Da qualche parte, il nostro paradiso.
Egle Palazzolo

Ci va di dire qualcosa di Antonio Tagliarini e del percorso fatto da un bel gruppo di noi al seguito di un suo spettacolo (vocabolo per molti versi prestato), in diversi spazi dei Cantieri alla Zisa.
Recensione? No: sensazione, risultato e, dopo quasi una settimana, memoria di un breve, intenso incontro che fa di un “teatrante” come lui, ormai ben noto, un non casuale interlocutore, un comunicatore straordinario in attesa di risposta. La nostra. Che probabilmente gli sarà chiaramente arrivata.
“PAIRADAËZA” il titolo. E va proprio bene. Da qualche parte possiamo forse trovare il nostro paradiso, da riconoscere o inventarci. La questione è volerlo davvero.
Che poi arrivi sotto forma di albero o di seme, di foglie che si inclinano su di noi quasi a carezzarci, una indicazione ci arriva evidente: hanno spesso lunga vita, persino capacità di rinascita, si rispettano tra loro o si concedono competizioni moderate. Chiedono rispetto, vogliono stare in maggior numero fra gli umani, ma avvertono il pericolo che molti di essi non abbiano capito quanto e come si debba essere disposti a farlo.
Era sabato e si era al Mercurio Festival, che si deve a Giuseppe Provinzano, e che con questa edizione ha aperto il mese di ottobre animando, con le mai banali proposte del suo Spazio Franco, un luogo ampio di offerte e potenzialità come raramente possiamo trovarne.
E ce lo ritroviamo proprio a Palermo, una città che conosce slanci spontanei, imprese difficili, occasioni paradossalmente dimenticate o tradite. Eppure, questa è oggi una realtà, fatta di presenze di grande impegno, di coinvolgimenti da non dimenticare.
E, senza voler trascurare le tante occasioni che, superando fatiche e difficoltà, riusciamo a cogliere, ci preme dire “teatro”. Modo di fare teatro, di mettere insieme un pubblico giovane o assolutamente no, di uscire dagli schemi, di misurarsi con riflessioni e, perché no, anche contraddizioni. Dire quanto vivo e capace di rinnovarsi rimanga, nella grande avventura delle offerte che, una ad una, dovremmo tenere presenti.
Se il teatro può essere avventura, risorsa, sorpresa, se la parola supera il gesto o vi soggiace, se la ascolti e forse con te si trasforma o si reinventa, attento tu, chiamato per qualche verso spettatore: molte volte, e sono le migliori, il tuo ruolo è altro. Almeno può esserlo.
E “PAIRADAËZA” sa farsene esempio. E noi, docili al seguito di Antonio Tagliarini, possiamo averne il senso.
Ci chiniamo in molti a radicare il nuovo albero che nascerà in un vasto quadrato di terra proprio ai Cantieri, in memoria di Lucia Pepe, una giovane donna che non è più qui. Un nuovo giardino che, crescendo, potrà continuare a raccontarci qualcosa di lei.
E quindi arrivederci a questo scattante narratore di sé, di altro e di altri, a un prossimo appuntamento in cui forse la parola chiave sarà “danza”.
Lo abbiamo ringraziato disperdendo nell’aria un applauso e ritrovandoci fra le mani un cartoncino. Da una parte colorate piante e musi di animali che amiamo, dall’altra quindici righe più un incipit, questo:
“I vostri avversari vorrebbero farvi credere che non c’è speranza, che non avete potere, che non c’è motivo di agire.”
Poi il resto, perché si agisca e per ottenerne i risultati.

