“L’AMMIRAGLIO” DI GIOSUÈ CALACIURA
Brunella Lottero

Dodici ottobre millequattrocentonovantadue, è una data che abbiamo tutti memorizzato fin dalle elementari, ma del marinaio che ha cambiato il mondo, del suo viaggio per arrivare alle Indie, non sapevamo altro.
C’ha pensato Giosuè Calaciura con la sua scrittura profonda e poetica a raccontarcelo.
Con una fine ed elaborata ricerca dei fatti fondata sul diario di bordo e sugli atti del processo a Colombo dell’inquisitore reale Francisco de Bobadilla, Calaciura ci restituisce una visione di ombra e di luce dell’Ammiraglio vista dal suo equipaggio, in un viaggio dove Dio non si imbarca, che attraversa il mare infinito ‘nell’incantesimo dell’orizzonte pulito da ogni vela’.
Il noi è l’io narrante. L’Ammiraglio brama la conquista ma la terra è lontana e lui non sa nemmeno quanto sia lontana, ‘una sola mappa è autentica’, si esalta e si deprime, e poi c’è il tempo: la meteorologia estrema dove ‘la natura sperimentava spropositi da fine del mondo’.
Sono giorni lunghissimi per i naviganti, dove soffia il vento che scuote ‘le acque morte delle insenature mai accarezzate da un’onda.’
Il viaggio infinito è precario. È un viaggio nel viaggio dell’animo umano che agli scricchiolii del vento che sembrano ‘sussurri e ruggiti’ avrebbe preferito il rumore dei sogni.
Il viaggio è feroce, visionario, l’Ammiraglio è un pirata, bugiardo, violento, prepotente, genocida che ignora la giustizia – oggi diremmo il diritto internazionale – e la pietà verso gli altri perché degli altri, compresi i suoi marinai, l’Ammiraglio se ne frega. L’Ammiraglio, per nulla empatico né con l’equipaggio né con i lettori, è capace di tutto, toglie la terra ai nativi, li schiavizza, ignora la loro cultura, inaugura lo sterminio a senso unico e sancisce così l’inizio del colonialismo. ‘ I battezzati cristiani non potevano essere venduti come schiavi nelle aste dei mercati. E quella era la prima voce delle entrate e motivo di sopravvivenza in tutte le colonie fuori dall’Europa’.
L’Ammiraglio è un romanzo dell’oggi.
E poi ci sono i corsivi. Fra un capitolo e l’altro di questo meraviglioso romanzo, ci sono siparietti scritti in corsivo dove la scrittura di Calaciura si fa ancora più alta e più poetica e l’io narrante diventa io, ma è un io narrante al plurale e racconta del tempo, ‘che si fa diverso’ quando ‘vedemmo le stelle’. L’Ammiraglio respira ‘la dolcezza del clima che sembrava aprile in Andalusia – anche se siamo a metà febbraio – e assaggia l’acqua del mare come fosse vino invecchiato, trovandolo meno salato, senza sapore delle lacrime. ‘Mai nessuno di noi aveva navigato così a lungo’.
Il viaggio è infinito, il paesaggio sembra una prigione fra cielo e mare e le Indie sono sempre un po’ più avanti.
Chi viaggia con l’Ammiraglio? Sono ragazzi, come i ragazzi omerici che salpano per la guerra con Troia, come i ragazzi dell’oggi che crescono fra la meraviglia, la rabbia e il disgusto. Sono ragazzi imbarcati ‘nella favola che il sudore del mare fosse meno mortificante dell’affanno di terra’, che ‘meravigliati per la profondità dell’orizzonte’ restano lì a fantasticare, che fanno turni di fatica, che scoprono indiani che li affrontano con archi giocattolo, che desiderano tornare a casa, che provano malinconia per le cose solo sfiorate, che pregano con l’Ammiraglio per essere salvati dalla tempesta, che vedono ‘il cielo così vicino e nero che sembrava solido’, che cercano presenze amiche nello sbarco ‘disposte alla felicità degli abbracci’ ma non c’è nessuno, solo l’odore di morte.
L’Ammiraglio, affetto ‘da fantastica demenza’ sa raccontare, perché sa leggere e racconta favole e i ragazzi vorrebbero che lui non smettesse mai perché ‘la gioia del racconto fosse uguale al rotolare dell’onda’.
L’Ammiraglio è un libro attualissimo, denuncia una brutalità mai tramontata e serve a guardare il mondo.
La scrittura di Giosuè Calaciura è potente. Bella, poetica, visionaria, teatrale come in un canto orale omerico. La narrazione è evocativa, fedele alle contraddizioni umane, inquieta verso la fine.
La lettura richiede attenzione come attenzione dev’essere data sempre alla scrittura davvero unica e preziosa di Giosuè Calaciura perché leggerlo è come stare dentro al destino e vederlo trasformato.
Giosuè Calaciura, L’Ammiraglio, Sellerio 2026

