Autunno malato

5 novembre 2018 di: Guillaume Apollinaire

Autunno malato e adorato
morirai quando l’uragano soffierà sui roseti
quando avrà nevicato
sui frutteti.

Povero autunno
muori in biancore e ricchezza
di neve e di frutti maturi.
In fondo al cielo
planano sparvieri
sulle nixi graziose dai capelli verdi e nane
che non hanno mai amato.

Sui confini lontani
i cervi hanno bramito.

E quanto amo stagione quanto amo i tuoi suoni
i frutti che cadono e che nessuno raccoglie
il vento e la foresta che piangono
tutte le loro lacrime d’autunno foglia a foglia
le foglie
pestate
un treno
che passa
la vita
che va.

4 commenti su questo articolo:

  1. giuliana ha detto:

    Come mi piace questo intercalare poetico che ogni tanto ci dedica Mezzocielo!!!

    • Vincenzo Cardarelli ha detto:

      Come varia il colore
      delle stagioni,
      così gli umori e i pensieri degli uomini.

      Tutto nel mondo è mutevole tempo.
      Ed ecco, è già pallido,
      sepolcrale autunno,
      quando pur ieri imperava
      la rigogliosa quasi eterna estate.

  2. maria lo bianco ha detto:

    Le poesie delle donne sono spesso

    piatte, ingenue, realistiche e ossessive”,

    mi dice un critico gentile dagli occhi a palla.

    “Mancano di leggerezza, di fumo, di vanità,

    sono tutte d’un pezzo come dei tubi,

    non c’è garbo, scioltezza, estro;

    sono prive dell’intelligenza maliziosa

    dell’artificio, insomma non raggiungono

    quell’aria da pomeriggio limpido dopo la pioggia.”

    Forse è vero, gli dico. Ma tu non sai

    cosa vuol dire essere donna. Dovresti

    provare una volta per piacere anche se

    è proibito dal tuo sesso di pane e ferro.

    Ride, strabuzza gli occhi. “A me non importa

    se sia donna o meno. Voglio vedere i risultati

    poetici. C’è chi riesce a fare la ciambella

    con il buco. Se è donna o uomo cosa cambia?”

    Cambia, amico dagli occhi verdi, cambia;

    perché una donna non può fare finta

    di non essere donna. Ed essere donna

    significa conoscere la propria soggezione,

    significa vivere e respirare la degradazione

    e il disprezzo di sé che si può superare

    solo con fatiche dolorose e lagrime nere.

    (“Le poesie delle donne”, Dacia Maraini)

    • ADA NEGRI ha detto:

      Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
      che s’imbeve di te sin nelle fibre
      che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
      e il tronco al suolo;e tu dentro le vene
      passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
      So che annunci l’inverno: che fra breve
      quella foglia cadrà, fatta colore
      della ruggine, e al fango andrà commista,
      ma le radici nutrirà del tronco
      per rispuntar dai rami a primavera.

      Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
      abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
      che non morrò, che non morrò, che solo
      muterò volto sin che avrà la terra
      le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

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