Il corpo è di tutte.
Documentario di Mapi Rizzo e Martina Riina

Il docufilm “Il corpo è di tutte” attraversa le storie di quattro donne di Palermo (una giovanissima ragazza madre, una giovane nonna, una madre che allatta e una danzatrice). Mapi Rizzo e Martina Riina, registe, riescono a realizzare, attraverso il montaggio delle immagini, un “racconto collettivo” nel quale mostrano come le esperienze di vita di ognuna attraversino il corpo e come questo sia archivio di memorie in grado di evocare emozioni profonde. Le esperienze individuali si specchiano l’una nell’altra narrando storie di resilienza, autonomia e consapevolezza a vari livelli. La libera narrazione, nonostante la durezza delle tematiche, crea un senso di leggerezza a tratti gioiosa, evitando di indulgere in forme di pietismo gratuito. Ne viene fuori un’atmosfera positiva e vitale anche grazie all’autenticità dei racconti ed alla spontaneità delle protagoniste. Scevro da pregiudizi, il film finisce per diventare un inno alla libertà, all’autodeterminazione delle donne e alla loro forza. Per queste caratteristiche mostra un collegamento con il “Verismo”, movimento letterario dell’Ottocento che nel cinema si è evoluto nel “Neorealismo”. Oggi parliamo di una forma di documentario d’osservazione che ne eredita i principi fondamentali. Il film presenta un teatro di vita vera. La narrazione avviene in un linguaggio ruvido ed immediato e la parola non è filtrata da una scrittura cinematografica “pulita”. Si raccontano storie di vita vera e le donne protagoniste non risultano vittime del loro destino diventando agenti significative di cambiamento riescono a crescere e maturare anche nelle esperienze più dure, senza perdere gioia e leggerezza, qualità queste che definiscono questa rappresentazione filmica un “Atto Politico”. Il film può rientrare a pieno titolo nel filone del “nuovo realismo documentario” collocandosi in una rappresentazione che potremmo definire “Post Verista”.

