76° Mostra Internazionale d’Arte di Venezia: parliamo di Donne

27 settembre 2019 di: Aida Pavan

Quest’anno è davvero doveroso, anzi obbligatorio, segnalare e riflettere sulla presenza femminile alla 76° Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, che, ricordiamolo, è la tre le più importanti vetrine per la cinematografia internazionale. Spenti i riflettori, sono già iniziate le polemiche e le critiche sui premi vinti e su quelli mancati. Anche questo fa parte dei tanti rituali della manifestazione.

Quest’anno in particolare, la questione di genere – uno dei temi sempre presenti nella selezione dei film, oltre ad essere presente come contenuto dei film, ha coinvolto anche stampa ed esperti: ancora prima del suo inizio, già si parlava del numero relativamente basso di donne registe e di giurate selezionate per la Mostra. La polemica più consistente è stata innescata da Lucrezia Martel, Presidente della Giuria Internazionale, responsabile dell’assegnazione del riconoscimento più ambito, il Leone d’Oro. Nata in Argentina è attiva dal 2011; nota e apprezzata dai cinefili. Il suo lungometraggio del 2017, ZAMA sul colonialismo e sul razzismo nell’America latina è stato presentato in prima mondiale alla Mostra di Venezia.

Nel commentare la presenza di sole 2 donne tra i 21 registi selezionati, la Martel ha suggerito al Direttore Alberto Barbera di utilizzare le quote rosa, un sistema che, per quanto imperfetto “è l’unico che può garantire l’inclusione delle donne e tutelare le posizioni che spettano loro.” “Chiedo a Barbera” – ha proseguito – “di immaginare una situazione in cui si abbiano 50/50 uomini e donne. La qualità dei film sarebbe inferiore? O staremmo così cambiando l’industria cinematografica per il meglio.” (CIAK in MOSTRA, DAYLI n.19

E come non essere d’accordo? O siamo forse di fronte a un’utopia? Speriamo di no! Pare, in ogni caso, uno scenario ancora difficile da attuare. I dati parlano chiaro: appena il 23% dei 124 film presentati, per un totale di 186 registi (facendo riferimento solo alle 5 sezioni ufficiali) NON portavano il nome di un uomo. Una nota positiva e su cui soffermarsi è che alle donne sono stati assegnati la maggior parte dei premi collaterali che, ricordiamo, non sono affatto premi secondari. Sono infatti significativi riconoscimenti, assegnati autonomamente da associazioni di critici cinematografici, associazioni culturali, cineclub e circoli di cultura cinematografica.

L’”universo muliebre” come la ha definito, con un certo rammarico e disappunto, il Direttore Alberto Barbera, si è infatti aggiudicato ben 15 dei Premi Collaterali.

Qui di seguito alcuni esempi:

–       Il PREMIO BRIAN/UAAR, che è andato a The perfect Candidate di Haifaa Mansour, prima donna regista dell’Arabia Saudita, con all’attivo ben 7 lungometraggi dal 2001. Tra questi, il bellissimo e apprezzatissimo Wadjda (La bicicletta verde) è stato presentato a Venezia nel 2012;

–       Il PREMIO FEDIC/Federazione Italiana dei Cineclub e il PREMIO LIZZANI/ANAC (Associazione Nazionali Autori Cinematografici) sono andati a Nevia di Nunzia De Stefano, regista napoletana e collaboratrice di Matteo Garrone. Nevia è il suo primo lungometraggio.

–       Il PREMIO SIGNIS INTERNATIONAL (World Chatholic Association for Communication), il PREMIO ADELE and CRISTOOHER SMITHERS, il PREMIO SOUNDTRACK STARS (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italianai) sono stati assegnati a Babyteeth di Shannon Murphy, regista australiana e seconda regista in concorso con Babyteeth, appunto. Al suo esordio come regista di lungometraggi, ma ha all’attivo dal 2012 6 film e 3 serie televisive di grande successo;

–       Last but not least, il PREMIO LA PELLICOLA d’ORO per la categoria miglior sartoria teatrale è andato a Gabriella Lo Faro per il film Martin Eden. La Lo Faro è già stata vincitrice nel 2012 dello stesso premio sempre a Venezia, allora assegnatole per la carriera

Questo doveroso omaggio all’”universo muliebre” presente alla 76° Mostra Internazionale d’ Arte di Venezia si conclude con una breve riflessione sul film Woman di Yann Arthus-Bertrand. Nonostante non abbia (ingiustamente) ricevuto né premi né riconoscimenti, il docu-fiilm, realizzato dalla ucraina Mikova, con la collaborazione del fotografo e reporter A-Bertrand è parte di  un progetto internazionale che visa dare voce a duemila donne di cinquanta paesi diversi. Di queste donne, infatti, si mostra un ritratto intimo, la forza interiore, la capacità e volontà di cambiare il mondo nonostante le ingiustizie subite e le innumerevoli difficoltà incontrate, anche nel quotidiano. Così, grazie questo imponente lavoro, il pubblico può ascoltare voci e storie femminili come non si erano mai sentite prima.

L’appuntamento per tutti, dunque, è tra un anno, sempre a Venezia: il 29 agosto 2020 avrà inizio la 77° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Un evento da non perdere! L’augurio e l’auspicio di oggi è che le artiste donne non demordano, e anzi diventino ancor più combattive: il pubblico potrà solo beneficiare della loro sempre qualificata presenza e del loro innovativo punto di vista.

Ad maiora ! Semper !

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