Giorno della memoria – 27 gennaio “per non dimenticare”

27 gennaio 2019 di: Francesca Traìna

Forse la Storia chiamerà l’Italia e l’Europa intera a rispondere delle migliaia di morti in mare, delle donne, uomini, bambini/e annegati nelle acque del Mediterraneo per nostra responsabilità.

Porti chiusi come i cuori, l’umanità trasformatasi in una immensa fauce d’odio e di rabbia.

Sembra un gioco a dama dove le pedine, però, sono esseri umani la cui sopravvivenza o morte viene gestita da mani folli che quelle pedine muovono a piacimento secondo interessi politici di parte. Provo una grande vergogna mista a un profondo senso d’impotenza. Non so pregare né imprecare, ma ho occhi per vedere e osservare, orecchie per sentire e lingua per nominare il mondo, parole da dire e da scrivere per la barbarie che si rinnova. La Storia non si ripete uguale a se stessa, ma cambia forma e colore perpetuando, tuttavia, schemi di morte. So bene che la realtà di oggi non ci pone davanti all’orrore della deportazione degli ebrei nei campi di concentramento e del loro sistematico annientamento, ma con diverse modalità ci pone davanti a nuove morti per cause e motivi che, a volerli giustapporre, non sono così lontani da quelli che hanno segnato, con le svastiche, l’ultimo conflitto mondiale.

Con le parole della filosofa Hannah Arendt, oggi, “giornata della memoria” desideriamo ricordare l’immane tragedia causata, durante la seconda guerra mondiale, dalla follia nazista la cui dottrina perseguì il totale annientamento di ebrei, zingari, omosessuali, disabili, malati di mente, oppositori politici, comunisti, gruppi etnici e religiosi ritenuti “indesiderabili riuscendo, in tal modo, a sterminare circa 14, 15 milioni di persone di ogni età.

Forse il numero esatto delle vittime, la Storia non potrà mai restituircelo, considerata la vastità incalcolabile dell’eccidio, ma l’orrore, il dolore, l’indignazione restano in noi che “non dimentichiamo”, che teniamo altissima l’attenzione perché ciò non abbia mai più a ripetersi e che assumiamo, oggi più di ieri, l’impegno della riflessione e del dialogo con le giovani generazioni:

“Ciò che più colpiva le menti di quegli uomini che si erano trasformati in assassini, era semplicemente l’idea di essere elementi di un processo grandioso, unico nella storia del mondo (“un compito grande, che si presenta una volta ogni duemila anni”) e perciò gravoso. Questo era molto importante perché essi non erano sadici o assassini per natura; anzi, i nazisti si sforzarono sempre, sistematicamente, di mettere in disparte tutti coloro che provavano un godimento fisico nell’uccidere. (…). Perciò il problema era quello di soffocare non tanto la voce della loro coscienza, quanto la pietà istintiva, animale, che ogni individuo normale prova di fronte alla sofferenza fisica degli altri. Il trucco usato da Himmler ( che a quanto pare era lui stesso vittima di queste reazioni istintive) era molto semplice e molto efficace: consisteva nel deviare questi istinti , per così dire, verso l’io. E così, invece di pensare: che cose orribili faccio al prossimo!, gli assassini pensavano: che orribili cose devo vedere nell’adempimento dei miei doveri, che compito terribile grava sulle mie spalle!”

 

2 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    Ancora una volta… centinaia di morti nel Mediterraneo, migranti costretti a restare in mare in un lungo e interminabile viaggio, richiedenti asilo o con protezione umanitaria sgomberati…ancora una volta persone sradicate, bambini strappati alle loro classi, malati allontanati dai luoghi di cura…Decine di docenti del Liceo Amaldi di Roma propongono, come segnale di preoccupazione, uno “sciopero alla rovescia” per riflettere nelle prime due ore di lezione di mercoledì 30 gennaio fermando la didattica e dedicando quel tempo a lettura di giornali, approfondimenti e quant’altro possa rompere l’indifferenza e la rassegnazione…

  2. Sibilla ha detto:

    Beh la deportazione di nigeriani, senegalesi, ganesi, e ancora siriani, pakistani, afghanistani nei campi della Libia dove ormai sono più che documentate torture, sevizie, ominici a me invece sembra proprio la stessa deportazione degli ebrei. Certo mare non in treno ma in gommone…
    Persecuzione razziale. Nè più ne’ meno!

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