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Cara sorella coreografa

 Pubblichiamo con affetto il ricordo di Valentina Petta Parlato, artista palermitana dalla sensibilità rara e dal talento multiforme. Scrittrice, poetessa, coreografa e insegnante di Analisi del movimento e composizione, ha attraversato con passione diversi linguaggi espressivi, facendo della ricerca sul corpo, sulla parola e sulla libertà creativa il centro del suo percorso. Ideatrice del metodo shaking independance, ha lasciato una traccia profonda nelle persone che l’hanno conosciuta e accompagnata. Nel rispetto di una sua volontà, segnaliamo la possibilità di sostenere l’associazione  ALTo – Lotta al Tumore Ovarico.

Fotografia donata a Mezzocielo

“Ma tu la conosci Valentina Parlato? È una danzatrice, forse ora sta in Brasile”.

Ho 19 anni e per la prima volta ti sento nominare già come una star da Paolo mentre 

mi taglia i capelli. Parruccheria Aveda, piazzetta Bagnasco, Palermo estate 2014.

Ti nomina dopo avermi sentito dire che danzo e andrò presto a perdermi negli studi

enormi di Berlino.

“Allora dovete assolutamente conoscervi. Scrivile su Facebook.”

Ti scrivo. Non mi rispondi mai. Anvedi questa. Due anni dopo conduciamo laboratori insieme.

Quattro anni dopo ti accorgi di quel messaggio.

Caspita, è proprio vero che il tempo non è mai tempo.

Cara collega, adesso ho l’età di quando ti ho conosciuta, trentunenne tu e ventenne io,

mi presenti Marta Polacca (ad oggi salvata così nella mia rubrica) e diventa una festa.

Teatro Montevergini, autunno 2016.

Vendiamo ricette per la felicità dentro Laboratorio Mobile – training for movers, che a

Palermo i movers manco si sa che cosa siano, forse dei tipi di rettili o delle strane piante

da giardino a cui dare poca acqua, capaci di darsela a gambe in caso di completa siccità.

Piante instabili, piante quadrupedi destinate a emigrare.

Ma noi ce ne freghiamo. Il business non è mai stato il nostro forte e regaliamo costellazioni

di movimento e di poesia a prezzi convenienti; costa meno di un gelato. Sono due ore che 

si sciolgono in cinque minuti.

Cara Sorella coreografa, compagna di viaggio con cui allacciare le cinture e vorticare tra cielo

e terra, mentre il mio cuore scrive al microscopio sia per ricordare che per dimenticare.

Cara alleata di visioni, ma soprattutto di crisi esistenziali e di casini – forse mi iscrivo all’università voglio fare

l’educatrice, studiare le balene, lavorare in comunità – dicevi, andare via, restare qui,

sostare e osservare.

Cara guida, che tu non ci credi, ma è perché mi hai vista tu e io me ne sono accorta, che sono qui

a scrivere bandi e a sbandare tra una cosa e l’altra; ma anche a maneggiare le tue partiture, a

coltivare delicatamente i tuoi allievi, facendo del mio meglio per non creare interruzioni, aprendo

spazio tra le sopracciglia per accompagnarli, per crescere insieme a loro, insieme a te.

È perché mi hai vista tu che sono qui a veder sbiadire le mie paure

che erano un po’ anche le tue prima che diventassi una guerriera.

Dirti grazie sarebbe troppo poco, quindi vado avanti.

Cara Nancy che balla in salotto con Lucia.

Cara Karen Blixen a Gibilmanna, stagliata tra le querce con il cappello a falda larga,

la tua mano sul muso di Heidi la mucca, mentre un attimo prima indietreggiavi all’idea

di starle troppo vicina.

Cara sorella scrittrice, cara levatrice di immaginazione con il caffè americano tutta

Composta al bar dietro Villa Trabia (quello di via Terrasanta accanto al fioraio) e tu

colorata ancora di rosso dopo aver shakerato per un’ora con le molecole impazzite e il cuore

calmo, allineato finalmente al bacino – bacinella piena di frutti che cadono.

“Marghe, sto scrivendo il mio metodo!” Cara Genia,

Cara

Paurosa,

Caro 

Timone,

Cara

Tempesta,

Cara Cura,

caro occhio, orecchio, bocca, naso esterno dei miei sogni che mi hai aiutata a trasformare 

i sogni in progetti e i progetti in altri sogni.

Caro cerchio che si apre, che si chiude, ma tu sei ancora qua a dirmi: “ma che dici? Io non ho

fatto nulla!” con la faccia della Diva sbalordita tutta occhi, che ha capito ogni cosa ma 

fa finta di niente.

Cara

Testimone,

Cara

Evoluzione,

Cara Amica dinosaura, per la precisione Brachiosaura (collo lungo), ma anche lupa, Cangura,

eterna pugile, farfalla.

Cara Rivoluzione,

Cara Vale che vede gli altri come gli 

altri non si vedono e di nuovo cara

Vale,

che ti ho visto valere anche io.

Cara inafferrabile neomamma di Marlene, che in quel periodo trovavo più i

quadrifogli che le tue scarpe da ginnastica in giro per la città, ma la telepatia non si è

mai interrotta, il segnale è buono, siamo in campo. Restiamo in campo. Antenne allungate

e code verso il nucleo terrestre.

Caro Grillo Parlante, ti sento qua accanto a me nel tentativo di svegliarmi ancora una volta,

“Marghe, parti, non mollare”, ma anche “Marghe, resta, ma che resti a fare?”.

Cara Paloma, messaggera, viaggiatrice, Itaca – Palermo che sei rimasta 

per espandere radici: stratificare marmellata d’amore su vita integrale, per una realtà

integra passata a cercare di non disgregare il corpo delle parole.

Cara ricetrasmittente centrale,

Caro Canale con il sole,

Cara Valentina…

il fatto è che questo discorso non può iniziare 

perché tu non puoi finire: sei una partitura ad anello. Un piccolo undici. Un rondò

fatto di suoni diaframmatici e passi di fenicottero, e adesso non si può fare nient’altro

che iniziare a continuare.

Andremo in tour, non per palcoscenici di festival un po’ snob, ma per la vita.

Spaccheremo e tu sarai bellissima, regista si, ma soprattutto light designer,

 a puntare i fari dell’attenzione su tutte le cose.

Ciao Sorella coreografa, che questa ferita sia una feritoia dentro cui chiacchierare, 

dentro cui lasciarti andare, cosa tra le cose.

A presto, 

tua

Columba,

tua 

Marghe,

tua amica…

tua…non si può che ricominciare…lo vedi?

Ciao Falena,

pelle fiorita 

su ogni superficie

sfiorata, riposa.

Fotografia donata a Mezzocielo
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