I ragazzi che difendono il loro (e nostro) futuro
Egle Palazzolo

Sta vivendo, e lo merita in pieno, un suo bel momento di notorietà, Angela Verdecchia, anni venti studentessa universitaria a Roma. Un anno e mezzo fa il suo impegno e la sua capacità di aggregazione avevano portato i suoi colleghi a nominarla, “coordinatrice del movimento rete studentesca”, dunque a… segnare il territorio con la sua presenza, consapevole della forza dei giovani in un contesto che rende oggi difficile la lettura di ogni realtà. Appena dopo il trionfo del No al referendum, che scuote oggi le compagini politiche italiane – sia del governo, forse costretto ad una rapida e confusa autocoscienza, sia della stessa opposizione che, dopo il gran respiro di sollievo, deve trovare le coordinate più opportune – questa bella ragazza ha avuto ottime e meritate capacità di dire la sua. Lo aveva fatto prima del voto, sulle piazze o nelle aule, attraverso una campagna di opposizione alla riforma della giustizia formulata dall’attuale governo, ma lo sta facendo anche dopo.
Abbiamo avuto modo di seguirla sui social, quando, a nome della sua rete, ha cominciato con “mi chiamo Angela, ho vent’anni, sono una studentessa universitaria in Roma… e rivolgendosi con formale rispetto alla Presidente del Consiglio, ha continuato sottolineando quali sono e devono restare a loro avviso i valori della Costituzione e come la vittoria del fronte del NO fosse non soltanto una giornata storica, ma anche una vittoria per la sua generazione. E infatti non è la sola a rivendicare ai giovani la parte preponderante del risultato delle urne.
Ragazzi e ragazze che hanno dovuto votare faticosamente, se fuori sede chiaramente penalizzati, malgrado retoriche e non autentiche dichiarazioni di governo; hanno preso il microfono in piazza e parlato con una maturità e una preparazione che i disattenti non si aspettavano in difesa degli articoli della nostra Carta Costituzionale, della democrazia e dei diritti. Sono i ragazzi che nelle occasioni di pericolo collettivo si ritrovano insieme, fanno cordata. E in quest’ultima occasione, che investiva la volontà popolare, hanno largamente contribuito a far rinascere un’Italia che, schiacciata da disagi stentatamente nascosti, con la parola “guerra” nelle orecchie, ha alzato la testa e fatto sentire la sua voce, determinato chiaramente l’esito di un no che va certamente oltre la presunta riforma della giustizia, così come articolata.
Ma se Angela Verdecchia, ospite brillante anche di “In altre parole” (programma di successo di Massimo Gramellini), ha indicato una serie di istanze e di ragioni della “rete giovani”, in dialogo con Marianna Aprile e Giovanna Botteri e, soprattutto con Gustavo Zagrebelsky, ben noto costituzionalista in sorridente accordo con lei, non possiamo affrontare il mondo delle giovani generazioni senza prestare attenzione a un altro suo aspetto, evitando il più possibile luoghi comuni. Ed è quello di non pochi ragazzi e addirittura ragazzini, che alimentano invece il filone della devianza, del pericolo, delle scelte peggiori: accoltella l’insegnante, fa opera di bullismo, stupra, ruba, si associa ai peggiori, cede alla droga, pratica e alimenta violenza, uccide, si uccide. Parlare dei giovani rimane discorso incompleto e complesso, da affrontare (non in convegni fini a se stessi, ma nella pratica quotidiana con loro e con misure di concreto supporto) per salvaguardare la necessità di garantire le loro vita e le loro speranze, senza che pessime abitudini e cieche tendenze si facciano regola. Occorre dedizione e capacità perché i migliori non costituiscano caso isolato, eccezione, ma siano piuttosto una forza vera. Pare stiano anche a riaffacciarsi “le sardine”, il folto gruppo di giovani del 2019 così presto fuori dalla cronaca da sollevare il sospetto che fossero una costruzione, un colpo di scena. Lo speriamo. Occorre dare fiducia a una generazione su cui dobbiamo poter contare nei prossimi anni, perché responsabilmente contribuisca a un futuro che spazzi, principalmente per sé stessa, pessimismi e paure. In una parola: non possiamo non confidare nei giovani migliori affinché si fermi la deriva che ci coinvolge tutti.

