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	<title>mezzocielo &#187; Punti di vista</title>
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		<title>finestre aperte sugli scandali</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 11:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-52.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10547" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-52.png" alt="" width="180" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-41.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignright size-full wp-image-10548" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-41.png" alt="" width="236" height="180" /></a>Eravamo abituati a Report di Rai3, che ha tolto con mano decisa tanti coperchi ad altrettante brutture politiche e amministrative che ci circondano, e ora siamo a “Gli intoccabili” de La7 che,  non è proprio la stessa cosa, ma programma di legittima parentela riesce ad essere. Dunque finestra aperta su chi, responsabile o ai vertici di pubbliche istituzioni, si fa davvero gli affari suoi sulla pelle di un paese, di una comunità e perché no, di una intera nazione. A sentirsi una gran  brutta aria addosso sono ancora una volta gli inermi utenti di servizi giornalistici così puntuti e serrati. Inermi, perché una buona dose di scandalo in più ci amareggia e tutto finisce lì. Inermi proprio perché finisce lì  davvero se osserviamo e decodifichiamo, l’indifferenza alle accuse, la sfrontatezza senza limiti di gente passata dal gioco delle urne, che con gesti, parole ed espressioni, &#8211; evitiamo di aggiungere opere ed omissioni- pare dire “embè”? Avete scoperto l’acqua calda, scottatevi pure! Noi, per quel che ci riguarda, lasciamo raffreddare il motore della Ferrari  e simili che corrono su pista a ben altro destinata, o regoliamo a tempo i vapori della sauna, che del resto sta in un contesto meno elegante di quel che ci meritiamo, e ”beccatevi anche questa” vi spariamo in faccia che, mentre vi fate al centesimo i conti della spesa, a noi tocca per il lavoro e le responsabilità che abbiamo, non solo tutto il compenso che riceviamo che non ha paragoni altrove, ma anzi (sic!) forse di più.</p>
<p>E dal sud al nord ecco a voi l’intero stivale con un unico dna: cattiva amministrazione, spregio dell’interesse pubblico, difesa di quello privato, se è il loro, sino allo “sfascio” del sistema. E allora? Allora qualcuno che può e deve intervenire vada a fondo. Ci liberi ove è possibile, non tanto delle saune ristoratrici quanto dello spreco di phon, del doppio enorme guadagno del primo imbelle insignito e restituisca alla comunità il mal tolto. Signori ministri, oggi Passera o Fornero, guardate le inchieste Tv. Alcune in special modo. Se rispondono a verità documentate, non pensate che sia solo spettacolo. Semmai, specchio è. E non quello delle nostre brame! Perché è chiaro che seppure non vogliamo santi con l’aureola,  asceti o missionari nei posti chiave, neppure trovano il nostro gradimento guasconi e capitani di ventura,  per non dire incapaci, impostori con nutriti conti in banca in Italia o all’estero!</p>
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		<title>liberalizzare gli avvocati, così non va</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Governo Monti sta cercando di risanare il debito pubblico ridando credibilità all&#8217;Italia. Intento pregevole e meritevole. Le manovre, destinate a ridurre il debito pubblico, a ridurre gli sprechi, a sostenere lo sviluppo economico, però, hanno introdotto norme che, di fatto, intaccano il libero esercizio dell&#8217;attività dell&#8217;avvocato. Farmacisti, notai, tassisti e avvocati interessati. Nessuna differenza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-51.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10541" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-51.png" alt="" width="251" height="180" /></a>Il Governo Monti sta cercando di risanare il debito pubblico ridando credibilità all&#8217;Italia. Intento pregevole e meritevole. Le manovre, destinate a ridurre il debito pubblico, a ridurre gli sprechi, a sostenere lo sviluppo economico, però, hanno introdotto norme che, di fatto, intaccano il libero esercizio dell&#8217;attività dell&#8217;avvocato. Farmacisti, notai, tassisti e avvocati interessati. Nessuna differenza, pare, tra le categorie nominate: gli avvocati non esercitano a numero chiuso su confini territoriali prefissati per numero di utenti, non comprano licenze, non hanno orari, né insegne. L&#8217;avvocato esercita, in forma associata o individuale, dopo aver conseguito la laurea, svolto il periodo di pratica legale e superato l&#8217;esame di Stato e sotto l&#8217;osservanza del suo comportamento da parte degli Ordini Professionali, per la tutela dei diritti dei cittadini e per l&#8217;osservanza delle leggi.</p>
<p>Nessuna limitazione all&#8217;accesso della professione se non quella prevista dalla legge. Nessun ostacolo se non il conseguimento del titolo di avvocato. Liberalizzazione? Bene. Gli Avvocati sono già liberalizzati. Non costituiscono una casta. Non sono a numero chiuso. Il mercato forense italiano è il più liberalizzato e aperto d’Europa: gli avvocati italiani costituiscono un quarto degli avvocati dei Paesi dell’Unione europea, quelli ammessi al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori sono 46.000; gli studenti delle Facoltà di Giurisprudenza sono i più numerosi d’Europa. Quale &#8220;liberalizzazione&#8221; dunque? Il mercato è saturo e i giovani avvocati vivono di stenti. Giusto. Non sarebbe opportuno il numero chiuso degli iscritti alla Facoltà? Niente di tutto questo.</p>
<p>Uno scarno art.9, per ciò che qui a noi interessa, in un decreto-legge, contenente &#8220;Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita&#8217;&#8221;. Sono abrogate le tariffe forensi. Il professionista, se richiesto, deve fornire al cliente un preventivo in forma scritta con la previsione della complessità dell&#8217;incarico. Se non ottempera, il comportamento è rilevante in sede disciplinare. Le liquidazioni giudiziali e degli altri incarichi, verranno effettuate sulla scorta di un decreto che il Ministro di Giustizia dovrà &#8211; quando vorrà-, emettere. Il tirocinio potrà essere svolto già durante il corso di laurea. Seguono altre norme. Questa la liberalizzazione? L&#8217;abrogazione della tariffa legale e la riduzione del tirocinio?</p>
<p>Non credo ai miei occhi. Dove sono i giuristi? Dove i rappresentanti della categoria? Liberalizzazione degli avvocati ridotta a questo? Quale criterio uniforme a tutela del cittadino, per ritenere congruo il compenso richiesto dall&#8217;avvocato? Nulla di rilevante. Nulla. Solo un&#8217;operazione di chirurgia. Solo un&#8217;abrogazione. Un&#8217;aberrazione. Giusto abrogare le tariffe se il cittadino ha un parametro di riferimento per comprendere la congruità della richiesta del compenso. Giusto e doveroso fornire al cliente un&#8217;ipotesi di spesa e concordarla. Inattuabile  la previsione di un preventivo certo, senza riferimenti a parametri uguali per tutti i clienti e per il medesimo tipo di attività erogata. E ora? Aspettiamo di sapere cosa ne sarà dell&#8217;Avvocatura.</p>
<p>«Alla fine di un giorno ozioso, in cui nessun cliente era venuto a bussare alla sua porta, l’avvocato uscì dal suo studio fregandosi le mani con aria felice, e disse: buona giornata, nessuno è venuto a chiedermi di anticipargli le spese» (P. Calamandrei)</p>
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		<title>omaggio a Wislawa Szymborska</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/nobel.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10535" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/nobel.png" alt="" width="233" height="180" /></a>Questo è tempo di grandi commiati per la Poesia e la Letteratura. Avevamo appena salutato Vincenzo Consolo ed ecco che il primo febbraio, all’età di 88 anni, si è spenta a Cracovia la grande poeta polacca Wisława Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996. Il conferimento del Nobel, come spesso accade per la poesia, suscitò scalpore; addirittura, molti giornali italiani scrissero che si trattava di una scrittrice sconosciuta. Ovviamente era solo un problema di grande ignoranza da parte di quei giornalisti che ancora oggi ci rattrista. Iosif  Brodskij la considerava, insieme a Milosz e ad Herbert, una delle voci più alte della poesia contemporanea. Ed oggi il riconoscimento della sua grandezza attraversa ogni paese, vola oltre Europa e nel panorama della lirica mondiale del ‘900  si colloca ai primissimi posti.</p>
<p>Poeta ironica e acuta riversa in una scrittura limpida e leggera temi proibiti, abusati in letteratura, che la esporrebbero alla definizione di “semplice” se non fosse che la sua è solo un’apparente “semplicità”, che può ingannare coloro che al cospetto della poesia si pongono in modo disattento. Il suo linguaggio poetico è il risultato di una rigorosa padronanza di strumenti linguistici e metrici che si sciolgono poi in verso libero e musicale di grande bellezza. Tra le sue opere, tradotte e lette in tutto il mondo, ricordiamo: “Per questo viviamo”, “Domande poste a se stessa”, “Appello allo Yeti”, “Sale”, “Gente sul Ponte”, “Uno spasso”, ma quella che più ha contribuito a farla conoscere in Italia è certamente “Vista con granello di sabbia” dove è anche riportato il suo straordinario e bellissimo discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel. Questo piccolo tributo vuole essere non soltanto un omaggio alla Poeta, ma anche un’occasione per far conoscere Wisława Szymborska a chi non ha ancora avuto modo di accostarsi ai suoi testi:</p>
<p>«…Tuttavia nel linguaggio della poesia, in cui ogni parola ha un peso, non c’è più nulla di ordinario e normale. Nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo. A quanto pare, i poeti avranno sempre molto da fare».</p>
<p>(dal discorso tenuto in occasione del conferimento del Premio Nobel, 7 dicembre 1996)</p>
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		<title>celestiali silenzi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-4.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10521" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-4.png" alt="" width="260" height="180" /></a>Santità, credo che ormai molti sanno che ho sempre problemi, con l’appellativo iniziale delle mie lettere, ma la parola “santità” non mi dà esitazioni: è solida, con tutte le sue T, ricorda la pronunzia teutonica. La trovo davvero adatta. Santità, sento dunque il dovere di dirle che in questi giorni in cui abbiamo scoperto che una parte della nostra marina è fatta di “Capitani coraggiosi”, del tipo urta lo scoglio e fuggi, disposti più che a farci cullare dall’onda a buttarci nell’onta, in questo momento il cui l’elegante Monti deve dimostrarci che, per diventare buoni ed efficienti, basta aggiungere un’edicola, una farmacia, forse anche un’erboristeria e sarà come aggiungere un posto a tavola della omonima commedia musicale. Insomma Santità in questo momento in cui anche gli avvocati hanno perso la causa più importante, cioè la loro, lei continua a mantenere il suo sorriso, che si schiude appena come un bocciolo all’alba, e la sua calma. Questa celestiale tranquillità potrebbe attirare la mia simpatia se non fossi sicura che lei la perderebbe subito se le dicessi «Santità ci venga incontro, magari ci aiuti». Sicuramente alle mie parole lei alzerebbe la  sua mano ed  esclamerebbe «Kara zorella, perché ti rivolgi a me e non a tuoi kovernanti?». Anche se volessi rispettosamente  tacere, a questa frase, sarei costretta a ribattere: mi scusi Santità, ma non si è accorto che è lei per primo a rivolgersi sempre a noi. Ci parla, di bianco vestito, dal balcone per l’angelus, coperto d’oro e d’argento, a omelie e funzioni varie o, con rosso mantello, anche a un semplice convegno degli avvocati della sacra rota. Proprio in quest’ultimo, per esempio, lei ha dato il meglio di sé: ha tenuto, infatti,  a precisare che con i nostri soldi dell’uno per mille alla chiesa, la sacra rota era diventata più veloce nell’emanare sentenze di nullità  e dunque toccava a noi, data l’indissolubilità del matrimonio, riflettere ed ancora riflettere prima di chiedere l’annullamento.</p>
<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-5.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10522" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/02/Immagine-5.png" alt="" width="301" height="180" /></a>E’ come se ci avesse detto: ti do una Ferrari, pagata con i tuoi soldi, ma devi andare a trenta all’ora! Secondo me lei pensa che avere il dono della parola, come quasi tutti noi del resto, significa fare sentire la propria voce anche se non all’unisono con le situazioni reali. Ricordiamo ancora certe prediche contro l’uso del preservativo mentre nei paesi africani ed anche europei l’aids faceva stragi.  Ricordiamo come durante tutta la guerra in Iraq lei tacque sull’occupazione e i bombardamenti americani, parlò invece molto contro l’omosessualità, facendoci venire il dubbio che sterminare grandi e bambini non fosse  poi così grave come avere un personale orientamento sessuale. Vorrei ricordare anche quando ad Arcore e a palazzo Grazioli imperversava il Bunga Bunga, lei dal balcone di piazza San Pietro tuonò contro l’aborto, dandoci l’impressione che si potesse fornicare in libertà, ma mai abortire. Mi creda, la migliore scelta sarebbe, da parte sua, il silenzio ma anche questo Santità,  lei ha l’abilità di usarlo a sproposito. Per anni sui preti pedofili dalle sue labbra non uscì neanche un sussurro, come non disse nulla su il cadavere di Elisa Claps trovato in una chiesa, cioè in una delle sue case. Proprio, in questi ultimi giorni, continua a stendere  un velo di silenzio su Emanuela Orlandi, e sulle denunzie fatte da monsignor Viganò, prudentemente promosso, ma mandato oltremare. Per carità, si sa i giornalisti sono cattivi e non dovrebbero mai buttare la prima pietra, ma qualche sassolino, viene a tutti di lanciarlo contro il presepe che ogni Natale costa €550.000.</p>
<p>Mi domando se per placare gli animi non basterebbe pagare anche voi l’Ici o Imu, che sarebbe una buona conclusione al suo ultimo discorso sulla ridistribuzione della ricchezza. Santità se lei poi, prima di pagare, si rivolgesse a qualche agenzia pubblicitaria, che riesca far sembrare tutto un miracolo divino, sono sicura che avrebbe un buon ritorno d’immagine e un notevole rialzo nell’indice di gradimento, cosa utilissima in questi tempi per le kare zorelle e i kari fratelli.</p>
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		<title>piccole proposte dell’altro mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo tecnico del prof. Monti è stata una rivoluzione copernicana nella politica italiana. Infatti le cose da fare per sistemare la baracca nel nostro beneamato paese sono chiare a tutti, sia di destra che di sinistra, e guarda caso le cose che sta facendo questo governo sono appoggiate sia da destra che da sinistra. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-75.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10485" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-75.png" alt="" width="215" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-83.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignright size-full wp-image-10486" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-83.png" alt="" width="222" height="180" /></a>Il governo tecnico del prof. Monti è stata una rivoluzione copernicana nella politica italiana. Infatti le cose da fare per sistemare la baracca nel nostro beneamato paese sono chiare a tutti, sia di destra che di sinistra, e guarda caso le cose che sta facendo questo governo sono appoggiate sia da destra che da sinistra. C&#8217;era bisogno che ce lo dicesse la Comunità Europea, cosa bisognasse fare? No di certo. E allora?</p>
<p>Qualche semplice proposta. La politica italiana da più di vent&#8217;anni è ingessata negli interessi particolari che si chiamano: conflitto di interessi, occupazione politica della televisione, corruzione a tutti i livelli. E’ importante capire che ciascun partito tira l&#8217;acqua al mulino degli interessi del proprio elettorato, fregandosene altamente del &#8220;bene comune&#8221;. E guarda caso, le cose migliori in Italia le hanno fatte i governi tecnici: il governo Amato e il governo Ciampi, per citarne solo due. Non c’è una ricetta finale: eliminare i partiti non si può, rinunziare alla politica non si può, perorare le anarchie alla Beppe Grillo che urla cose giuste ma non ha proposte politiche, non è accettabile.</p>
<p>Però: si può pretendere il cambio della legge elettorale, pretendere almeno che siano i cittadini a eleggere i propri rappresentanti. Dopo di che, esigere il rispetto della legge a tutti i livelli. La qual cosa si raggiunge, per esempio, prevedendo che il reato di corruzione sia punito da 10 a 20 anni senza possibilità di sconti di pena, prescrizione breve, legge Gozzini e azzeccacarbugliate varie. In men che non si dica, finirebbero anche tutte le mafie, perché la corruzione è il brodo di coltura di tutte le mafie. Per la giustizia sociale, basta applicare il  principio evangelico: togliere ai ricchi per dare ai poveri; si potrebbe sbattere in galera gli evasori fiscali, confiscare il loro patrimonio e il risultato ridistribuirlo ai più bisognosi.</p>
<p>Cose dell&#8217;altro mondo? No, basta applicare alla politica i principi dell&#8217;etica.</p>
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		<title>due chiacchiere sulla politica vista dall’infedele</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-319.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10500" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-319.png" alt="" width="314" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-63.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10504" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-63.png" alt="" width="237" height="180" /></a>Eccolo,  “l’infedele” di Gad Lerner,  che ti fa arrivare alla sigla finale senza cliccare altrove! L’ultimo, lunedì scorso. Non foss’altro per la ragazza, da donna riconosciamolo in tutta serenità, che faceva il punto su Mario Monti, la sinistra italiana, la destra se vogliamo, le contestazioni, i giovani, il lavoro, il futuro che ci attende, resista o no questo governo detto di tecnici. Era davvero bella, volto da diva famosa, gambe da pinup con ginocchio perfetto, abbigliamento ricercato ma “non pensarci neppure”, gesti da relatrice perfetta, con effetti collaterali su contenuti  mirati e precisi. Alle sue spalle, portatrici sane di altri corretti e chiari interventi, che si voglia condividerli o no, altre due  ragazze, anch’esse assai gradevoli con trucco ed orpelli davvero “in” e ben decise ad analizzare con poche speranze l’attuale quadro Italia.</p>
<p>Perché “bella” non è detto voglia dire, e ormai si spera si tratti di concetto assorbito, “sciocca e ignorante”,  così come intelligente, capace e determinata non è sinonimo di brutta e sciatta. Dunque, insieme a studiosi, esperti, sindacalisti, politici e  quant’altro, questa volta – e Lella Costa sembrava coglierlo e potenziarlo con le sue osservazioni &#8211; il parterre era vario:  più veloce, più interessante, meno canonico  di alcune incrostazioni di incontri-dibattito e rivendicava – almeno lo speriamo &#8211; una sua autenticità. Nessuna aggressione, nessuna prevaricazione  (ma se siamo andati a prendere un bicchiere d’acqua in cucina, ci si perdoni la distrazione)  e qualche tassello di cronaca in più rivisitata e discussa. Certo,  a tirare le somme,  le piazze non sono tranquille, le contestazioni, persino a Napolitano che una sua buona pagella l’ha comunque guadagnata,  non mancano.</p>
<p>Ma la  verità  è che Monti tira avanti e noi non possiamo non tenergli dietro;  e se non siamo “infedeli” al Dio dei cieli, lo preghiamo un tantino che ci dia una mano. E altra verità è che Berlusconi non rappresenta il nostro paese in prima persona, ma tenta invece di districarsi tra processi, ricusazioni, prescrizioni e convocazioni continue; tuttavia appoggia l’attuale governo che ha dovuto raccogliere i suoi cocci. Ed altri ancora che da tempo si accumulano. Probabilmente pensa che:  se Monti ce la fa, almeno lui ci ha messo di puntello il suo fronte;  e se non dovesse farcela, avrebbe modo di sibilare che nessuno fa miracoli e che non gli si deve poi addebitare tanto di più!</p>
<p>All’Italia questo non importa gran che. Lunga vita agli onesti e bravi imprenditori! Che ne vengano molti e diano lavoro altrettanto onesto. Noi vorremmo uscire dal pantano e senza fanatismi guardiamo con attenzione, con trepidazione e con qualche palese malessere l’opera del Professore e del suo staff.</p>
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		<title>splendida Salomé</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fiamme psichedeliche salgono sulle pareti della Fenice, mentre un magnifico coro polifonico riconsegna  all’aria del tempo la tragedia di Lou Salomè e dei suoi infelici amanti (Friedrich Nietsche, Paul Rée, Rainer M. Rielke) fino a quando la smilza figura di un giovane attore che impersona Sinopoli entra in scena, sollevando un po’ di polvere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/salomé-fenice.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10494" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/salomé-fenice.png" alt="" width="304" height="180" /></a>Fiamme psichedeliche salgono sulle pareti della Fenice, mentre un magnifico coro polifonico riconsegna  all’aria del tempo la tragedia di Lou Salomè e dei suoi infelici amanti (Friedrich Nietsche, Paul Rée, Rainer M. Rielke) fino a quando la smilza figura di un giovane attore che impersona Sinopoli entra in scena, sollevando un po’ di polvere dalla segatura che avvolge vecchi libri e specchi che tracciano il percorso dall’entrata in platea fino al palcoscenico, dove un letto, su cui l&#8217;attore-Sinopoli si sdraia, si integra con l’orchestra, a sottolineare il carattere onirico dell’opera.</p>
<p>Coraggiosa ed emozionante la regia e la scenografia curata da allievi dello Iuav di Venezia, sotto la guida di Luca Ronconi, Franco Ripa di Meana e Margherita Palli: la doppia presenza in scena degli attori e dei cantanti che interpretano i personaggi favorisce la chiave di lettura psicanalitica che colloca la tragedia in un tempo irreale, anche se così legato all’Europa di fine Ottocento dove giovani donne anche di origine russa sperimentavano il difficile percorso della libertà femminile. «Studentesse Russe a Zurigo che si mettono a lavorare e smettono di essere donne» è fra i primi commenti maschili alla presentazione di Lou a Roma, in casa della contessa von Meysenbug, ma è proprio il desiderio di possedere l’eterno femminile superbamente mostrato da Lou, a gettare gli uomini ai suoi piedi.</p>
<p>Uomini che condividono con lei la tragedia quotidiana dell’essere sospesi tra la vita e la morte, tragedia del Superuomo, che rinnega la teologia a favore dell’antropologia, tragedia della fragilità emotiva contemporanea, che mette lacci e lacciuoli al nostro bisogno di amore. Nei quadri che si susseguono a rappresentare diversi momenti della vita di questa grande donna, limpido si leva il canto delle sue contraddizioni, grazie alla grande voce di Angeles Blancas Gulin, che ridesta in noi donne moderne il richiamo a seguire i suoi ideali di verità e libertà.</p>
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		<title>il pubblico più bello del reame</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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E&#8217; uno spettacolo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-318.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10474" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-318.png" alt="" width="271" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-514.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10479" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-514.png" alt="" width="259" height="180" /></a>Lo spettacolo è &#8220;Gli alti e bassi di Biancaneve&#8221; di Emma Dante e il luogo un teatro della periferia romana. Il pubblico una marea di bambini e ragazzini con allegati genitori e uno sparuto gruppo di intellettuali dislocati a macchia di leopardo, strappati al centro della città per rendere omaggio a Emma.</p>
<p>E&#8217; uno spettacolo per bambini? Come tutti i buoni spettacoli non è solo per qualcuno ma per molti. Gli attori sono solo tre, due donne e un uomo, ma i personaggi numerosi come prevede la favola. L&#8217;ingegno di Emma riesce a dare vita nuova a una vicenda risaputa, almeno per genitori e intellettuali. Fin dall&#8217;inizio la partecipazione è vivace e talvolta richiesta esplicitamente; in particolare Biancaneve rivela un carattere indeciso, bisognoso di supporto. I bambini non si fanno pregare: suggeriscono soluzioni, fanno proposte, offrono il loro aiuto. L&#8217;acme si raggiunge quando Biancaneve apre di nascosto la valigia del Principe Azzurro e trova un bellissimo abito da donna di cui si appropria. Un bambino o una bambina, è difficile stabilirlo solo dalla sua voce, dichiara indignato/indignata nel silenzio della sala: «Ma è una ladra!». L&#8217;attrice stessa ha un momento di stop, l&#8217;accusa è grave ed è amplificata dal silenzio-assenso che l&#8217;ha seguita. Ciò non toglie che lo spettacolo riprenda fino alla famosissima scena del bacio. Il principe bacia una prima volta Biancaneve ma non ottiene granché, ci riprova una seconda volta con qualche scarso risultato di risveglio. Ed ecco che a questo punto la stessa vocetta nel buio esorta il principe a fare il suo dovere con un perentorio «Baciala bene!». E se noi tutti, bambini ed adulti, non fossimo più spettatori a teatro, ma, come lo siamo stati per molto tempo, cittadini spettatori della devastazione e dello sfruttamento dell&#8217;Italia, e fossimo usciti finalmente da questo ruolo ed avessimo denunciato senza remora alcuna i  responsabili del ladrocinio del nostro paese, e pretendessimo giustamente che chi sta cercando di resuscitare l&#8217;Italia, lo facesse bene? Ai piccoli l&#8217;ardua sentenza!</p>
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		<title>emergenza Università pubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello al Parlamento e al Governo:
Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana. Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello al Parlamento e al Governo:</p>
<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-414.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10467" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-414.png" alt="" width="245" height="180" /></a>Tasse studentesche più alte e abolizione del valore legale del titolo di studio non miglioreranno l’università pubblica italiana. Approfittando dell’attenzione dell’opinione pubblica verso le “liberalizzazioni” di alcuni settori di attività del nostro Paese come strumento per una loro modernizzazione, in questi giorni è stata rilanciata &#8211; con l’adesione di un gruppo di docenti universitari &#8211; la proposta di abolire il valore legale del titolo di studio (valevole quindi come condizione di accesso ai concorsi per l’impiego pubblico) e di “liberalizzare” le tasse studentesche (già tra le più alte dell’Europa continentale, specie se in rapporto agli scarsi servizi disponibili ed ai livelli di reddito), affiancandovi un sistema di prestiti agli studenti, da restituire dopo l’ingresso nel mercato del lavoro.</p>
<p>Andando all’essenziale, alla base di queste proposte ci sono alcune idee che non ci sentiamo di condividere. La prima è che l’equità sociale delle opportunità di accesso alla formazione universitaria sarebbe ristabilita dal sistema dei prestiti. E’ evidente che si tratta di una finzione (se non di un inganno): un individuo ‘povero’ indebitato, oggi studente domani (forse) lavoratore, non è uguale a (ne’ libero quanto) un individuo ‘ricco’ senza debiti. Anche quando si sostiene che comunque tasse più alte e prestiti sarebbero un sistema più equo dell’attuale, distorto principalmente dall’evasione fiscale, si finisce per far scontare ai giovani, gravandoli precocemente di debiti, l’incapacità dello Stato nel riscuotere i tributi.</p>
<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-511.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10468" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-511.png" alt="" width="262" height="180" /></a>La creazione di un mercato dei titoli di studio, conseguente all’abolizione del loro valore legale, metterebbe poi, secondo i proponenti, le università in una sana concorrenza per la qualità. Anche in questo caso siamo di fronte ad una finzione (se non ad un inganno). Date le posizioni di partenza degli atenei, diseguali e caratterizzate da sottofinanziamento, l’unica concorrenza che scatterebbe fra Università sarebbe appunto per le risorse, con conseguente vantaggio dei gruppi di potere accademico, politico ed economico consolidati che invece, si suppone, dovrebbero essere il bersaglio delle politiche di liberalizzazione nel loro spirito più nobile. Il ‘valore legale’ tenderebbe semplicemente ad essere sostituito dal valore monetario necessario per conseguire il titolo di studio. Le due misure associate produrrebbero un effetto micidiale di stratificazione per censo delle Università, acuendo i già presenti dislivelli territoriali che caratterizzano il nostro sistema universitario nazionale. Abolire il valore legale del titolo di studio significa anche abbandonare l’obiettivo di uno standard nazionale di riferimento per la formazione universitaria: al contrario bisogna intervenire perché tutte le università finanziate dallo Stato rispettino tale standard. Anche l’accento (giustamente) posto sulla centralità del merito nella vita universitaria assumerebbe, alla luce di queste misure, un deciso sapore classista. Queste proposte implicano quindi una decisa spinta alla privatizzazione di fatto dell’università pubblica e alla restrizione sociale dell’accesso. Accettarle significherebbe anche una resa istituzionale all’inefficienza pubblica in vari ambiti, come il controllo dell’evasione fiscale e della qualità dei servizi pubblici, e del reclutamento nell’impiego pubblico.</p>
<p>Per questo chiediamo alla classe politica che si riconosce nella nostra Costituzione Repubblicana e al Governo di rifiutarle, di non accettare scorciatoie fuorvianti ai problemi del finanziamento e del rilancio del sistema educativo e universitario pubblico, così come di altri ambiti preziosi della produzione culturale del Paese. L’università deve restare una istituzione pubblica centrale e deve riprendere a svolgere tutte le sue funzioni, in primis quella di fornire una formazione critica e qualificata, basata su didattica e ricerca libere, plurali e rigorose, con il più ampio accesso sociale agli studi e alle professioni della ricerca e della docenza. Per poter svolgere questo suo ruolo pubblico all’università non serve mettersi in vendita, ma servono politiche e risorse adeguate.</p>
<p>il link per firmare l&#8217;appello:</p>
<p>https://laureati.economia.unige.it/SelectSurveyASPAdvanced/TakeSurveyError.asp?SurveyID=701ml5KK7o25G&amp;Reason=3</p>
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		<title>un liceo che alimenta talenti</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 17:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il liceo artistico intestato al massimo artista-architetto Giuseppe Damiani Almeyda non ha colpa se è insediato, come d’uso negli anni della furibonda speculazione edilizia che ha divorato ogni  lembo di verde insieme alle aspettative di una città bella e vivibile, in un palazzone di residenze che si affacciano sul grigiore di un  cortile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7648.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignright size-full wp-image-10450" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7648.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76401.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10455" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76401.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a>Il liceo artistico intestato al massimo artista-architetto Giuseppe Damiani Almeyda non ha colpa se è insediato, come d’uso negli anni della furibonda speculazione edilizia che ha divorato ogni  lembo di verde insieme alle aspettative di una città bella e vivibile, in un palazzone di residenze che si affacciano sul grigiore di un  cortile che non riesce a vestirsi da atrio. Perché, quello spazio anonimo e grigio che nega ogni orizzonte urbano, impedisce a studenti che si misurano quotidianamente con l’arte, di sviluppare il senso critico che serve a valutare le ragioni di negazioni e devianze su cui la società, allora come ora, continua a tacere.  Per il resto, il liceo è un centro di formazione assai vivace e propositivo, con docenti in maggior parte competenti e preparati che seguono con impegno una popolazione di 500 studenti, insieme formando una comunità aperta alla città attraverso l’allestimento di mostre tematiche che invitano a interloquire. Se non fosse per le preoccupazioni della dirigenza, in merito a paventati accorpamenti per i soliti tagli spacciati per riforma, si potrebbe affermare che la Damiani è un’ottima scuola che prepara realmente i suoi iscritti a destreggiarsi nello specifico dell’arte, con buone probabilità di specializzarsi in discipline che il mercato, italiano e straniero, assorbe con curiosità e crescente avidità.</p>
<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7641.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10449" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7641.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7643.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10453" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN7643.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76601.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10458" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76601.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76381.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10460" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN76381.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Una dimostrazione in tal senso la offre la mostra attualmente aperta, “Grow up. Cosa farò da grande”,  in cui sono visibili i traguardi raggiunti da una quindicina di diplomati che – molti andati fuori Italia e alcuni rimasti perfino in città &#8211; sono diventati, se non ricchi e famosi, di sicuro in pole position per diventarlo.  Allora, c’è di che essere soddisfatti (e pure orgogliosi, come lo saranno i docenti responsabili del progetto Adelaide Alagna e Carmelo Lo Curto ) se lo sfascio generalizzato non impedisce che il talento trovi alimento anche nella città in fondo alle classifiche di tutto, e che giovani che si chiamano Andrea Buglisi, Eugenia Bramante, Roberto Calò, Luigi Citarrella, Elena Costantino, Daniele Franzella, Simone Geraci, Linda Glorioso, Giusto Lo Bocchiamo, Federico Lupo, Simone Mannino, Daniele Messineo, Andrea Selvaggio, Angela Viola, oltre la curatrice dell’allestimento Tiziana Pantaleo pure qui diplomata, abbiano trovato la loro strada in molti dei campi che l’arte permette di coltivare, aiutando la “cultura” del paese a non dissolversi per esaurimento di risorse, visto che le umane esistono anche in assenza delle finanziarie. Perfino a Palermo.</p>
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		<title>la metà del cielo in ombra</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-74.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10438" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-74.png" alt="" width="162" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-82.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignright size-full wp-image-10439" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-82.png" alt="" width="133" height="180" /></a>Palermo, è donna? No. Palermo è uomo. Da sempre. Le donne sono accessori, non assessori, accessori. Eppure sono la metà del cielo di Palermo. E&#8217; un mondo variegato, fantasioso, consapevole. L&#8217;ho visto l&#8217;11 febbraio. Purtroppo ci sono ancora donne analfabete, costrette ad essere e a vivere come cinquant&#8217;anni addietro. Spesso sono persone che hanno molta forza, sanno affrontare situazioni complicate, sono la spina dorsale della loro famiglia. Il neo è spesso negli uomini, che non sono un granché e respingono indietro nel tempo le loro mogli e le loro figlie. Ho pensato alla politica maschile di Palemo e ho avuto un&#8217;idea stravagante. Mi sono resa conto che seimila anni di storia, determinati e diretti dai maschi, non sono stati e non sono un bel vivere. Hanno creato un brutto modello. Hanno fallito. Ormai lo possiamo affermare con cognizione di causa.</p>
<p>La ricchezza è in mano all&#8217;1% della popolazione-élite, nel mondo. In Italia, la ricchezza è in mano al 5-10% della popolazione-élite. Noi siamo la popolazione. Ci raccontano che la maggioranza dei popoli soffre la fame e vive con qualche dollaro al giorno. Ci raccontano che i nord africani e gli africani vengono qui in Italia e in Europa per rubarci il lavoro. Ci raccontano che il governo che abbiamo appena avuto è il migliore possibile degli ultimi centocinquanta anni.</p>
<p>Basta. Non ne posso più. La gestione della nostra vita da parte degli uomini è stata ed è un fallimento. Se qualcosa va avanti bene, come la famiglia, il lavoro esterno, dipende principalmente da noi donne. Abbiamo le responsabilità, ma non il potere. Carichiamo su di noi i familiari vecchi, il lavoro fuori e dentro casa, la crescita dei figli. Tanto lo sappiamo fin troppo bene che se i figli sono bravi, sono figli del padre, se non lo sono, sono figli della madre, perché non li abbiamo saputi educare bene. Facciamo la maggior parte del lavoro che poi ci toglie lo spazio per fare politica attiva. La maggioranza degli uomini è esentata da gran parte delle responsabilità familiari. Le colpiscono appena di striscio. Dobbiamo continuare così?</p>
<p>O dobbiamo iniziare da tutti gli errori che hanno fatto e fanno quotidianamente? Dopo seimila anni di storia e di errori, per noi il compito diventa molto più semplice. Ripartiamo dagli errori, come ci ha invitato a fare il filosofo Karl Popper. Noi donne sappiamo bene cosa ci convince e cosa non ci convince. Che aspettiamo allora? Che continuino a &#8220;colorare la nostra stanza&#8221; con il colore che vogliono loro? Così scriveva Mario Capanna per invitare i ragazzi ad entrare nella politica attiva. Loro, i politici, ti entrano in casa e neanche te ne accorgi e decidono di te e della tua vita, anche nelle più piccole situazioni. Iniziamo subito a colorare noi la nostra vita, senza aspettare ancora, inutilmente.</p>
<p><em>(L&#8217;altra metà della mela è di Massimo Bisotti, il ritratto di Cristina Trivulzio di Belgioioso è di Francesco Hayez)</em></p>
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		<title>addio a Giovanna Terranova</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 14:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-317.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10430" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-317.png" alt="" width="294" height="180" /></a><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-510.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignright size-full wp-image-10431" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-510.png" alt="" width="122" height="180" /></a>Cara Giovanna, molte di noi ti hanno conosciuto soltanto dopo l’omicidio di tuo marito Cesare. Poi, nell’impegno antimafia, siamo diventate amiche. Per ricordarti mi servirò anche delle tue parole. Parlando dell’omicidio mi hai detto: «Nei giorni successivi sprofondai in un abisso senza fondo, per un po’ persi la cognizione del tempo… Poi la vita più o meno lentamente riprende, anche se una morte di questo tipo non si dimentica. Non si dimentica perché al dolore si sovrappone l’orrore, la gratuità, la volgare brutalità dell’assassinio, la violenza che colpisce pure la dignità della persona fisica».</p>
<p>Giovanna si costituisce parte civile nel processo intentato contro Luciano Liggio, malgrado sia convinta che si sarebbe dovuto cercare i responsabili anche altrove, in tutte le inchieste istruite da suo marito, di cui non ha mai cessato di ricordare l’impegno. Nel 1980 è la prima firmataria, e la presentatrice a Pertini assieme a Rita Costa, dell’appello che donne siciliane, campane e calabresi rivolsero alle istituzioni perché fosse incentivata la lotta contro le mafie. Lei, che, per sua ammissione, non aveva mai fatto attività sociale e politica di alcun genere (ma aveva seguito con grande partecipazione l’attività del marito), accetta di essere una delle fondatrici dell’Associazione donne siciliane per la lotta contro la mafia e diventa la nostra presidente. E per il direttivo ci accoglievi nella tua casa, sempre gentilissima e affettuosa. Ricordo la tua ritrosia a intervenire in pubblico, ma, chiedendoci di non essere costretta a parlare, non sei mai mancata alle iniziative dell’Associazione. E non ti sei mai tirata indietro se c’era da incontrare degli studenti. Ricordo il tuo sdegno per le dichiarazioni di Liggio contro Cesare Terranova, la tua partecipazione a tante manifestazioni per le strade di Palermo o sulla scalinata del palazzo di giustizia in un sit-in a sostegno del pool antimafia, il tuo viaggio in Giappone invitata da avvocati di quel paese.</p>
<p>Giovanna ha saputo comprendere l’importanza della scelta di alcune donne di Palermo che si sono costituite parte civile nei processi contro gli assassini dei loro parenti, scontando l’isolamento del loro ambiente succube della mafia. Era presente alle udienze, ogni volta che le era possibile. Nella sua storia di vita ricorda il processo a Bagarella e a un altro killer della famiglia Marchese, accusati dell’uccisione del marito e del fratello di Maria Benigno. Eravamo in un’aula del palazzo di giustizia e Bagarella era a poca distanza da noi. Commentando le nostre impressioni nell’essere così vicine a un mafioso come Bagarella, ricordando gli insulti contro di noi delle donne della famiglia Marchese che una volta ti hanno spintonato cercando di farti cadere, mi hai detto: «Avevamo addosso, per tutto il tempo dell’udienza, lo sguardo di Bagarella (che ricambiavamo, non è che abbassavamo i nostri occhi!). Ricordo che dissi: ‘Questi occhi mi sembrano proiettili di rivoltella, che tentano di perforarmi’. Anni dopo un rapporto della Dia diceva che Bagarella era stato individuato come uno dei killer di mio marito».</p>
<p>Durante le udienze del maxiprocesso, a cui partecipavamo per solidarietà con Michela Buscemi e Vita Rugnetta, sedendo accanto al pubblico ci capitava di avere come vicini parenti di mafiosi. Mi ricordo il tuo disappunto, ma anche un po’ di divertimento dovuto al tuo carattere solare, quando da una fotografia su un giornale scopristi di essere stata seduta accanto al fratello di Totò Riina. E non sono mancati i riconoscimenti per il tuo impegno come presidente dell’Associazione: nell’84 il premio “Dalla Chiesa” e nell’88 il premio “Donna d’Europa”. Non voglio aggiungere nulla alle belle parole con cui hai spiegato le ragioni della tua scelta: «All’inizio l’istinto è quello di rinchiudersi nel proprio dolore, non si pensa assolutamente di mettersi in gioco. È quello che ho provato anch’io. Però poi ho avuto la sensazione di non essere la protagonista di una tragedia soltanto personale, ma di una tragedia collettiva, che il pericolo minacciava un’intera società, non solo me. È questo che spinge ad un certo punto a testimoniare, quando ci si dice che non sono fatti tuoi, ma sono fatti di tutti i cittadini. E non si deve perdere la capacità di reagire, cioè quel filo che ci lega gli uni agli altri in una società civile, che è il filo della reattività. Altrimenti si rischia di scivolare nell’indifferenza e nella rassegnazione, si rischia di dimenticare».</p>
<p>Cara Giovanna, grazie di essere stata con noi. Ti siamo tutte vicine in un grande abbraccio.</p>
<p>Le socie dell’Associazione donne contro la mafia</p>
<p><em>(foto a colori di Melania Messina)</em></p>
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		<title>la politica assente</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 23:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/243.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10422" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/243.jpg" alt="" width="270" height="180" /></a>E Palermo resta a guardare. Questa l’impressione che suscita la capitale, in occasione del corteo organizzato da Forconi e Movimento Forza D’Urto. Fermi sui marciapiedi dello shopping, i palermitani hanno visto sfilare almeno diecimila (tremila secondo le forze dell’ordine) manifestanti, da Piazza Croci fino al Palazzo dei Normanni. Un fiume di persone da tutte le province siciliane e una rabbia comune, l’odio contro le classi dirigenti regionali e nazionali, colpevoli di avere messo in ginocchio la Sicilia. All’interno del corteo c’è di tutto. Bandiere raffiguranti la Trinacria e bandiere tricolori, richiami all’indipendentismo siciliano e striscioni con frasi attribuite a Garibaldi in occasione della battaglia di Calatafimi. C’è pure Forza Nuova, relegata nelle ultime file del lungo serpentone che percorre le vie principali. Proprio queste presenze così eterogenee rendono la manifestazione spontanea e poco organizzata. Il fatto che manchi un’idea politica comune e di lungo respiro è evidente, così come lo è il fatto che a vincere siano le richieste corporative.</p>
<p>In testa alle rivendicazioni, la riduzione del prezzo del carburante, l’eliminazione dell’Ici e dell’Imu su fabbricati rurali e terreni e il blocco delle importazioni di grano e olio. Qualcuno distribuisce “U Statutu autonomu da’ Reggioni Siciliana” ma è il caro benzina ad animare i discorsi del blocco sociale protagonista, i “padroncini”.</p>
<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/244.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10423" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/244.jpg" alt="" width="270" height="180" /></a>A Palermo sfilano studenti e precari della scuola, agricoltori di Cassibile ma non immigrati impegnati nella raccolta delle patate. C’è anche il sindaco di Santa Caterina Villarmosa, Antonino Fiaccato, eletto nel 2007 nella Lista Civica. E ci sono gli agricoltori di Gela, che chiedono la testa di un gruppo dirigente impegnato per anni nelle lotte sociali e sindacali. Grandi assenti, partiti politici e associazioni di categoria che, in questi giorni, hanno pronunziato mezze parole, preso le distanze o mantenuto il silenzio.</p>
<p>Dopo l’esito dell’incontro Lombardo–Monti, la protesta continuerà in altri modi. Forse si estenderà a tutte le categorie sociali o forse no. In ogni caso, sinistra e sindacati dovrebbero “tornare a bordo”. Perché si può non condividere, ma cercare di capire è necessario.</p>
<p><em>(foto dell&#8217;autrice)</em></p>
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		<title>il giorno della memoria, per non dimenticare</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosanna Pirajno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-73.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-10416" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine-73.png" alt="" width="174" height="180" /></a>La Giornata della memoria, il 27 Gennaio di ogni anno, ricorda lo sterminio degli Ebrei. Sei milioni di donne, uomini, bambini e bambine privati della dignità di persone, umiliati, derisi, cancellati dalla terra con un numero inciso sul braccio e la stella di David sul petto, dopo immani e infami sevizie, furono uccisi barbaramente o cremati nei forni. Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, abbatterono i cancelli e liberarono i prigionieri che pur martoriati, segnati nel corpo e nell’anima, erano sopravvissuti alla barbarie di Hitler e del nazifascismo. La Storia  scrive tutto e rinvia alla memoria per NON DIMENTICARE perché si resti sempre vigili e perché simili atrocità non debbano mai più accadere. Oggi, domani e sempre non dimenticheremo:</p>
<p>«Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga». Primo Levi, Se questo è un uomo.</p>
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