La scuola dei genitori

27 agosto 2019 di: Magdalena Marini

Sdraiata al sole sul lettino di una spiaggia del litorale laziale, godendomi il meritato riposo estivo dopo un estenuante anno scolastico, mi è capitato di ascoltare le chiacchiere delle mie vicine di ombrellone munite di tablet e smartphone che si raccontavano, attraverso uno scambio di video e immagini, varie informazioni sugli avvenimenti del periodo intercorso tra la scorsa estate e quella di quest’anno. Una delle signore, reputandola cosa “normale” e divertente, ha letto alle sue amiche le conversazioni di un gruppo creato in un’applicazione social dai genitori degli alunni della classe frequentata dal figlio quindicenne. Quel gruppo, diceva, era nato all’inizio dell’anno scolastico quando la rappresentante dei genitori della classe aveva inserito i contatti telefonici di tutti gli altri allo scopo di consentire un mutuo soccorso, una condivisione, una cooperazione per seguire, passo passo, la vita scolastica dei propri figli. Una classe parallela, insomma, che avrebbe dovuto scambiarsi informazioni sull’orario delle lezioni, sui compiti assegnati, sulle interrogazioni programmate, sulle circolari da firmare o gli scioperi previsti, sulle notizie relative a eventuali uscite didattiche e l’occorrente da portare. Per aiutare i figli nello studio i genitori più “secchioni”, a un certo punto, hanno cominciato a risolvere problemi di matematica, a svolgere traduzioni e rispondere a questionari fotografandoli e inviandoli al gruppo. Presto sono arrivate polemiche e rimostranze su comportamenti scorretti, confronti su voti attribuiti ingiustamente ad alunni non meritevoli e approfittatori, insulti ed offese. Rari tentativi di mediazione. Pochi interventi di buon senso…anzi… La signora leggeva frasi stile “Cesaroni” assolutamente diseducative. Che amarezza! Le amiche ridevano come fossero a uno spettacolo di cabaret di gusto discutibile. Avrei voluto dire la mia ma… ho preferito fingere di sonnecchiare mentre immaginavo quei genitori, adolescenti irriducibili, non avvezzi a vivere una vita da adulti, che si erano sostituiti a quella dei loro figli, rendendoli incapaci di muoversi in un contesto nel quale quei ragazzi avrebbero dovuto camminare con le proprie gambe, sbagliare e rialzarsi, avere una visione personale del percorso didattico, non filtrata da loro, adulti invadenti, con i ricordi di una scuola vissuta trenta anni prima. Rendere la vita facile a tanti dei nostri giovani studenti e studentesse che non utilizzano più il diario, non prendono appunti e non leggono con attenzione, non provano a risolvere esercizi e problemi usando la propria testa, è il modo peggiore per accompagnarli nel processo di crescita. Così facendo si impedisce loro di sviluppare il senso di appartenenza alla scuola e, soprattutto, di comprendere quali siano i diritti e i doveri di chi studia e il dovuto rispetto per chi svolge la funzione educativa. E poi non ci lamentiamo se molti dei nostri ragazzi sono viziati e irrispettosi, superficiali e demotivati… forse qualche responsabilità in merito ce la dobbiamo riconoscere. Che ognuno riprenda il suo ruolo: insegnanti, alunni, genitori. Ciascuno ritorni al suo posto altrimenti si corre il rischio di generare confusione e inettitudine…

8 commenti su questo articolo:

  1. Agata ha detto:

    Come possono crescere i figli se i genitori si comportano come degli irriducibili adolescenti?

  2. Silvana ha detto:

    Quanta verità nelle parole di Magdala!!Anche io,mio malgrado,senza che nessuno mi avesse chiesto il permesso,mi ritrovo in un gruppo di “sedicenti”genitori agguerriti pronti ad addossare qualsiasi insuccesso a presunte incapacità dei docenti…a nulla valgono i tentativi di mediare e di esprimere punti di vista diversi..fino a quando non si prenderà coscienza di quanto dannoso sia questo atteggiamento si avranno solo ragazzi smidollati e inetti,incapaci di affrontate le sfide della vita!!!!

  3. Marzia ha detto:

    Troppo spesso, da insegnanti, si incontrano genitori che disfano, come Penelope, la tela che tu hai appena tessuto. Teniamo duro, ma non è facile

  4. Emiliano ha detto:

    L’eccesso di comunicazione distorce/uccide una reale comunicazione.
    L’eccesso di condivisione crea una sorta di iperattività ansiosa e di molesto protagonismo.
    Tutti elementi che, soprattutto in relazione alla scuola, sono dannosissimi.

  5. Grazia M. ha detto:

    Ho rivisto di recente “Immaturi” grande successo di Virzì quando è uscito e riproposto spesso in televisione. Da adulti, i protagonisti, devono rifare gli esami di maturità. Il loro comportamento, nonostante i problemi personali e l’età adulta, si ripropone esattamente come se fossero ancora adolescenti. Infatti restano degli eterni Peter Pan, dimostrando le loro debolezze ma forse le nostre…

  6. Rossella ha detto:

    Il bravo genitore non prepara la strada ai figli ma prepara i figli ad affrontare la strada

  7. Vittoria De Angelis ha detto:

    Magdalena e i suoi spaccati di verità “scolastica” ironici e, a tratti, sarcastici… Riesci a descrivere con assoluta obiettività quanto accade nei rapporti odierni tra alunni, genitori e docenti….. Io mi definisco “vintage” : quanto vorrei si tornasse indietro, ai bei tempi che furono, quando “mazzate e panelli” facevano i figli “bell’ ” e contribuivano, con un adeguato equilibrio tra azione e conversazione, a rendere i ragazzi un pochino più consapevoli nell’affrontare il loro futuro… Grazie Magdalena: riesci sempre a darmi opportuni spunti di riflessione…

  8. Ornella Papitto ha detto:

    L’aspetto che mi inquieta di più è l’azione di sostituzione che i genitori fanno a danno dei propri figli.
    Ciò che interessa i genitori è quel maledetto risultato numerico e non la reale e concreta capacità dei propri figli di saper affrontare un problema e saper trovare una soluzione.
    I genitori cercano la soluzione in sostituzione dei figli e non si rendono conto di essere, essi stessi, il problema e non la soluzione.

    Grazie Magdalena, grazie di cuore <3

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