto, corpi. Di essi, i movimenti, i più inattesi e straordinari, il gioco dei loro contatti, delle loro trasformazioni, con o senza vestiti od oggetti, supportati da colori, da luci, dal suono stesso delle voci, siano o meno, parole.
Il “basso corporeo” ha sempre sostanzialmente determinato scelte ma anche “pensiero” di Emma Dante.
È dall’essere umano, donna o uomo che siano, che scaturisce lo spettacolo. È dal loro agitarsi o immobilizzarsi che si rintraccia la vita che vi si rappresenta. La descrizione è, satirica, grottesca, rabelaisiana, si potrebbe persino dire, non solo per il linguaggio dello scrittore cinquecentesco, mordace, volgare, esuberante, ma per il rovesciamento di stili e consueti aspetti di racconti e figure che egli seppe operare.
Emma Dante ha fatto sin dall’inizio di carriera scelte chiare e volute. Ma il cammino intrapreso anche costantemente riconoscibile non è fermo. E se somigliante, mai a ben guardare ripetitivo, Dal presente ricava, dal passato riprende. Si è come in una eterna stagione dove angoscia, dolore, incapacità di comprendersi, di amarsi, avarizia e generosità, vita comunque. E sempre. Anche quando come “Re Checchinella” sei vittima e muori, quasi scegliendo.
A rendere il difficile personaggio è un magnifico Carmine Miringola interprete a tutto campo, come spesso sa essere, sulla scena di Emma Dante, compagna ormai da lui chiaramente leggibile. Come peraltro sa esserlo da ognuno degli attori che si può dire formino un amalgama autentico, un’unica voce a sipario aperto. Piace elencarli: Davide Celona, Roberto Galbo, Angelica Bifano, Annamaria Palomba, Viola Carinci, Yannik Lomboto, Enrico Lodovisi, Simone e Davide Mazzella, Samuel Salamone, Marta Zollet, Steephanie Taillandier, intero infaticabile cast di questo ultimo lavoro scritto e diretto da Emma Dante che ha anche curato scene e (con assistente Sabrina Vicari) costumi, con Cristian Zucaro alle luci.
La regista palermitana resterà col suo pubblico sino a sabato 26 ottobre.

