Disagio psichico e retorica della paura

12 agosto 2018 di: Rossella Caleca

Nel grigio diluvio antidemocratico odierno, in cui opportunità e diritti faticosamente conquistati sono sommersi dall’intolleranza, dal razzismo, dal sessismo, con atti di violenza ormai quotidiani, non potevano mancare le esternazioni contro le persone che soffrono di disturbi mentali, per alcuni i più diversi tra i diversi, per tutti uno specchio da cui distogliamo lo sguardo.

Nei loro confronti si attua la stessa distorsione della realtà applicata su tante questioni di difficile soluzione, a nascondere verità scomode: le persone con disagio sarebbero pericolose, aumentate le aggressioni di cui sarebbero autori, la riforma psichiatrica attuata in Italia con la legge 180, con l’abolizione dei manicomi avrebbe lasciato alle famiglie la cura e l’assistenza delle persone con disagio psichico.

Peccato che nulla di tutto ciò sia vero, come ribadiscono con forza sia gli psichiatri della Società Italiana di Psichiatria che i familiari rappresentati dall’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale.

I primi ricordano che il sistema di cura e assistenza articolato nei Dipartimenti di Salute Mentale e costruito faticosamente in quattro decenni con servizi territoriali, servizi ospedalieri per le emergenze e strutture residenziali (un sistema che ha accolto 20 milioni di persone in 40 anni, 800.000 nel solo 2016 – tanto per ricordare le dimensioni dei problemi) è oggi allo stremo non per difetto d’impianto o per inefficacia, ma per l’assurda, questa sì, mancanza di  fondi per strutture e operatori: per questi ultimi il deficit va dal 25 al 75% in meno rispetto allo standard previsto;  il finanziamento complessivo  per i Servizi di Salute Mentale ammonta al 3,5% della spesa sanitaria italiana, mentre molte altre nazioni in Europa investono dal 10 al 15%  della corrispondente spesa.

Le Associazioni di familiari hanno inviato una lettera aperta alla Ministra della Salute, al Presidente del Consiglio e ai presidenti di Camera e Senato, condannando le dichiarazioni del Ministro dell’Interno Salvini e difendendo la legge 180 e la lunga strada compiuta insieme da utenti dei servizi, operatori e familiari.

Un percorso che negli ultimi anni si è orientato verso una presa in carico comunitaria per l’inclusione sociale delle persone con disagio, in cui servizi, utenti, familiari, associazioni ed enti del Terzo Settore definiscono insieme progetti di salute; progetti spesso interrotti per mancanza di risorse. Di certo le famiglie non vogliono la riapertura dei manicomi (o in sostituzione l’apertura di tanti “minicomi”) ma essere aiutate a offrire ai loro cari opportunità per vivere una vita piena e soddisfacente.

Ammettere tutto questo significherebbe dover affrontare i problemi complessi posti dall’incongruità delle politiche sociali e dall’inesorabile svuotamento del Welfare, questo sì visto come priorità da chi ci governa. Meglio la retorica.

Ma squalificare le persone con disagio psichico, fomentare diffidenza e paura nei loro confronti fa anche parte di una generale strategia di orientamento dell’opinione pubblica all’intolleranza verso ogni diversità. Che sembra stia avendo successo.

 

2 commenti su questo articolo:

  1. Ornella Papitto ha detto:

    Grazie Rossella, perché far emergere la grossolanità del pensiero dominante rende giustizia a chi, quotidianamente, all’interno dei servizi pubblici o di enti privati si impegna per la reale integrazione nella società.

    L’esclusione conduce gli esseri umani alla disperazione e noi cittadini dobbiamo impedire agli stolti di continuare nella direzione dell’esclusione e del respingimento, a partire proprio da chi ha un problema psichico.

  2. Rosa ha detto:

    Io sottoscrivo ogni parola ogni concetto così ben formulato dall’ottima Rossella. I malati mentali sono cittdini di serie A che appartengono a famiglie di serie A e per usare le parole di S.Camillo de Lellis “sono i nostri signori” cioè coloro che ci aiutano ad esercitare la signoria di se stessi, sono coloro che ci umanizzano e ci fanno scoprire che la terapia dell’amore accompagna e qualifica la terapia psichiatrica. Hanno paura loro di noi, i malti mentali perchè sanno la loro fragilità e hanno visto come molti di loro sono stati ridotti da cure scellerate e da ignoranza diffusa. Io sono disponibile per qualunque progetto, anche per eventi per cercare fondi, purchè la loro vita abbia qualità e dignità

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