Giulia Lama, pittrice e donna anticonvenzionale nella Venezia del Settecento

29 maggio 2018 di: Rita Annaloro

Chi avesse dubbi sull’emancipazione delle donne a Venezia nei secoli passati, può vedere a Palazzo Rezzonico (23 maggio-3 settembre), l’esposizione dei Nudi di Giulia Lama (1681-1747). Costei, figlia del pittore Agostino, non era l’unica pittrice del suo tempo, ma mentre le coeve Rosalba Carriera (1675-1757) o Marianna Carlevaris (1703-1750) si limitavano a una pittura da stanza che produceva i pregevoli ritratti che si possono ammirare nella Sala dei Pastelli dello stesso Museo del ‘700, Giulia frequentò l’Accademia di Giambattista Piazzetta, che ce ne lasciò un ritratto affascinante.

Secondo l’abate Antonio Conti, che ne apprezzava le doti espressive nelle grandi composizioni: “la povera donna è perseguitata dai pittori ma la sua virtù trionfa sui suoi nemici”. Giulia Lama, infatti, ebbe diverse commissioni per pale d’altare, fra cui quella di Santa Maria Formosa e quella magnifica di San Vidal, dove si confrontava con pittori del vaglio di Piazzetta, Ricci, Pellegrini. Probabilmente era l’unica donna a frequentare l’Accademia, perché anche in un disegno del Tiepolo tra i diversi uomini imparruccati che ritraggono un modello nudo, non spicca nessuna donna. Pure i dodici splendidi disegni esposti non lasciano dubbi sul fatto che l’artista non abbia ritratto. Copie di calchi di antiche statue, come la prassi imposta dalla controriforma imponeva.

Certo, doveva essere una donna eccezionale, come testimonia l’Abate Conti, “…parla con grazia e raffinatezza”, probabilmente perché aveva approfondito studi matematici e umanistici con il Padre Domenicano Tommaso Maffei che …”aveva insegnato le matematiche e la politica ai soggetti più illustri del nostro paese” e alcuni suoi sonetti sono inseriti tra “…i componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo”…pubblicato nel 1726 da Luisa Bargelli, futura moglie di Gasparo Gozzi. Le sue poesie esprimono le forti emozioni di una giovanile delusione amorosa e il suo modello Il Martirio di Santa Eurosia mostra tutta la drammaticità di un femminicidio storico.

Giulia Lama doveva ben conoscere le difficoltà quotidiane di un’ artista in ogni tempo, perché pare si guadagnasse da vivere facendo anche la merlettaia. Al giorno d’oggi, poiché quella onesta professione non le garantirebbe un reddito sicuro, forse la incontreremmo in Riva degli Schiavoni a fare ritratti ai turisti!?

 

 

 

 

4 commenti su questo articolo:

  1. Maria ha detto:

    A questo proposito segnalo per le pochissime che non l’abbiano letto Veronica, meretrice e scrittora, di Dacia Maraini. testo teatrale sulla vita Veronica Franco poetessa e cortigiana della Venezia del secondo cinquecento.Bellissimo.
    Marial.b.

  2. chiara Levorato ha detto:

    Questo articolo fa veramente venir voglia di andare a vedere i Nudi di Giulia Lama, che sono esposti a Venezia, a Cà Rezzonico Museo del ‘700 Veneziano.
    Ho visto dal programma del MUVE (Musei di Venezia) che il giorno 12 giugno alle 17,30 ci sara l’opportunità di vedere i Nudi di Giulia Lama gratuitamente partecipando ad un convegno su due altre eccellenti veneziane del ’77’: Luisa Bergalli e Maddalena Lombardini. La prima pubblicò nel 1726 una antologia delle ‘più illustri rimatrici di ogni secolo’, come recita il titolo, la seconda fu una compositrice di quartetti d’archi, che verranno eseguiti al termine del convegno.

  3. Clara ha detto:

    Ringrazio Rita di aver segnalato questa mostra sull’opera di Giulia Lama, artista di cui non avevo mai sentito parlare. In questa rubrica si stanno illuminando finalmente tante eccellenze femminili oscurate. Una iniziativa di Mezzocielo che apprezzo molto..

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