Dopo la notizia2021-05-23T06:49:24+00:00

Durigon e non solo

 

 

Egle Palazzolo

Claudio Durigon sottosegretario in forza leghista, durante un comizio a Latina, lancia una proposta o meglio comunica l’intenzione di reintitolare ad Arnaldo Mussolini il parco cittadino, che da cinque anni a questa parte porta il nome” Falcone- Borsellino”. Come è evidente e del tutto conseguente, scalpore e polemiche a oltranza sul fronte di una compagine parlamentare che contiene tutto e il suo contrario.

È una notizia questa in cui, ci viene proprio da dire, che “il dopo” precede quasi il “prima” cioè la notizia stessa. Infatti, rispolverare il nome di chi ebbe come fratello Benito Mussolini, cancellando l’omaggio alla memoria di due tra i più noti magistrati d’Italia caduti sul campo, per mano mafiosa nel coraggioso tentativo di combatterla, non può passare sotto silenzio. Dunque si fa a ragion veduta, sapendo di agitare le acque per ricavarne, non ci è chiaro, ancora qualcosa. Durigon forse calcola che potrebbe esser costretto a dimettersi guadagnandosi solidarietà di fan che sappiamo non sono mai scomparsi e dando al tempo stesso una mano a chi, in perfetto accordo con lui, vuole una occasione. C’è del marcio in Danimarca. Nessuna quiete e nessuna autentica voglia di lasciare che Mario Draghi svolga il difficile compito che si è assunto e per il quale si espone e si batte. A quanto pare, la notte qualcuno dorme poco: Renzi o Salvini docent e forse pericolosi affini crescono e le mire sono molteplici e come sempre ciniche e pro domo propria. Quale asso nella manica si sarebbe inventato il vistoso sottosegretario leghista se la disponibilità di un secondo parco non avesse dato motivo di sostituire un nome con altri. Pace ai morti, ma chiudiamola questa paginetta da un paio di titoli e basta e pensiamo ai gravissimi problemi da affrontare, alla realtà che viviamo, alla attualità che le è propria e proviamo a esorcizzare frontalità che qualcuno agita a bella posta. Dovremmo avere imparato.

 

17 Agosto 2021|0 Comments

La bella notizia è che ce l’abbiamo fatta.

Egle Palazzolo

L’Italia esce imbattuta dalla dura competizione calcistica europea. Gli italiani esultano e festeggiano. Sono la maggioranza. E la maggioranza conta, democraticamente parlando, anche in un caso come questo e cioè lasciandosi trascinare da entusiasmo e partecipazione per uno spettacolo che lo sport può e sa offrire alla grande. Ci distrae dai nostri mali (panem et circenses non c’entra affatto) e non c’è colpa. Urla di gioia per un gol attesissimo anziché di rabbia e di sgomento per tutto quanto attorno a noi e’ cattiva politica, macchinosa e condizionante burocrazia, diffusa e spesso impunita corruzione, apparato giudiziario lento e inadeguato, sbandierata e mai seriamente affrontata difesa dell’ambiente, vogliamo ammetterli o no? È la sana – e della malsana poco ci importa- tifoseria di ogni tempo che mette insieme gente di ogni età e di ogni tipo.

Chi all’inizio di questo campionato di indubbia importanza che muove, si sa, anche nel calcio, discutibili interessi, gufava un poco con “sapienti” e snobistiche considerazioni, del genere “siamo alla seconda partita con squadre certamente di poca importanza,” …. vedremo cosa sapremo dire e fare in seguito…ci auguriamo vogliano evitare ulteriori commenti. Neppure eventuali ripensamenti per una squadra che, torti e virtù, è riuscita comunque a dimostrarsi all’altezza sino alla fine. Vogliamo tenerci il vivo piacere di non essere l’Italietta di turno, ma l’Italia che vince la Coppa per sé e per i suoi campioni e che, in caso contrario, non getterebbero barbaramente a terra la medaglia di un secondo premio. E allora senza retorica, senza troppe ripetitività e insistenze, godiamoci l’evento e prendiamoci il lusso di sperare che, a mettercela tutta nelle cose, non è male. Se protagonista è un pallone, ci vuole certo anche un pizzico di fortuna, ma tanto impegno, capacità e rispetto dell’altro. Fosse così anche quando la palla in gioco è il nostro paese stesso: il campo Parlamento non ci lascia a tutt’oggi sereni! Ed è bello sia venuta una momentanea, liberatoria risorsa, quella di gridare di gioia per un gol parato che oggi ci vede primi in Europa!

13 Luglio 2021|0 Comments

Educazione civica

Due ragazzi torinesi sono in vacanza a Palermo. Passeggiano tenendosi per mano. Sono gay.

Improvvisamente un nugolo di giovanissimi li aggradisce selvaggiamente sino a ridurne uno in ospedale. Nessuno interviene come solitamente suole avvenire quando si assiste a una rissa, e questa volta a un arbitrario pestaggio, ma qualcuno avrà chiamato il 118 e la notizia si è rapidamente diffusa. Rabbia e vergogna, ritengo, per la maggior parte dei palermitani. Di chi non vorrebbe credere che “piccoli, idioti e barbari delinquenti crescano” e si facciano branco. E non sappiamo se abbia agito in proprio o con la copertura di chi probabilmente profitta di una minore età che rende più blanda l’eventuale pena. Perché se è vero che fatti di assurda e ingiustificabile violenza avvengono ovunque in Italia – verso omosessuali, disabili, donne, barboni che dormono ai bordi di una strada, vecchi soli e incapaci di difendersi – è anche vero che la notizia non ha un dopo perché questo tipo di attacco alla persona diventa frequente, tristemente abituale. Anzi, per dirla con parole purtroppo attuali, rischia di divenire pandemico e senza che si cerchi un vaccino adeguato.  Nessuno pensa – o pochi e senza successo lo fanno – a individuare dove e come il virus nasce e contagia. Il periodo che viviamo ci suggerisce l’analogia verbale ma il fatto che questo episodio avviene a due passi da noi ci fa sentire l’urgenza di non archiviare e di non fermarci a dichiarazioni immediatamente successive. Alcuni commenti che abbiamo colto li risegnaliamo; il sindaco Orlando è intervenuto prontamente  mostrando la sua indignazione e auspicando l’immediata approvazione della legge Zan, sulla quale i partiti  e non solo  solfeggiano ancora, Fabrizio Ferrandelli, portavoce di Più Europa ha ribadito la necessità di una maggiore sorveglianza in via Maqueda, aggiungendo che “ Palermo non è questa”, Maria Saeli, responsabile per le pari opportunità, ha espresso solidarietà e vicinanza ai due sfortunati turisti che avrebbe voluto accompagnare in giro per la città, l’albergatore Cosentino ha offerto la propria ospitalità. Ma non è qui che l’episodio può o deve fermarsi. Matura ogni giorno di più un odio sotterraneo che spesso esce dalla tana e si abbatte sulle vittime e su coloro che mai vorrebbero condividere vicinanza alcuna coi responsabili di esso, quale che sia la loro età. Che, lo ripetiamo, preoccupa sia che i gesti di odio avvengano autonomamente, frutto dell’aria che i ragazzi respirano, sia che vengano manovrati.

Nelle scuole si torni a dare peso specifico alla “educazione civica” come filosofia essenziale di vita, si dia forza ai principi fondamentali della nostra Costituzione e al loro contenuto, si faccia comprendere che rispettare l’altra persona o la persona altra da noi non è solo un dovere ma tanto di più: si insegni che la violenza fisica e verbale è pari a una continua overdose che impedirà normalità e sicurezza. La brutta pagina che questa volta si è scritta a Palermo non stracciamola perché sta arrivando la settimana successiva e vi sono tante altre notizie importanti. È vero, ci sono. Ma questa è importantissima perché riguarda la convivenza sociale, il nostro futuro, è un’ombra terribile e minacciosa e, non nascondiamoci dietro il dito, potrebbe avere il mal celato consenso di quelle parti politiche che, non a caso, ci fanno tanta, davvero tanta, paura.

Egle Palazzolo

8 Giugno 2021|0 Comments

Omaggio a Battiato

A Milo, paese di poco più di mille abitanti nel parco dell’Etna, il vulcano – piccola ma toccante nota di cronaca – ha dato cenere e fuoco, del tutto non prevedibilmente a detta degli esperti, proprio mentre si svolgevano i funerali di Franco Battiato. La sua morte, benché da qualche anno vi fosse su di lui un certo silenzio, è stata egualmente improvvisa e ha suscitato nei tanti suoi fans in Italia e fuori, un vero sconforto. Che è poi quello che un po’ tutti ci siamo abituati a registrare quando ci lascia un protagonista del mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo. Si avverte, dovremmo ammetterlo, un piccolo vuoto in più, un tassello che salta, e, celebrazioni a parte, ci ritroviamo a pensarlo per quel che è riuscito a lasciare, a consegnarci. Era un compositore inconsueto, uno di quelli che ti piace tanto o che ti mette in allarme, che ti intriga in ogni caso. E infatti non importa quanto lo preferivi o lo cercavi, dovevi riconoscere comunque che la sua fama se l’era saldamente guadagnata. Appena dopo la notizia della sua morte, tra i tanti servizi sui media che ce lo lasciavano rivedere in numerosi momenti della sua vita, un segno particolare mi è rimasto. Non devo avere pudore di esprimerlo, mi vergognerei del contrario: mentre Franco Battiato cantava De Andrè – omaggio in qualche modo di un musicista poeta a un poeta musicista – al refrain “amore che vieni, amore che vai”, palese emozione e ha dovuto smettere di cantare. E io ho ritrovato per me un senso alto di quella commozione. Questo amore che viene, e che può dare tanto ma che va via negandoti tutto, questo amore cercato, necessario ma fugace, illusorio, mi si è ampliato come riferimento non solo alla coppia ma al mondo intero, che nella sua globalità paga attesa e assenza d’amore. “…  io ti ho amato sempre non ti ho amato mai…”  e quindi errore, casualità. In definitiva, Nulla?

Farò omaggio a Battiato un poco oltre e forse capirò lucidamente la ragione di quel singhiozzo nella voce di un uomo, certamente sensibilissimo, che è andato già via.

Egle Palazzolo

23 Maggio 2021|0 Comments

Erdogan e le donne

La prima cosa che saltava agli occhi era quella di trovarsi di fronte due gran maleducati e una signora: Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia e padrone di casa, Charles Michel, di nazionalità belga, presidente del Consiglio europeo e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. E sarebbe stata identica la sensazione che, nella forma, avremmo riportata se si fosse trattato di tre perfetti sconosciuti. Ma nella sostanza era doppiamente grave e temiamo foriera di un paio di cose che non ci piacciono.

È chiaro che qualche soldo per acquistare una terza poltroncina, casomai non ne fosse fornito, il signor Erdogan ce l’aveva. Ma due soltanto ne ha fatto preparare ben sapendo che gli ospiti erano tre. E due ne ha visto il signor Michel che con mossa rapida, che chiaramente simulava un “fatti più in là”, ha voluto occuparla, lasciando che la sua collega ripiegasse, a distanza, sul divano. Dunque le cose dovevano a livello pubblico andare così come palesemente preordinate: non soltanto i due uomini seduti alla pari, vicini l’uno all’altro per un colloquio diretto, ma una donna, in altra posizione, quasi testimone di un incontro durante il quale si sarebbe invece potuto e dovuto sentire il peso della sua presenza. Quello che, anche fuori da ogni adeguata forma, non le è stato dato e temiamo, non riconosciuto.

Da Erdogan, in primo luogo, ed è grave perché ci fa comprendere in che conto tiene la Commissione europea, rappresentata per di più da una donna, dunque un’esponente di quel “femminile” che osteggia sino alla sofferenza o alla morte, come avvenuto, senza scampo, per l’avvocata Ebru Timtik.  Ma in secondo luogo da chi, senza un attimo di riflessione, gli ha fatto da complice, Michel, presidente di quel Consiglio Europeo che lavora sempre abbastanza gomito a gomito con lei. Con Ursula von der Leyen che, come tutti hanno riconosciuto, ha saputo mostrare misura e stile ma che, certamente, avrà tirato le sue somme. Come dal canto suo avrà fatto il presidente del nostro Consiglio che, durante una conferenza stampa, pochi giorni dopo, ha dato del dittatore a Erdogan aggiungendo però che coi dittatori occorre parlare e trattare chiaramente. Ma di che cosa e come tratteremo? È attorno a un tipo di riflessione come questa che certe notizie trasmettono un loro “dopo”.  Sappiamo che proprio Draghi ha e può avere facile colloquio e vicinanza con il Parlamento Europeo. Come si svilupperà e quanto riuscirà a rafforzare la sua presenza l’Europa nel panorama internazionale? Quale programma possibile ci stiamo dando per la nostra sicurezza e la nostra dignità?  Non si tratta di essere europeisti o meno, che anzi neppure andrebbe posta la contraddizione, si tratta di essere parte di un’Europa che sappia avere e mostrare una sua forte e riconoscibile identità. E ci sarebbero sedie a sufficienza. O un divano per tutti.

Egle Palazzolo

21 Aprile 2021|0 Comments
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