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Cassandra/1. Il primo laboratorio del Centro Amazzone tra mito, corpo e voce femminile

Ho sempre seguito il lavoro di Lina Prosa da spettatrice, riconoscendole una rara capacità: quella di intrecciare la drammaturgia alla contemporaneità senza mai rinunciare a una forte tensione politica. Nei suoi testi hanno trovato voce, negli anni, i migranti, la violenza sulle donne, la guerra, le fratture del nostro tempo.

Regista e drammaturga siciliana, Premio della Critica Teatrale Italiana per la Drammaturgia nel 2015 e insignita nel 2016 dell’onorificenza di Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese, Lina Prosa è tradotta e rappresentata in numerosi paesi. La sua opera più conosciuta, La Trilogia del Naufragio, ha segnato in modo profondo il teatro civile europeo sul tema delle migrazioni.

Proprio per questo sono rimasta particolarmente sorpresa – e profondamente compiaciuta – dall’esito del suo primo laboratorio, realizzato nell’ambito del programma del Centro Amazzone per il trentennale della sua presenza a Palermo. Cassandra/1 non è stato soltanto un esito laboratoriale, ma un vero e proprio attraversamento simbolico e collettivo.

Nonostante il titolo, lo spettacolo è apparso fin dall’inizio attraversato da una simbologia positiva. Al termine della rappresentazione, Lina Prosa ha raccontato la difficoltà di confrontarsi con la figura di Cassandra: personaggio del mito che la tradizione ha consegnato quasi esclusivamente a una lettura negativa, segnata dalla sventura e dall’inascolto delle sue profezie.

Il mito narra di Cassandra, principessa di Troia, figlia di Priamo ed Ecuba, cui Apollo concede il dono della profezia condannandola però a non essere mai creduta. Le sue visioni – dal cavallo di Troia alla propria morte – si avverano tutte, rendendola simbolo tragico della verità ignorata, della solitudine di chi vede oltre il presente ma non può intervenire.

Ed è proprio qui che il lavoro di Lina Prosa compie uno scarto decisivo: Cassandra viene sottratta alla maledizione, quasi a smentire Apollo, e restituita a una dimensione altra. Attraverso i corpi e le voci delle attrici, il mito si carica di un’energia nuova, luminosa, capace di trasformare la profezia in possibilità.

Sul palco, accanto alle donne militanti del Centro Amazzone – non attrici di professione – si sono intrecciate presenze diverse: attrici professioniste, appassionate di teatro, una giovane donna peruviana. Una pluralità di esperienze e provenienze che ha dato vita a un tessuto scenico sorprendentemente armonico.

Particolarmente intensa è risultata la partecipazione di Elena Pistillo e Patrizia D’Antona, attrici palermitane formatesi alla scuola di Michele Perriera. La loro presenza ha creato un legame forte e non gerarchico con le non attrici, generando un coinvolgimento autentico e condiviso che ha colpito il pubblico per naturalezza e forza espressiva.

Cassandra/1 è stato, in definitiva, uno spettacolo attraversato da un’energia rara: un incanto fatto di luci, gesti, corpi in relazione, capace di esaltare la potenza del femminile non come rivendicazione astratta, ma come pratica viva, collettiva, trasformativa.

Il 4 marzo, nel programma 2026 del Centro Amazzone Io mi curo a Temiscira, si torna a riflettere sul tema della prevenzione e sul paradosso di un sapere che spesso arriva troppo tardi. Dopo l’assemblea del 13 gennaio, dedicata alla memoria di Maria Cristina Gallo e alla denuncia delle liste d’attesa, questo appuntamento prosegue un percorso che intreccia salute, responsabilità pubblica e parola delle donne.

programma del 4 marzo
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