Questione di ali: il coraggio di cambiare

13 ottobre 2019 di: Rita Cirrincione

“Donna non si nasce, lo si diventa”. La frase di Simone de Beauvoir posta in epigrafe in Questione di ali, insieme al titolo, condensa e racchiude il senso del romanzo di Rosemarie Tasca d’Almerita.

Storia di una nobildonna, Clementine Scalia di Valenzano, di una vita trascorsa tra ricevimenti, matrimoni da favola, vacanze bianche, viaggi esotici e del bel mondo che la circonda: questa potrebbe essere in sintesi la trama del romanzo, ma riguarderebbe solo il livello più esteriore dell’opera, quello che potrebbe attrarre un certo tipo di lettore che ama storie mondane della nobiltà e del jet set internazionale. Ma Questione di ali è anche la storia di una donna e della sua lenta e travagliata metamorfosi da bambina, condizionata a fare determinate scelte da una famiglia tradizionalista, a persona che attraverso un faticoso processo di individuazione riprende in mano la propria vita; da ragazza che ha creduto nel sogno di un matrimonio da fiaba, nell’illusione di essere resa felice da un principe bello e gentile, a donna in grado di guardare in faccia la realtà e di ripartire contando solo sulle proprie forze. Ed è anche l’affresco di una generazione, quella del dopoguerra, vissuta in un’epoca di radicali mutamenti di costume, colti da una prospettiva femminile e dal punto di vista di una certa classe sociale. Le vicende raccontate attraversano una buona fetta del secolo scorso e, con la narrazione di episodi antecedenti e di memorie familiari, arrivano ad abbracciarlo quasi interamente. Lo sfondo umano e sociale è quello di una famiglia siciliana appartenente a un’aristocrazia imprenditoriale e del mondo operoso che vi orbita intorno, ma l’ambientazione non è prettamente siciliana: in tempi lontani da facili trasferimenti e voli low cost, Clementine si sposta di frequente in altre città italiane e capitali internazionali. Nel romanzo la troviamo a Roma, Parigi, Londra o New York; in Svizzera, in Messico o in India. Ascrivibile al genere letterario dell’autofiction in cui dietro le vicende descritte s’intravede la vita di chi scrive, Questione di ali ne rappresenta una variante sui generis. Attraverso l’espediente narrativo del doppio, la protagonista del romanzo, più che una singola persona, è la risultante di due figure femminili, l’una specchio dell’altra: Clementine e l’Io narrante. L’autrice usa quelle grandi risorse femminili che sono l’autonarrazione e l’ascolto con il loro potenziale di cura e di trasformazione: le due donne raccontano e si raccontano e, alla fine, quasi a significare che un certo processo di consapevolezza è stato portato a termine, in un gioco di dissolvenza si sovrappongono e si integrano in un’unica persona. La narrazione procede con una tessitura avanti e indietro nel tempo, in una successione temporale non sempre lineare: nella parte più remota, magica e dorata, viene rievocata la vita dei genitori e quella dei nonni di Clementine, la sua infanzia e la sua adolescenza fino al matrimonio avvenuto in giovanissima età.  Si tratta di una famiglia conservatrice con rigide regole, rituali domestici e con un forte impianto patriarcale in cui (Clementine lo capirà soltanto dopo) il destino della donna viene deciso da uomini: il padre prima, il marito dopo. Ma attraverso lo sguardo di bambina e nell’inconsapevolezza degli anni giovanili, fino al matrimonio vissuto come una favola, quel mondo fatto di feste campestri, di ricevimenti con maggiordomi in livrea, di tate svizzere o inglesi, di soggiorni in tenute di campagna in mezzo a una natura complice e generosa, è percepito come perfetto. Il racconto di quel periodo ha toni incantati e favolistici con accenti quasi infantili. Meno enfatico, più autentico, persino più crudo, lo stile narrativo della parte che riguarda la storia personale in cui vengono rievocate le tappe della faticosa presa di coscienza e del processo di emancipazione con i viaggi iniziatici, le sedute di psicoterapia, la scoperta dello yoga, i nuovi incontri, i nuovi amori. In entrambi i casi la narrazione è sempre intimistica e privata, quasi atemporale: pochi i riferimenti a notizie che rimandano a un preciso momento storico o a un dato clima socio-politico. Anche l’appartenenza a un ceto privilegiato o le differenze di classe rimangono sullo sfondo: le riflessioni riguardano la sfera esistenziale di una donna che ha beneficiato di quella condizione ma che di certo ne ha subìto anche il condizionamento con regole opprimenti. E se da un lato quel mondo di privilegi è descritto con bonaria indulgenza, è pur vero che, con singolare schiettezza e autenticità, l’autrice ne evidenzia senza sconti aspetti ottusi e retrogradi, ma sempre in modo pacato e senza recriminazioni ideologiche.

Il mondo esterno, i cambiamenti in atto arrivano attraverso riferimenti impliciti come quelli che rimandano a film come 2001 Odissea nello spazio, Arancia meccanica o La dolce vita; così come, in momenti topici del romanzo, a fornire una sorta di mappa temporale, oltre che emozionale, è il riferimento a canzoni che diventano una bussola che orienta il lettore e hanno il potere di tuffarlo in una precisa atmosfera: se le canzoni dei Platters riportano a una ambientazione anni ‘50, quelle di Georges Moustaki agli anni ‘60 mentre Feelings o, più avanti, Black magic women, comunicano che siamo negli anni ‘70 e che i tempi stanno cambiando.

Romanzo sensoriale di odori, sapori, sensazioni tattili, riesce a coinvolgere il lettore in tutti i suoi sensi. Il libro cattura l’attenzione per il modo schietto e vivace di descrivere persone, situazioni e paesaggi, tratteggiati con pennellate rapide e incisive, e per la narrazione ricca di metafore e di immagini: in certi momenti sembra di vedere scorrere le scene di un film, di Visconti o di Truffaut, a seconda delle parti del libro. Classificabile come romanzo femminile, in realtà Questione di ali, va al di là di questa categorizzazione: se le lettrici possono rispecchiarsi in Clementine, figura paradigmatica della condizione femminile del nostro tempo e in altre donne presenti nel romanzo, curiose e vivaci, fragili e coraggiose, alla ricerca di cambiamento e di autenticità, i lettori vi troveranno molti elementi di riflessione sia nei solidi e carismatici modelli maschili che hanno popolato l’infanzia di Clementine o che hanno avuto un ruolo importante nella sua presa di coscienza, sia in qualche personaggio che da iniziale oggetto di desiderio, si è trasformato in essere opprimente e noioso di cui sbarazzarsi. Per tutti la saga della nobile famiglia siciliana sullo sfondo di un’epoca irripetibile di grandi trasformazioni si rivelerà una lettura avvincente ed emozionante.

2 commenti su questo articolo:

  1. Laura ha detto:

    Non conosco questo libro, però la recensione incuriosisce e fa venire la voglia di leggerlo. Penso che lo leggerò.

  2. Stefania ha detto:

    Sono d’accordo con Laura. È venuta anche a me la curiosità di leggere questo libro!

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