Per chi non c’è più

31 ottobre 2018 di: Francesca Traina

È autunno, dicono, ma lo scirocco assale la pelle. Il sole scoppia sulla fronte.
Il “castagnaro” all’angolo di tutte le strade, con la sua fornacella vecchia e surreale, sparge fumi nell’aria assolata. Le castagne patinate bianco-cenere richiamano improbabili distese innevate; occhieggiano da una spaccatura laterale, proprio come i melograni che rosseggiano più in là. Ma i 25 gradi spingono verso il mare. Non c’è che azzurrità.
Un tempo breve di stordimento perché colorati crisantemi, in attesa di posarsi altrove, dicono che è novembre. Oggi sono per le strade della città. Mi accorgo di quante interruzioni vi siano nello spazio e nel tempo di una passeggiata.
Questo è un giorno strano. Anticipa la vita e la morte secondo l’ora legale e solare. Abbiamo riportato gli orologi indietro di un’ora. Riprendiamo a ritroso lo scontento dei giorni ordinati in fila per uno.
Tra poco sarà inverno freddo. Il vento sveglierà odori umidi di bosco. Suoni diversi. Contrasti.
E noi, nel prodigio della vita, proviamo a manifestare le atmosfere cromatiche e profumate delle
nostre contraddizioni.
Ma è la ricorrenza dei defunti e riflettiamo sulle margherite sfogliate, petalo per petalo, come
quando da bambine giocavamo a dire: m’ama non m’ama e staccavamo con decisione il petalo
bianco affidandogli il destino dei nostri amori. Oggi sono tanti i petali mancanti; ci ritroviamo con
una margherita in mano quasi del tutto spoglia dei suoi petali.
Quante amiche sono andate via, sono rimaste ferme mentre noi abbiamo continuato il cammino. Non le vediamo ma sono accanto a noi separate da una pellicola sottile, ma più impenetrabile della cortina che ci separa ordinatamente gli uni dagli altri, le une dalle altre.
Possono soltanto inviarci messaggi involuti che sta a noi cogliere per restituire solo un po’ di calore, quello che più a loro manca.
Oggi si pensa a chi non c’è, a chi non è più con noi a dividere precari segmenti di vita, a chi è andato in un altrove sconosciuto. Si pensa a chi è rimasto con gli occhi aperti su un mondo anch’esso sconosciuto, lontano dai cuori capaci di serbare intatti sentimenti sopravvissuti all’eccidio dei legami.
Non sentiamo il respiro di chi è morto ma la sera, quando il silenzio cala sui cuori e sulle case, quando si è capaci di ascoltare e capire quel silenzio, quando il cuore diventa piccolo e la casa immensa come un campo che circonda, allora – forse – il respiro diviene luogo dove incontrare altri respiri e altri silenzi.

5 commenti su questo articolo:

  1. Silvana ha detto:

    Cara Francesca ogni volta che leggo un tuo articolo mi assale una commozione piena di una tenera malinconia,sono felice ancora di più quando lo scrivi per noi.

  2. Giulio ha detto:

    Brava Francesca Traina una delle migliori poetesse italiane!

  3. anna trapani ha detto:

    I tuoi scritti sempre malinconici e lievi come una foglia secca che in autunno cade e non fa rumore sono linfa per gli animi eletti che sentono il mondo con intensità rara in un momento storico di involuzione culturale ed emotiva.

  4. rita ha detto:

    bellissimo articolo e meravigliosa Francesca che riesce a esprimere queste sensazioni
    forti ma indefinite che tanti proviamo. Di certo lassù/da qualche parte qualcuno sorride.

  5. giuseppe ha detto:

    complimenti per la struggente e intensa poesia sulla ricorrenza dei defunti e sulla stagione autunnale, che evoca malinconici sentimenti.

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