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Brasile. Il viaggio di Nicola

Ci sono viaggi che cambiano il nostro modo di guardare il mondo. Nicola Cipolla racconta il suo primo incontro con il Brasile attraverso un diario scritto durante il viaggio. Le fotografie e i disegni che accompagnano il racconto sono stati realizzati dallo stesso autore nel corso del suo percorso in Brasile. Il diario proseguirà nelle prossime puntate. Nicola ha avuto la fortuna di partire con Martina, che ha studiato anni fa antropologia in Brasile, i suoi figli e Gabi, una ragazza brasiliana che lo ha aiutato durante il viaggio.

Bora 1L’odore dei tropici

È stato un viaggio bello ma difficile, che volevo fare da tempo. Un viaggio pieno di contrasti e di colori, dentro un mondo veramente nuovo, che ero grato di poter osservare.

Quando siamo atterrati all’aeroporto di Recife, dopo un lungo viaggio in aereo, la prima cosa che ho sentito, appena uscito, è stato un caldo come non ne avevo mai provato. Un vento leggero entrava fin dentro le narici. Era l’odore dei tropici, un odore insieme a un calore che qui, in Europa, non sentiamo. Era la prima volta che mi trovavo sotto l’equatore.

Era notte, ma si intravedevano già i grattacieli bianchi. Uffici o appartamenti che fossero, quel paesaggio era, nel bene e nel male, qualcosa che non avevo mai visto. Da quel giorno sono diventato un disegnatore insaziabile, come non lo ero mai stato prima.

Mi sono sentito veramente lontano. Era notte e la città era poco illuminata. Anche l’aeroporto di Recife, benché illuminato, aveva pochi negozi. I primi giorni sono stati molto difficili.

fotografia Nicola Cipolla – l’ostello –

Troviamo un taxi e ci dirigiamo verso l’albergo che aveva prenotato Martina. Lungo la strada e vicino al nostro albergo c’erano alcune case abbandonate.

Facciamo fermare il tassista in un negozio presso un distributore di benzina, dove vendevano di tutto: patatine, caffè e panini. Dentro c’era anche un bancomat, dove abbiamo potuto prelevare, finalmente direi: perché ci è servito un po’ di tempo prima  di capire che il sistema di pagamento di debito e credito in Brasile è invertito: la carta di debito funziona a credito e la carta di credito a debito. Per me spiegarlo sembra un po’ come lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie che indica la strada e Alice, come si sa, si perde.

È appunto per questo straniamento — il cambio del clima, le nuove persone, il portoghese, una lingua nuova, e i sapori diversi — che ci ho messo almeno tre giorni prima di ambientarmi.

Durante il viaggio ho incontrato molte difficoltà e diversi imprevisti. Per esempio, avevo dimenticato il bancomat dentro la valigia e ho dovuto riaprirla.

Arriviamo in un grande albergo quando è già molto tardi. La mattina dopo, però, la colazione è piena di frutta: banane, mango, papaia e altri frutti tropicali. Ci sono anche le uova e la tapioca, che inizialmente non mi piace.

Benché sia una pietanza leggera, ha un sapore molto forte. La prima volta la lascio nel piatto: non riesco a mangiarla. Le bevande in Brasile sono fondamentali: la prima, il latte di cocco servito dentro la sua noce con una cannuccia, freschissimo, ma difficile da tenere fra le mani: si beve nei chioschi in spiaggia, o in città. Ho avuto difficoltà a tenere il cocco fra le mani, ma come sempre contavo sul prezioso aiuto dei miei compagni di viaggio, Gabi, Martina e due ragazzi, Maicol e Romeo. Poi c’erano altre due bevande: il guaranà e la caipirinha, molto diffuse in Brasile e facili da trovare nei chioschi, nei bar e nei ristoranti.

Riprovo ad assaggiare la tapioca in una pousada, una di quelle strutture semplici e accoglienti molto diffuse in Brasile. È un posto carino e spartano, con una cucina molto rustica e una cuoca curiosa ed empatica, di circa sessant’anni, nata a Recife e vissuta sempre lì.

Mi piaceva la sua curiosità.

Mi dispiace avere difficoltà con il portoghese, anche se amo molto il suo suono. “Bora”, per esempio, che vuol dire “andiamo”, è forse l’unica parola che mi è entrata dentro.

Neanche in questa pousada riesco ad amare la tapioca. Non so perché: dovrò aspettare di arrivare a Barreirinhas, parecchi giorni dopo, per apprezzarla.

Non mi era mai capitato di abituarmi poco alla volta a un sapore. La tapioca ha un gusto pesante, nonostante sia leggera e nutriente, e adatta anche ai bambini molto piccoli. È un prodotto ricavato dalla manioca e viene utilizzata in molti modi nella cucina brasiliana.

La mattina seguente sono contento, ma sento una forte agitazione dentro di me. Voglio camminare, uscire, vedere il mare e, in qualche modo, rendermi conto di dove sono.

So soltanto che sono lontano da casa, in un luogo che non è l’Europa. È l’America, è il Brasile, un Paese di cui non so ancora niente.

È un paesaggio urbano, con grandi grattacieli bianchi. Alcuni sono bianchi, altri, forse perché più vecchi, sono grigi. Altri ancora, che avrei visto dalla barca insieme a Maicol, erano abbandonati e colorati.

Dovevano essere disegnati.

Ecco che finalmente trovo un po’ di pace. Non so cosa sia: forse la brezza dei canali dove passa il vaporetto, oppure la musica del Pernambuco. Il cantante più famoso è Alceu Valença e abita a Olinda.

La musica è ridondante, ritmata e bella. Parla d’amore.

Fotografia Nicola Cipolla – Recife
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3 Commenti

  1. complimenti a Nicola…le sue parole mi hanno fatto rivivere le sensazioni e l’atmosfera del Brasile ❤️

  2. Grande Nicola, e quello che scrivi sembra di viverlo, il calore, i sapori, i suoni, i colori.
    Grazie e continuerò con gioia e curiosità a leggere il seguito.
    E grazie mezzo cielo che pubblichi queste esperienze di ragazzi e le rendi visibili.

  3. Che bello, Nicola! Non sono ancora stata in Brasile ma scorgo già qualcosa attraverso i tuoi occhi. Attendo con curiosità la prossima puntata ;)

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