“Elvira Notari: oltre il silenzio”, una storia che ci parla dell’invisibilità delle donne: un documentario ne riporta alla luce la memoria.

Solo qualche tempo fa sono venuta a conoscenza della storia della prima regista italiana, Elvira Notari. Non ne avevo sentito parlare mai prima. Una donna vissuta tra il 1875 e il 1946, autrice e regista di soggetti cinematografici. Ma non era lei che firmava le sue produzioni, bensì il marito, Nicola Notari. Le donne, infatti, fino a quando venne abolita l’autorizzazione maritale, nel 1919, non avevano capacità giuridica. A suscitare il mio interesse per questa donna regista è stato il documentario di Valerio Ciriaci, fondatore nel 2012 della casa di produzione newyorkese Awen Films. Il film “Elvira Notari: oltre il silenzio”(2025) riporta in luce la memoria della prima regista italiana in occasione del 150° anno dalla sua nascita con una rappresentazione corale che è quasi come se ricucisse gli inesorabili strappi della storia.
Il documentario fa un uso sapiente del lavoro di altri operatori culturali come la professoressa Giuliana Bruno, che ha condotto una precisa ricerca sulle orme di Elvira Notari. La professoressa Bruno, sulla scia della figura del flaneur di Walter Benjiamin, ha trovato un metodo di ricerca per la ricostruzione della “geografia emozionale” dell’arte cinematografica della Notari regista che nel 1993 l’ha condotta a pubblicare il libro Streetwalking on a Ruined Map: Cultural Theory and the City Films of Elvira Notari (“Rovine con vista” è il titolo italiano). Un altro nome di rilievo è quello della giornalista e storica Flavia Amabile, la quale con il suo libro “Elvira” ha riportato fedelmente alla luce una parte della storia personale a nessuno nota di Elvira Notari. Non vanno dimenticate due giovani artiste che hanno fornito una preziosa collaborazione: Cristina Vatielli con il suo progetto fotografico dove Elvira Notari è interpretata dall’attrice Teresa Saponangelo, e l’artista Francesca Consonni con il suo laboratorio di trascrizione filmica manuale.
Il racconto, portato avanti come se fosse un’indagine, è accompagnato da immagini sognanti tratte dal repertorio di Elvira Notari, originariamente ricco di più di sessanta lungometraggi e centinaia di corti, di cui oggi ne esistono appena tre oltre che frammenti sparsi ma mai più ritrovati.
I coniugi Notari fondarono a Napoli la casa di produzione cinematografica Dora Film, dal nome della figlia, le cui opere raggiunsero un tale successo da travalicare i confini geografici arrivando negli Stati Uniti al seguito dei movimenti migratori degli italiani del sud Italia. Per quegli italiani, la maggior parte dei quali si imbarcavano portando con loro il fardello del non-ritorno in patria, i film e i documentari rappresentavano la possibilità di ricreare la loro comunità di origine: le proiezioni mettevano in relazione le persone, consolidavano la comunità e soddisfacevano il bisogno di mantenere un legame con la loro terra. Anche per questo motivo la produzione assunse un’importanza considerevole, tanto da far commissionare filmati brevi specialmente scene di feste religiose. Si rese così necessaria la presenza di una succursale americana: la Dora Film of America, inizialmente in funzione di casa di distribuzione e poi anche per le prime produzioni italo-americane.
Un motivo per cui riscoprire Elvira Notari oggi, oltre che per la sua straordinaria storia personale, riguarda i soggetti dei film. Le protagoniste infatti sono donne mostrate in un modo autentico e inconsueto: donne coraggiose, che rivendicano la propria autodeterminazione fuggendo da uomini che non desiderano e rifiutando matrimoni combinati; donne energiche, animate dal bisogno di trovare la propria realizzazione a qualunque costo; ma anche come donne cui non viene risparmiata violenza sul loro corpo e non solo. E questo non solo da parte degli uomini ma anche da parte di tante donne lontane da qualsiasi tipo di emancipazione.
A fare da sfondo alle vicende amorose e familiari dei protagonisti dei film di Elvira Notari è la Napoli degli anni Venti, con le sue vedute romantiche e pittoresche, con i suoi abitanti poveri e persino brutti, con le sue miserie e le sue meraviglie, con l’uso del dialetto, la lingua del popolo, senza finzione alcuna. Questa rappresentazione di vite imperfette costituirà una minaccia per l’emergente potere autoritario per il quale la società, luogo dell’integrità e della redenzione morale, doveva rappresentare il fiore all’occhiello della nuova nazione. Sarà forse per questo contrasto con il potere fascista che è andata persa la sua produzione e che sia fallita ogni possibilità di trasmissione della sua opera?
La difficoltà nel riportare alla luce questa storia, oltre che per la scarsità di risorse e per l’incresciosa perdita delle pellicole, è stata determinata anche dal fatto che a una donna non era consentito essere autrice, regista o imprenditrice. E infatti pare che nemmeno i familiari o chi aveva avuto modo di conoscerla riconobbe il suo valore e la sua forte personalità, sicché il silenzio calò su di lei. Anche quando negli ultimi anni della sua vita si ritirò a Cava de’Tirreni, dove morì nel 1946, sembrò quasi come se tutti volessero dimenticarla.
L’esemplare estro creativo di Elvira Notari e l’imbarazzante oblio sono gli elementi caratterizzanti il suo mistero: il contrasto tra la vita privata e la vita pubblica, tra la vita familiare e la vita artistica, la narrazione di storie che contengono gli elementi finali della vita di una donna e che senz’altro invitano lo spettatore a riflettere. Se la società ci fa cadere nell’illusione che neutralizzare questi dissidi sia facile, da questo punto di vista sorge il dubbio che il passato non sia mai abbastanza passato e che le questioni siano sempre le stesse.
La figura di Elvira Notari oggi è sempre di più al centro di progetti artistici e culturali volti a celebrare i valori di cui è stata portatrice ed esaltare il merito che le è stato negato per molti anni a venire dalla sua morte.
Nel 2022 a Palermo, nell’ambito degli eventi OFF della quarantesima edizione dell’Efebo d’Oro, il Centro di Ricerca per la Narrativa e il Cinema e l’ Associazione Siciliana Amici della Musica hanno organizzato l’evento: “Elvira Coda Notari: una antesignana tra cinema e musica”. All’evento era presente anche l’autrice del libro “Elvira”, Flavia Amabile, e la musica dal vivo ha accompagnato la proiezione del lungometraggio “A’ Santa Notte” (1922).
Di recente, a settembre del 2025, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Elvira Notari, ha organizzato una giornata di studio proiettando “Fantasia ‘e surdato” (1927); “L’ Italia s’è desta” (1927) e “Documentari sulle feste religiose campane” (1923).
Il documentario “Elvira Notari: Oltre il silenzio” di Valerio Ciriaci ha preso forma dopo un lungo lavoro di ricerca condotto coinvolgendo le principali cineteche italiane e statunitensi, e volto a rintracciare i frammenti perduti della vita e dell’opera di Elvira Notari. Il progetto, presentato all’82ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici – Documentari sul cinema, è stato prodotto da Parallelo 41 produzioni, Awen Films e Luce Cinecittà, con la produzione di Antonella Di Nocera, Mila Tenaglia e Isaak Liptzin.
L’avvio concreto dell’iniziativa è arrivato dopo l’incontro con la produttrice napoletana Antonella Di Nocera, che da tempo nutriva lo stesso desiderio creativo, permettendo così di trasformare un sogno condiviso in un film compiuto.
Il documentario verrà presentato a Palermo grazie al contributo del comitato “Elvira Notari” il 7 gennaio al Cinema Rouge et Noir alle ore 19.00. In questa occasione sarà presente anche il regista per un confronto con il pubblico dopo la visione del film.

