Quale Europa

13 maggio 2019 di: Francesca Traìna

Per fare un discorso serio sull’Europa, seppur breve per economia di spazio, dobbiamo partire da un assunto inconfutabile: l’integrazione europea ha contribuito a realizzare la pace dopo che il nazionalismo e altre ideologie estreme avevano portato l’Europa alla barbarie di due guerre mondiali. Sulle macerie di quei conflitti si è faticosamente costruita un’intesa tra i popoli, un tessuto comune d’ideali, solidarietà e mutuo soccorso che ha messo il continente al riparo rispetto ad eventuali recrudescenze di velleitari nazionalismi e regimi autoritari. Oggi, purtroppo, non possiamo dare per scontate la pace e la libertà raggiunte a prezzo di morte e distruzione, ma, paradossalmente, ci ritroviamo a dover riconquistare quegli ideali posti alla base dell’Unione Europea, anche a causa delle politiche di alcuni stati membri – oggi inneggianti al sovranismo – che vorrebbero costruire muri protettivi contro lo “straniero” e, addirittura, chiamarsi fuori dall’Europa e dall’euro (Inghilterra docet). Certamente non possiamo nascondere i vari e complessi problemi che hanno attraversato in questi ultimi anni l’Europa: dalla globalizzazione alla crisi economica, alla disoccupazione, alla rabbia delle fasce deboli le cui legittime istanze e rivendicazioni sono state cavalcate strumentalmente dalle destre, dai primatisti della razza bianca, da quanti, chiudendo porti e confini, vorrebbero circoscrivere il proprio paese all’interno di un perimetro incontaminato, autosufficiente e autoreferenziale. Allora l’impegno cui oggi siamo chiamati, come cittadini e cittadine, deve essere quello di contribuire attivamente alla costruzione, se non alla rinascita, di un’Europa pacificata, integrata, democratica e tuttavia modificata in alcune sue prerogative che, nel tempo, si sono rivelate precarie e che, in parte, hanno contribuito a generare malcontento sociale. Non è certamente un caso che ventuno capi di Stato hanno lanciato l’appello: “Vogliamo un’Europa più forte”. L’appello di Mattarella e di altri capi di Stato è destinato alle forze euroscettiche: “l’Europa è la migliore idea che abbiamo mai avuto” recita il manifesto e non possiamo che condividere appieno lo spirito e le parole in esso contenuti. Mancano tre settimane alle elezioni europee e la sollecitazione va principalmente agli uomini e alle donne affinché votino per difendere l’Unione minacciata dall’ondata di forze euroscettiche, sovraniste, di destra più o meno estrema.

Alle elezioni saremo noi, e solo noi, a scegliere quale strada seguire: continuare nel solco tracciato, magari modificandolo, o permettere che i sovranismi prendano il sopravvento, chiudano i confini mettendo a repentaglio la pace e l’equilibrio tra i popoli. Non possiamo permettere il ritorno ad un’Europa in cui i Paesi non siano più partner eguali tra loro, ma avversari o addirittura nemici. Siamo consapevoli che l’Unione debba affrontare sfide difficili garantendo integrazione, libertà di movimento, democrazia. Ma è proprio in nome di tali principi che c’è una chiamata generale alla responsabilità e al civismo. Le opinioni, le critiche, le riflessioni, dichiarano i capi di Stato, “sono diverse tra i cittadini, tra i governi degli Stati membri e anche tra noi capi di Stato”. “Tuttavia siamo d’accordo sul fatto che l’integrazione e l’unità sono essenziali e sul fatto che vogliamo andare avanti con l’Europa come Unione. Solo una comunità forte sarà in grado di fronteggiare le sfide globali del nostro tempo”. Serve, quindi, un’Unione europea “forte”. “Un’Unione che abbia istituzioni comuni, un’Unione che riveda costantemente il suo lavoro con occhio critico e che sia in grado di riformarsi, un’Unione costruita sui suoi cittadini e sui suoi Stati membri come base vitale”.

Desidero ricordare infine che l’Europa ha potuto contare, in passato, su figure femminili di spicco già prima della fine della seconda guerra mondiale, come Simone Weil che ha intensamente partecipato alle vicende dell’Europa tra le due guerre e, alla fine della sua vita, si è dedicata a pensare un futuro che portasse Francia ed Europa a riscattarsi dagli esiti di una disastrosa modernità. Oltre Weil altre donne vanno iscritte nella genealogia dell’Europa, perché il loro contributo e il loro impegno di allora, ancorché trascurato dai canoni letterari, può anche oggi trasmetterci l’alta qualità della loro ispirazione e del loro pensiero per il rinnovamento dell’Europa.

 

3 commenti su questo articolo:

  1. Lina ha detto:

    Fate bene a ricordarci i pericoli di un voto sbagliato. Dobbiamo contrastare le destre neofasciste e penso che il mio voto andrà ad un partito della sinistra che abbia un consenso ampio. Quello che avrà maggiori consensi sarà in grado di avere maggiore forza nell’opporsi ai sovranisti. Mi dispiace che i partiti della sinistra non siano uniti. Questo ci danneggia e andare alla ricerca della percentuale per avere un solo seggio oggi è insensato! Mai come stavolta il voto a sinistra, per quanto mi riguarda, sarà quello dato al partito che ha maggiori possibilità.

  2. rosamaria ha detto:

    Parlare dell’Europa in questo momento è importante intanto spingere per riformare una sinistra che contrasti gli altri partiti beceri e fascisti è necessario, come è necessario sentirsi europei.

  3. silvana ha detto:

    brava Francesca, noi dobbiamo parlare spesso dell’Europa e mi dispiace che non lo facciamo. Tu lo hai fatto in modo profondo e completo.

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