Non tirerai i nostri fili

22 agosto 2018 di: Carlotta Bertini

Ho sofferto con i parenti delle vittime del ponte. Mi sono sentita madre, nonna, fidanzata, amica di tutti loro. Ho rifiutato il destino atroce che ha scelto questi fiammiferi corti nel mazzo della vita. In questi giorni del dopo non mi va di ascoltare commenti d’autore o stupidaggini del si doveva e del cerchiamo i colpevoli. Tantomeno righe infinite, temi e prose di chi scrive. Mi ha inorgoglito il dolore silenzioso, contenuto, privato, la dignità dei parenti e delle persone private della loro casa che ho percepito più tonante e assordante di giustificate urla disperate. Si potrebbe pensare sia ben poca cosa rispetto alla tragedia avvenuta ma butta in faccia a chi doveva intervenire a tempo debito al consolidamento delle parti usurate, una dignità nobile e antica che contraddistingue l’essere italiano. E’ uno schiaffo a chi per denaro non si preoccupa di uccidere, a un governo che concede ai potenti e solo a loro, la possibilità di guadagnare sempre di più concedendo contratti a favore unico. Il rifiuto di partecipazione ai funerali di Stato è obsoleto certo, manifesta però una denuncia gravissima, non urlata, silenziosa ma durissima: non saremo burattini sul tuo palcoscenico, non tirerai i nostri fili.

1 commento su questo articolo:

  1. Rosa ha detto:

    Tutti noi abbiamo immaginato che potevamo essere su quel ponte in quel momento. Un senso di vuoto ci attanaglia. Un senso di impotenza ci accomuna. Non si può fare niente se ti trovi sul baratro…Non doveva succedere ma è successo. Piangiamo per chi non c’è più. La rabbia è la risposta immediata per chi non ha evitato che il ponte crollasse con interventi dovuti considerando la posizione geografica e l’eccessivo traffico. Dignitosi i genovesi che, loro malgrado, si stanno adattando a nuove situazioni di vita in quartieri diversi e in case diverse da quelle che amavano.

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