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Uno scorcio di Mezzocielo

Pubblichiamo l’intervento di Gianfranco D’Anna, giornalista, fondatore e direttore di Zerozeronews, autorevole voce del giornalismo italiano. Un intervento tenuto in occasione della presentazione dell’ultimo numero di Mezzocielo, che attraversa i temi della rivista.

Da 35 anni Mezzocielo offre un’altra visione del mondo, una visione con gli occhi dell’universo femminile e rappresenta una storia editoriale di impegno civile che sovrasta persino la definizione astronomica che considera punti di mezzo cielo le intersezioni dell’equatore celeste con i meridiani.

Gli scenari delineati nell’edizione appena stampata sono quelli di un’attualità sul filo del rasoio di conflitti devastanti e crisi economiche destabilizzanti.

Agghiacciante la controcopertina con i nomi delle migliaia e migliaia di bimbi trucidati in Israele e a Gaza dal 7 ottobre del 2023 all’estate del 2025. Agghiacciante perché è un elenco incompleto, al quale vanno aggiunte alte migliaia di piccole vittime uccise nei mesi successivi a Gaza e il Libano, dove si spara e si uccidono civili incessantemente, sino ad oggi, fino a stamattina, ora mentre parliamo.

Ricordare i nomi, sottolinea la controcopertina è il primo atto della memoria. 

In tutti gli articoli di questo numero c’è una elevatezza culturale, una profondità analitica che più che la metà sovrasta l’intero cielo, ma il mio scorcio di Mezzocielo inizia dall’editoriale della Direttrice, Tiziana Martorana, sullo “sgomento e la cura” che indica un punto di partenza e forse anche di non ritorno, come evidenziato dalle molteplici voci giovanili ascoltate, che sottolineano il lucido sgomento sintetizzato dalla frase “ci stanno uccidendo il futuro”.

Sgomento che prosegue con l’analisi di Bice Agnello sul mondo devastato, come ha detto Papa Leone XIV da una manciata di tiranni: Trump, Putin, Netanyahu, ai quali aggiungerei il Ciccio bomba nordcoreano, Kim Young un.

Cito testualmente: “gli eventi corrono a velocità superiori alla capacità umana di inseguirli tanto che lo scrolling è diventato una delle nostre attività principali”, scrive Bice e aggiunge è necessario qualcosa che ci strappi ai convincimenti radicati ed ai pregiudizi. Qualcosa che faccia intravedere un’alternativa.

L’arte, le arti, i processi artistici possono aiutare a produrre questo strappo, continua Bice Agnello, che cita Fabrizio Barca e Alessia Zabatino anche se la loro, afferma, non è una ricetta ma un’apertura di discorso che merita una riflessione.

Mi ha molto colpito l’articolo di Rosalba Bellomare, sulla compassione.

Per i sofisti il termine compassione aveva un non so che di magico, che faceva percepire la sensibilità per la sofferenza e lo sforzo di alleviarla. L’articolo di Rosalba dimostra, invece, come la compassione venga sovente utilizzata come strategia psicologica per tentare di anestetizzare la violenza e continuare a dominare surrettiziamente le vittime.

“Una compassione – denuncia Rosalba – che non sempre interrompe la violenza. A volte la assorbe, la rende sopportabile, la ricolloca dentro un ordine che resta intatto. Non è la compassione a mancare. È il coraggio di sottrarla al sistema che la usa per restare intatto. Dalla guerra alla casa, la compassione può rendere la violenza abitabile.” Non solo, aggiunge l’articolo, se la “compassione non è neutra spesso si rivela ambigua espressione del potere e sono i corpi delle donne a diventare terreno simbolico su cui si misura il potere.”

Delizioso l’articolo di Gilda Arcuri su Anna Hilbe, la scomparsa libraia bolognese che non voleva essere pagata e nella cui libreria non circolavano soldi, ma solo libri, persone e idee. Libreria che dopo la chiusura è stata riaperta e che continua l’attività perpetuando la “visione” di Hilbe.

Alessia Franco ci fa riflettere sull’impatto della tragedia di Antigone sulle donne delle periferie del mondo, un riscontro verificato nei quartieri palermitani dei Danisinni, di Brancaccio e della noce. Un intreccio sociologico e psicologico di reazioni fra i legami di sangue, l’ancestrale violenza mafiosa e l’intransigenza tradizionalista.  

Sulla stessa lunghezza d’onda,” l’età dell’incertezza” che caratterizza il titolo dell’articolo della docente di relazioni internazionali alla università di Palermo, Carla Monteleone, scandaglia le valutazioni di sei studentesse sugli sconvolgenti scenari mondiali: Gaia Arianna, Giulia, Alice Anastasi e Giuditta.

“Con Trump – scrive Arianna Trovato – il sogno americano sembra essere diventato l’incubo americano” mentre Anastasia Pirrera mette in evidenza il rischio dell’assuefazione alle guerre

Cecilia Palmeri, al quinto anno del liceo classico “Bonaventura Cavalieri” di Verbania, affronta il tema di cosa significhi essere giovani nel secolo della solitudine. “In Italia i giovani di oggi – scrive Cecilia – muoiono per una insaziabile fame di speranza che non può essere colmata e chi se lo può permettere cerca di colmarla altrove.

Vanessa Ambrosecchio riassume in un piccolo saggio esplicativo, con la sua notevole capacità di scrittura, come salvare un patrimonio appeso al nulla o meglio sospeso sull’incubo del vuoto che attanaglia Niscemi. L’iniziativa di mobilitare scrittrice e scrittori, lanciata da Stefania Auci, per fare accendere i riflettori culturali e non soltanto della cronaca su Niscemi, è stata denominata Olmi dall’origine araba del nome Hamm Niscem, terra degli olmi. L’iniziativa ha già accolto l’adesione di una quarantina di autori, a cominciare dai siciliani Savatteri e Nadia Terranova, ha candidato Niscemi a capitale della cultura ed ha fatto registrare un primo notevole successo: quello del salvataggio da parte dei vigili del fuoco, con una acrobatica operazione, delle cinquecentine più preziose fra i quattromila volumi di storia del territorio presenti nella biblioteca.

Un altro vero e proprio saggio a metà fra l’interpretazione teologica del rapporto fra l’umanità e la religione e l’isolamento che spesso caratterizza l’anzianità e quello di Egle Palazzolo. Un saggio dai notevoli riferimenti letterari e cinematografici, che fa da pendant con l’articolo di Cecilia Palmeri sull’essere giovani nel secolo della solitudine, perché analizza la condizione degli anziani che trovano in un animale domestico, un vero e proprio conforto, un autentico compagno di vita che, scrive Egle, “ti dà sollievo. Il sollievo di avere accanto un essere altro che non riesci a chiamare animale.

Scusate se per essere più preciso ho letto, scripta manet verba volant, questo mio sintetico scorcio di un Mezzocielo, che – come dicevo all’inizio – ha uno spessore culturale che caratterizza l’intero cielo editoriale e che mi premeva sottolineare alla vostra attenzione.

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