Piccole luci che ci uniscono

19 marzo 2020 di: Laura Sanfilippo

Ci voleva l’isolamento a causa del coronavirus per riscoprire il senso di appartenenza; tutti facciamo parte di un contesto sociale fatto di individui. Solitamente ci lamentiamo continuamente: la nostra città, i palermitani, i nostri amministratori… tutto è oggetto di giudizio e di critiche. Da quando ci troviamo di fronte a questo nemico invisibile, questo virus subdolo e silenzioso che sta sconvolgendo in maniera inusitata le nostre vite, i toni si sono smorzati. Non siamo più arrabbiati col mondo intero. Da che ci sentivamo padroni delle nostre azioni, dei nostri spostamenti e giorno dopo giorno davamo per scontate tutte quelle piccole cose che fanno parte del vivere quotidiano, ci siamo ritrovati a fare i conti con una realtà dove tutto è un fermo immagine, in attesa che qualcuno rimetta in moto gli ingranaggi. Di fronte a tale scenario, come esseri sociali abbiamo tutti cercato di reagire; obbligati a stare a distanza abbiamo trovato il modo, attraverso i social, di stabilire dei contatti tali da diluire la paura. Con il flash mob abbiamo scoperto, aprendo le finestre, che il vicino era disponibile ad un sorriso, ad un contatto gentile, ad una buona parola. Domenica 15 marzo alle ore 21 tutti siamo usciti sulle nostre terrazze e balconi per dimostrare che la nostra città è viva. Agitare le torce, i telefonini e ogni cosa facesse luce, è stato un modo per dimostrare al mondo che tirando fuori la luce che ognuno ha dentro di sé e condividendola con gli altri ne sarebbe derivata una quantità di energia positiva, tale da farci esorcizzare questo difficile momento.

1 commento su questo articolo:

  1. Angela ha detto:

    Molto vero e diretto. Mi piace! Oggi si parla più col vicino di quanto non si facesse ieri con chicchessia…

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