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	<title>mezzocielo &#187; Liberissime</title>
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	<description>quotidiano di cultura, politica e ambiente</description>
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		<title>Gioie e dolori dell’era del 3D</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 18:52:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[3d]]></category>

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		<description><![CDATA[Per sua natura, il nostro occhio percepisce la realtà che ci circonda in tre dimensioni spaziali ed è in grado di farlo grazie alla visione binoculare.
Entrambi i nostri occhi infatti, pur trovandosi in una diversa posizione, cooperano al fine di leggere insieme un’unica immagine.
E’ un fenomeno invidiato, lo è sempre stato.
Nell’arte visiva, dalla pittura alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per sua natura, il nostro occhio percepisce la realtà che ci circonda in tre dimensioni spaziali ed è in grado di farlo grazie alla visione binoculare.<br />
Entrambi i nostri occhi infatti, pur trovandosi in una diversa posizione, cooperano al fine di leggere insieme un’unica immagine.<br />
E’ un fenomeno invidiato, lo è sempre stato.<br />
Nell’arte visiva, dalla pittura alla fotografia, uno dei maggiori obiettivi consisteva nel dare l’idea di un’apparente profondità, ricorrendo all’utilizzo di tecniche di colore, sfruttando luci ed ombre, sovrapponendo piani.<br />
L’artista desiderava che la sua opera non fosse soltanto una rappresentazione la realtà, magari personale, ma una vera e propria riproduzione.<br />
Si dice che il primo ad esserci riuscito sia stato Giotto, aveva creato ambientazioni più realistiche affinché fossero coerenti con i personaggi umani che le abitavano. E’ incredibile come, dopo centinaia di anni, siamo ancora alla ricerca della medesima cosa. Qualcosa che, come il 3D cinematografico, ha esattamente lo scopo di accostarsi il più vicino possibile al mondo che vediamo e a come lo vediamo.<br />
Ma quando si parla di “3D” purtroppo, si fa sempre una certa confusione, probabilmente dettata dal fatto che l’espressione viene comunemente usata per riferirsi alla visione stereoscopica, quella, per intenderci, del cinema e degli occhialini. Ma la computer grafica 3D è tutt’altro.<br />
Si basa sulla produzione multimediale di modelli tridimensionali, statici o in movimento per mezzo di software adatti alla &#8220;replicazione&#8221; o &#8220;esaltazione&#8221; della realtà. Spesso bisogna creare oggetti e scene per poi essere sviluppate in video. Questo richiede altissime conoscenze del settore e di aspetti puramente tecnici (fotografia, audio/video, tempistica, proporzioni, prospettiva, modellazione, disegno).<br />
Si basa principalmente su un lavoro di team.<br />
Il cinema tridimensionale da dieci euro a spettacolo è invece semplicemente un tipo di proiezione cinematografica che, grazie a specifiche tecniche di ripresa e proiezione, fornisce una visione stereoscopica delle immagini.<br />
Le immagini prodotte dagli obiettivi sono due, una per occhio e vengono sovrapposte e leggermente sfalsate. Indossando gli occhiali appositi, le cui lenti hanno la stessa polarizzazione delle immagini proiettate sullo schermo, il nostro cervello ricostruisce infine un’unica immagine tridimensionale. Ed ecco qua che i film, prevalentemente d’azione o d’animazione, diventano un continuo ed emozionante effetto speciale: ci rapiscono, ci suggestionano, ci permettono di entrare dentro la pellicola stessa, di essere noi protagonisti. Più percepiamo una cosa come reale, più quella cosa stimolerà in noi reali emozioni. Un film horror ci farà realmente paura, un film romantico, realmente sognare.<br />
Ma abbiamo davvero bisogno di credere in quello che vediamo, sebbene si tratti di finzione?<br />
Il cinema, nella sua travagliata storia, sembra seguire ed assecondare i bisogni delle persone: in Italia i film propagandistici avevano il fine di promuovere il regime fascista, quelli neorealisti di raccontare cosa il paese stava vivendo, il cinema d’autore spingeva per uscire dal clima di guerra e dopoguerra, raccontando storie da un punto di vista introspettivo. La commedia all’italiana celebrava il boom economico ed un periodo più florido dove la gente aveva davvero voglia di ridere.<br />
E così in Italia, come nel resto del mondo, il cinema è gioia e sofferenza del nostro tempo. Il cinema siamo noi con il carico dei nostri bisogni sulle spalle.<br />
Devo quindi dedurre che, in un epoca in cui la ricerca delle perfezione è parola d’ordine nel mondo della comunicazione visiva, è un nostro primario bisogno quello di simulare la realtà delle cose, di perderci in una dimensione alternativa, forse anche migliore di quella che siamo costretti a vivere.<br />
O forse è solo un altro frutto marcio del progresso.<br />
Sta di fatto che il mondo digitale ci offre un’alternativa, possiamo avere libri, videogiochi, cellulari tridimensionali.<br />
Sta a noi decidere fino a che punto perdere il contatto con ciò che di tangibile c’è nella nostra vita. Di immortale, come la carta o le vecchie fotografie.<br />
A me il 3D piace, quello che non mi piacerebbe è se tutto quanto fosse in 3D.<br />
Le cose in 3D sono perfette, ma non hanno nessun odore.</p>
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		<title>Senza Benzina</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberissime]]></category>
		<category><![CDATA[Benzina]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è stato facile non farsi prendere dal nervosismo generale. É stato come se si toccassero quelle corde, basse anzi bassissime, che ci fanno credere di avere ancora a che fare con il caro homo sapiens che, al chiuso della sua grotta, guardava le sue scorte di cibo ridursi a causa di siccità e carestie.
File [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è stato facile non farsi prendere dal nervosismo generale. É stato come se si toccassero quelle corde, basse anzi bassissime, che ci fanno credere di avere ancora a che fare con il caro <em>homo sapiens</em> che, al chiuso della sua grotta, guardava le sue scorte di cibo ridursi a causa di siccità e carestie.<br />
File interminabili sin dal mattino davanti ai distributori quasi fosse in gioco la vita stessa, quasi si avesse il dubbio di svegliarsi senza domani.<br />
Non è stato facile, dicevo, perché davvero la popolazione palermitana ha dormito davanti alle pompe di benzina, perché davvero gli scaffali erano vuoti e la gente razziava zucchero e acqua minerale per fare una scorta da guerra nucleare.<br />
Non voglio criticare banalmente questo fenomeno, umano, ma mi ha fatto venire in mente un fatto che, nei miei ricordi di bambina, mi ha decisamente colpito.<br />
Nel 1992, durante la guerra del golfo, la mia nonna materna di recente scomparsa e della classe 1918, fece incetta di acqua, latte, zucchero e farina.<br />
Il nostro sgabuzzino sembrava un negozio di alimentari e io, dodicenne in quel periodo, la prendevo un poco in giro. Fu in quell’occasione che mia nonna, che mi raccontava spesso le storie della sua giovinezza, mi regalò un cedolino del pane dell’anno 1943 che aveva gelosamente conservato.<br />
Mi raccontò delle file per il razionamento, del pane impastato con la farina delle carrube raccolte dall’albero e del fatto che lei giovanissima, con un figlio e sfollata, giurò che mai più le sarebbe successo di sentire i morsi della fame. Percepì il dolore, l’impotenza e anche se io, figlia di un mondo con la pancia piena non potevo comprendere quello che aveva provato, capì cosa l’aveva portata a comprare tutte quelle scorte di viveri.<br />
Non è stata la guerra, stavolta, sebbene le guerre ci siano e nascoste dai naufragi da prima pagina (non quelli dei migranti per carità!) ed esistano donne e famiglie che fanno file per il pane e per i viveri, è stata una protesta. Una protesta che non ha tolto il pane a chi lo aveva ma che ha, con violenza, reso difficile la vita della nostra isola per quasi una settimana. Protesta pilotata si dice protesta maldestra e confusa. Protesta di parole sconnesse e brutali che non ha affrontato i veri punti dolenti dei disagi, enormi, che il sud vive e ai quali bisognerebbe con concretezza porre rimedio. Protesta senza testa e con capetti da &#8220;presunti&#8221;  passati ( e presenti), che ha dimostrato come la forza sia l’unica via, che non si desidera un reale cambiamento ma solo agevolazioni, sconti e via dicendo. Pensare, inventare un mondo diverso non interessa a nessuno, e la parola “rivoluzione” ancora una volta, purtroppo, perde il suo senso, calpestata da forconi e da forche allestite anche da chi vorrebbe, gattopardianamente, che ogni cosa cambi perché si rimanga dove si è.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN3114.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="aligncenter size-large wp-image-10277" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/DSCN3114-1024x500.jpg" alt="" width="614" height="300" /></a>(Originale cedolino di prenotazione di Pane o Farina-Palermo,1943-Foto:Stefania Savoia)</p>
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		<title>In Ungheria scrivere sotto dittatura non è anacronistico</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 20:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
		<category><![CDATA[unone europea]]></category>
		<category><![CDATA[Vicktor Orban]]></category>

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		<description><![CDATA[L’attenzione dei mass media concentrata sulla crisi economica e finanziaria italiana e i nostri rapporti con gli Stati più forti dell’Unione hanno allontanato dalla nostra visuale il caso dell’Ungheria. Il 1 Gennaio 2012 è entrata in vigore la nuova Costituzione fortemente nazionalista ispirata ad un unico partito. Con la vittoria alle elezioni del partito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’attenzione dei mass media concentrata sulla crisi economica e finanziaria italiana e i nostri rapporti con gli Stati più forti dell’Unione hanno allontanato dalla nostra visuale il caso dell’Ungheria. Il 1 Gennaio 2012 è entrata in vigore la nuova Costituzione fortemente nazionalista ispirata ad un unico partito. Con la vittoria alle elezioni del partito di estrema destra (Fidesz) nel 2010, il paese ha iniziato una parabola discendente democratica ed economica portando il fiorino ad un -20% contro l’euro.  Dall’entrata in vigore della Costituzione è iniziato un braccio di ferro tra l’Unione europea e Vicktor Orban, Primo ministro ungherese: da Budapest è stato chiesto un prestito all’Unione europea, ma da Bruxelles è arrivato il diniego e la minaccia di tagliare i fondi già stanziati se non venga fermata la piega nazionalistica e autoritaria che ha preso il governo. Mentre i simpatizzanti di Jobbik (partito neonazista ungherese) bruciano in piazza la bandiera dell’Ue e richiedono il referendum per sganciarsi dall’Unione; la Commissione europea ha attivato tre procedure di infrazione contro il governo magiaro, iniziando dalla legge sulla Banca centrale, la legge che limita l’autonomia della Corte Costituzionale e quella sulla protezione dei dati personali. Data la piega autoritaria e nazionalista che ha preso il governo di Budapest, che lede la conformità ai Trattati europei e le norme internazionali sull’autonomia delle banche centrali, da Bruxelles potrebbe non arrivare il prestito sperato.</p>
<p>Il ministro degli esteri ungherese Janos Martonyi ha risposto oggi alla Commissione per contenere i provvedimenti dettati da Bruxelles. Martonyi sostiene che per l’Ungheria sia indispensabile il prestito e dal governo si è disposti a “cambiare le leggi controverse” a fronte di un accordo con Fmi (Fondo monetario internazionale) e l’Ue.</p>
<p>Le congiunture negative che si sono profilate negli ultimi giorni non devono far dimenticare le 30.000 persone che, il 3 gennaio scorso, sono scese nelle piazze di Budapest per manifestare contro la nuova Carta costituzionale. Nonostante i sostenitori dello pseudo regime; l’Ungheria, <em>un</em> <em>Oriente nell’Occidente</em>, dimostra di non aver del tutto dimenticato le solide fondamenta democratiche; migliaia di persone hanno sfilato e contestato le nuove Leggi costituzionali che vanno a ledere libertà sessuali, libertà civili e politiche, e la libertà di espressione. Ancora nel XXI secolo, e in qualsiasi posizione geografica, non si può scrivere sotto una dittatura.</p>
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		<title>I&#8217;m Going to Change My Name: l&#8217;universalità dell&#8217;adolescenza</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maria Saakyan]]></category>
		<category><![CDATA[Torino film festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Cambierò il mio nome&#8230;cambierò la mia identità, i miei sentimenti, il mio rapporto con me stessa, così da conquistare finalmente un&#8217;identità, diventare finalmente donna.
Il percorso tracciato da I&#8217;m Going to Change My Name, film promosso dal Torino Film Lab per la ventinovesima edizione del Torino Film Festival, tocca le tematiche universali del mondo giovanile attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cambierò il mio nome&#8230;cambierò la mia identità, i miei sentimenti, il mio rapporto con me stessa, così da conquistare finalmente un&#8217;identità, diventare finalmente donna.<br />
Il percorso tracciato da I&#8217;m Going to Change My Name, film promosso dal Torino Film Lab per la ventinovesima edizione del Torino Film Festival, tocca le tematiche universali del mondo giovanile attraverso la storia individuale di Evridika, un&#8217;adolescente dimenticata e non compresa dalla madre, alla ricerca di suo padre e immersa nell&#8217;esplorazione di se stessa, della sua fisicità e dei suoi sentimenti.<br />
I&#8217;m Going to Change My Name, ispirato dal romanzo “Coin Locker Babies” di Ryū Murakami, è il secondo lungometraggio della regista armena Maria Saakyan.<br />
Premessa, formulata con modestia dalla cineasta armena in occasione della proiezione del lavoro al Torino Film Festival, è che si tratta di un work in progress, passibile di critiche e cambiamenti (un po&#8217; come la ragazza protagonista). La temporalità è il primo elemento a denunciare l&#8217;incompletezza del lavoro. “Il passato, come il futuro della protagonista si incontrano nel tempo presente della narrazione” spiega Maria Saakyan, introducendo un&#8217;operazione non del tutto completata nella pellicola. Inoltre l&#8217;eccessiva presenza di tematiche e suggestioni, più occupate a creare atmosfere e stimolare gli stati d&#8217;animo degli spettatori che a narrare una storia compatta, è il secondo difetto di un film in cui una storia profonda e semplice è appesantita dall&#8217;esigenza di mostrare troppi elementi senza luogo né tempo.<br />
Tuttavia il difetto diventa anche pregio, in quanto la ricerca di spazi e luoghi suggestivi è capace di creare dei momenti di emozione pura. Due sono gli esempi dell&#8217;intimità della ragazza elevata a suggestione cinematografica: la ninnananna all&#8217;albeggiare che Evridika canta al padre-amante, in cui è quasi avvertibile l&#8217;odore della terra che si risveglia fuori dalla finestra, e il battesimo della protagonista a nuova creatura quando si immerge nelle acque del lago e ne riemerge come figura astratta, finalmente donna.</p>
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		<title>Paesaggi d’Autore: &#8220;Il mare in riva alla città&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 13:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberissime]]></category>
		<category><![CDATA[addio pizzo travel]]></category>
		<category><![CDATA[goethe]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggi d'autore]]></category>

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		<description><![CDATA[Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei con­torni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra&#8230; chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita. Goethe – Viaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei con­torni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra&#8230; chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita.</em> Goethe – Viaggio in Italia</p>
<p><em> </em></p>
<p>È questo uno degli estratti di opere di letterati e poeti che, rimasti incantati dalla bellezza struggente di Palermo hanno voluta descriverla nei loro testi. Ed è questo uno degli estratti di tali opere che ci hanno accompagnato il 27 dicembre nell’itinerario turistico-letterario <em>&#8220;Il mare in riva alla città&#8221; </em>organizzato da Addiopizzo Travel. Tale itinerario gratuito nasce nell’ambito del progetto inter-regionale Paesaggi d’autore e si indirizza a tutti quelli che vogliano scoprire o riscoprire la città dal mare dal punto di vista turistico e tramite le parole di scrittori che l’hanno descritta e dipinta nelle loro opere. Si è trattato di una passeggiata mattutina nei luoghi del mare palermitano (castello a mare, cala, porta felice, mura delle cattive…) accompagnati dalle spiegazioni di una guida turistica e dalle letture dei pezzi suddetti da parte di un’attrice.</p>
<p>Scambio due parole con Francesca Vannini che ci ha accompagnato nel giro, volontaria di Addiopizzo e fondatrice di Addiopizzo travel. Mi racconta l’origine di questo itinerario: “Da due anni e mezzo facciamo percorsi turistici principalmente sul tema della mafia e dell’antimafia, quando l’interesse è scoprire storie di resistenza e di esempio di unione civile perché si pensa che in Sicilia sono tutti mafiosi invece sono tantissime le storie di persone che vogliono costruire una Sicilia diversa ma anche un’Italia diversa.”</p>
<p>Continua dicendo “ In quest’occasione abbiamo avuto a che fare con tematiche che non sono le nostre ma che c’interessavano da molto. Ci è venuto l’idea di fare un itinerario letterario. Il prossimo passo è fare un itinerario per il cinema .”.</p>
<p>L’appuntamento con Paesaggi d’autore si è ripetuto il 31 dicembre per una visita gratuita nei luoghi che riguardano il tema della morte, altra ineluttabile caratteristica nostrana. Vi consiglio di non perdere d’occhio queste proposte, perché iniziative come queste sono perle rare che nel degrado a cui siamo abituati vanno valorizzate per riscoprire posti, tempi e luoghi emotivi con gli occhi di persone che le hanno sapute amare.</p>
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		<title>Un governo addosso</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 09:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’indomani della nascita del governo Monti, tantissimi hanno tirato un sospiro di sollievo: finalmente un governo dignitoso, finalmente un governo con gente che capisce quello che fa, finalmente basta con nani e ballerine. Tuttavia, mi pare che dietro il tranello del perbenismo tecnico si nasconda l’alibi per gesti da squali che il governo precedente non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’indomani della nascita del governo Monti, tantissimi hanno tirato un sospiro di sollievo: finalmente un governo dignitoso, finalmente un governo con gente che capisce quello che fa, finalmente basta con nani e ballerine. Tuttavia, mi pare che dietro il tranello del perbenismo tecnico si nasconda l’alibi per gesti da squali che il governo precedente non aveva potuto permettersi. Al di là dei dilemmi sulla sospensione della democrazia – di cui non pretendo di occuparmi in tal sede – mi pare che molti si siano lasciati distrarre dal volto compassionevole di chi imbracciava allegramente forbici e cesoie. Le lacrime del ministro Fornero, le sue dichiarazioni da incompresa sull’articolo 18: tali fenomeni non sono altro che le pennellate del ritratto di gruppo di ministri “costretti” dalle contingenze storico-economiche a fare ciò che altri, per timori politici, non avevano avuto il coraggio di fare. Interessante è poi che questo ruolo “emotivo” all’interno del consiglio dei ministri sia stato assunto da una donna. Tuttavia, l’elemento davvero fastidioso, a mio avviso, è che alla manovra lacrime&amp;sangue sulle pensioni non corrisponda altrettanto in altri campi dispendiosi del budget italico, come ad esempio la difesa. Anzi, le missioni di “pace” vengono rifinanziate con l’approvazione del decreto Milleproroghe il 23 dicembre 2011: un bel regalo di Natale agli italiani, non c’è che dire. Poi ci sarebbe la Chiesa, ma purtroppo Monti e molti dei suoi ministri sono vicini – se non vicinissimi, come Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ora Ministro per la Cooperazione  Internazionale e l’Integrazione – al mondo cattolico. In attesa delle misure che verteranno su crescita&amp;sviluppo, ci si può solo augurare che questa cosiddetta “Fase 2” possa placare i mercati ancora insoddisfatti dei sacrifici della manovra e ridurre quello spread la cui altalena è ormai diventata un’ossessione quotidiana.</p>
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		<title>Basta con la violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 10:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberissime]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci vogliono ancora parole. Abbiamo ancora bisogno di dire, dichiarare a gran voce il nostro dolore per l&#8217;ennesimo caso di violenza sulle donne. L&#8217;uccisione della giovane Stefania Noce, di soli 24 anni,vittima della follia e della violenza dell&#8217;ex fidanzato che l&#8217;ha barabaramente ammazzata in seguito ad una lite a Licodia Eubea in provincia di Catania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vogliono ancora parole. Abbiamo ancora bisogno di dire, dichiarare a gran voce il nostro dolore per l&#8217;ennesimo caso di violenza sulle donne. L&#8217;uccisione della giovane Stefania Noce, di soli 24 anni,vittima della follia e della violenza dell&#8217;ex fidanzato che l&#8217;ha barabaramente ammazzata in seguito ad una lite a Licodia Eubea in provincia di Catania non risparmiando il nonno che era venuto in suo aiuto. E&#8217; atroce, è assurdo ma è reale. Reale come i centinaia di casi di violenza fisica e non solo, che distruggono la vita delle donne e delle loro famiglie.</p>
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		<title>Camila la pasionaria</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Camila Vallejo Bowling]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[proteste studentesche]]></category>

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		<description><![CDATA[Camila Vallejo Bowling ha 23 anni. Occhi verdi e fiammeggianti, lunghi capelli castani, un viso dagli incantevoli lineamenti e un sottile orecchino al naso. Laureata in geografia, ama dipingere e disegnare. E’ bella Camila, ha la bellezza limpida dei vent’anni. Ma Camila è diversa dalle sue coetanee. Camila è la giovane attivista che con passione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Camila Vallejo Bowling ha 23 anni. Occhi verdi e fiammeggianti, lunghi capelli castani, un viso dagli incantevoli lineamenti e un sottile orecchino al naso. Laureata in geografia, ama dipingere e disegnare. E’ bella Camila, ha la bellezza limpida dei vent’anni. Ma Camila è diversa dalle sue coetanee. Camila è la giovane attivista che con passione, energia e fermezza è risucita a trasformare le proteste studentesche per il diritto allo studio in Cile, ( dove le università statali sono a pagamento e le rette sono pari a mille euro al mese), in manifestazioni di malcontento sociale. Il suo eloquio diretto e vibrante, ( diversi interventi si possono vedere su youtube) unito alla sua determinazione e preparazione, l’ hanno resa leader del movimento studentesco cileno FECh (Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile). Tenacia e preparazione le permettono di tener testa e mettere in difficoltà nei dibattiti pubblici, Sebastian Piñera, l’attuale presidente in carica del governo conservatore. Camila è la seconda donna leader in 105 anni di storia del partito studentesco Cileno, iscritta al partito comunista. Dalla scorsa primavera conduce senza sosta la protesta studentesca che sta facendo traballare i privilegi dell’ intera classe dirigente politica cilena, ed ottenuto le dimissioni del ministro dell’ istruzione. Il suo esempio ha portato a manifestare per le strade e nelle piazze i giovani e le classi medie negli altri paesi del Sud America come il Brasile e l’Argentina, diventando un modello internazionale di protesta giovanile. Una protesta che trascende tutte le frontiere. La sua figura carismatica, la porta con disarmante lucidità a chiedere riforme dell’istruzione, pari opportunità per i giovani del paese, nuove misure per i lavoratori, oltre a cambiamenti strutturali alla democrazia, come una nuova costituzione per formare un modello di società più equo in Cile. Camila, non si arrende e non arretra davanti le minacce di morte ( ha obbligo stabilito dalla corte suprema cilena di vivere sotto protezione). Il suo volto onesto e leale è il simbolo perfetto di un futuro migliore in cui si può credere.</p>
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		<title>Gi.U.Li.A.: una storia tra le tante regalate da Se non ora quando</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 15:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rete Se non ora quando che ha lavorato a Torino per un comizio di più di due ore in Piazza Castello lo scorso 11 dicembre mi ha regalato tante idee, discorsi, storie e spunti di riflessione.
Intanto mi ha ricordato i motivi per cui la “partecipazione” è bella: perché quand&#8217;è sincera, vera, magari quando le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rete <em>Se non ora quando</em> che ha lavorato a Torino per un comizio di più di due ore in Piazza Castello lo scorso 11 dicembre mi ha regalato tante idee, discorsi, storie e spunti di riflessione.</p>
<p>Intanto mi ha ricordato i motivi per cui la “partecipazione” è bella: perché quand&#8217;è sincera, vera, magari quando le oratrici improvvisate si bloccano davanti al microfono perché emozionate davanti alle persone in piazza, quando è animata dalla pura voglia di esserci, comunicare e condividere, riesce a connettere tutti quanti, regalando emozioni.</p>
<p>È stato in occasione di questa domenica in piazza Castello che ho conosciuto l&#8217;associazione Gi.U.Li.A., presentata dalla giornalista de La Stampa Alessandra Comazzi. Gi.U.Li.A., la rete delle giornaliste unite libere, nasce ufficialmente il 5 dicembre raccogliendo circa quattrocento giornaliste italiane. Tra le firmatarie figurano anche Natalia Aspesi, Maria Luisa Busi, Giuliana Sgrena, ma soprattutto sono tante le precarie e <em>freelance</em> che hanno deciso di aderire al movimento.</p>
<p>Al di là delle giuste e attuali rivendicazioni come l&#8217;eliminazione delle disparità sul posto di lavoro e il miglioramento della rappresentazione della donna nei media, e delle riflessioni sociali e culturali più ampie condotte da professioniste del settore giornalistico, la nascita di un altro movimento declinato al femminile che mette in rete una pluralità di esperienze è sintomo di risveglio della consapevolezza di genere.</p>
<p>Da un discorso di Alessandra Mancuso, tra le giornaliste fondatrici della realtà, in occasione del comizio dell&#8217;11 dicembre a Roma, sono chiari gli intenti della rete Gi.U.Li.A.:</p>
<p>“Dobbiamo, uscire dalla fiction &#8216;Pupe e Papi&#8217;. Una rappresentazione che ci umilia e ci offende. Nei quotidiani, in televisione, nei settimanali femminili: basta parlare solo di rughe, diete, tacchi a spillo. E non è solo un problema di donne: tutta la società che non viene fuori, non è raccontata. Siamo stanche e stanchi, donne e uomini. E non ne possiamo più noi giornaliste. Vogliamo fare inchieste, disturbare i potenti. Parlare degli scandali, delle caste. Di chi è responsabile di questa crisi e di chi la pagherà di più. Dei più deboli di cui non si parla”.</p>
<p>Gi.U.Li.A. si è organizzata anche in un sito ricco di dibattiti interessanti, <a href="http://giulia.globalist.it/">http://giulia.globalist.it</a> .</p>
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		<title>Mostri sacri</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 14:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberissime]]></category>

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		<description><![CDATA[La serie TV Dexter, inauguratasi nel 2006, è ormai giunta alla sesta stagione – indice del successo di un personaggio assolutamente originale, ovvero un tranquillo e riservato ematologo della polizia scientifica di Miami e, al contempo, serial killer dal passato tormentato che cerca di soddisfare il suo bisogno di sangue uccidendo secondo un rigido codice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La serie TV <em>Dexter</em>, inauguratasi nel 2006, è ormai giunta alla sesta stagione – indice del successo di un personaggio assolutamente originale, ovvero un tranquillo e riservato ematologo della polizia scientifica di Miami e, al contempo, serial killer dal passato tormentato che cerca di soddisfare il suo bisogno di sangue uccidendo secondo un rigido codice elaborato dal padre adottivo. Il “codice di Harry”, come viene chiamato, implica infatti un protocollo d’azione che ricerca le vittime dell’omicidio rituale tra criminali impenitenti che in qualche modo, nell’ottica del protagonista, “meritano” di essere eliminati.</p>
<p>La novità dell’ultima stagione risiede nell’importanza dell’elemento religioso: la scelta della scuola per il figlio Harrison, l’amicizia con l’omicida pentito che ha preso i voti (Brother Sam) e infine il nuovo antagonista di Dexter Morgan, ovvero “The Doomsday Killer”, l’assassino dell’Apocalisse che uccide seguendo teatralmente le suggestioni del libro di Giovanni. Tuttavia, il confronto non è tanto con la religione, quanto col bisogno di credere in qualcosa, di consacrare la propria esistenza a un principio guida che vada oltre gli affetti e i gesti dell’esistenza quotidiana. La religione, in tal modo, non si rivela semplice elemento narrativo, ma occasione per approfondire quella che è da sempre la questione centrale di <em>Dexter</em>: il “Dark Passenger” che ognuno porta dentro. Un doppio più o meno ingombrante, più o meno manifesto, più o meno pericoloso e sanguinario. Ancora una volta, il protagonista si confronta e si scontra con un antagonista duplice come lui. Un nemico che diventa ancora più temibile perché gli porge uno specchio implacabile di sé.</p>
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		<title>Riscoprendo Calvin &amp; Hobbes</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calvin & Hobbes]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[tigre]]></category>

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		<description><![CDATA[“ Addio, Babbo! “ annuncia un bambino con un cappello da cacciatore in testa, mentre il padre lo fissa curioso, “ Vado a vedere se la mia trappola per tigri ha funzionato! Ho usato come esca un panino al tonno, quindi sono sicuro di aver preso una tigre!”, esclama soddisfatto. “ Amano il tonno, eh?” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“ Addio, Babbo! “ annuncia un bambino con un cappello da cacciatore in testa, mentre il padre lo fissa curioso, “ Vado a vedere se la mia trappola per tigri ha funzionato! Ho usato come esca un panino al tonno, quindi sono <strong>sicuro </strong>di aver preso una tigre!”, esclama soddisfatto. “ Amano il tonno, eh?” chiede il padre, con sguardo assente, assecondando il piccolo. “Le tigri fanno <strong>qualunque cosa </strong>per il tonno!”.</p>
<p>“In questo siamo piuttosto scemi”, conclude una buffa tigre, appesa sotto sopra, masticando un ottimo panino al tonno.</p>
<p>È così che nasce Calvin e Hobbes, il 18 Novembre del 1985, per mano di Bill Watterson, nato in Ohio, laureato in scienze politiche.</p>
<p>Per tutta la sua carriera, Watterson ha difeso i diritti del fumetto, la sua importanza, contro chi lo sottovaluta relegandolo ad una lettura per bambini.  È stato anche uno dei pochi autori che ha rifiutato il <em>Licensing</em> dei propri personaggi, vietandone così il <em>merchandising</em>, considerando svilente per le creature dei fumetti essere stampate su magliette o tazze, e pensando che in questo modo se ne perdesse “l’anima” e che questo portasse infine il pubblico a stancarsi dei personaggi stessi.</p>
<p>Calvin, il nome ispirato al teologo Calvino, è un bambino iperattivo, disobbediente, amante dell’avventura e dotato di un’immaginazione fuori dal comune.</p>
<p>Hobbes è una orgogliosa tigre, molto elegante e sofisticata, che ama trascorrere il tempo con il suo amico umano. Il suo <em>unico </em>amico umano, dato che tutti gli altri componenti nel magnifico mondo di Calvin vedono Hobbes come un morbido peluche a forma di tigre.</p>
<p>Insieme i due amici fanno sognare il lettore, facendolo immergere in avventure preistoriche, futuristiche, in trasmutazioni, facendolo passeggiare per paesaggi innevati in cui appaiono dei buffi mostri di neve, facendolo riflettere e ridere sui problemi quotidiani.</p>
<p>Regalano idee, nuovi sogni, nuovi stimoli. Watterson sbizzarrisce la sua mente e la sua parte “infantile” ma, come anche lui stesso ammette, non quella che appartiene al suo passato ma che dimora in lui adulto.</p>
<p>Eppure la cosa più strabiliante che accade leggendo le strisce di Watterson, conoscendo Calvin e Hobbes, è l’improvvisa sensazione di calore, simile a quella che si ha stando con le persone che si amano. Guardando le vignette Natalizie, gli acquarelli caldi e corposi, vorremmo essere con loro a leggere quel libro davanti al camino .</p>
<p>Diventano nostri amici, confidenti, ci ritroviamo con loro a fare dispetti alla irritante Susi, a stravolgere la vita dei genitori di Calvin, a combattere con Rosalyn, la babysitter, e a scivolare sulla neve con uno slittino. Purtroppo Watterson nel ’95 decide di concludere Calvin&amp;Hobbes, stanco dei compromessi a cui deve sottoporsi un artista in un mondo dove vendere è l’unica cosa che conta. Da allora vive quasi nascondendosi nella sua casa in campagna con la sua famiglia.</p>
<p>Ma anche nelle ultime vignette è riuscito a regalarci il miglior saluto nella storia che dei personaggi a fumetti possano fare ai propri lettori.</p>
<p>Calvin prepara lo slittino, coperto contro il freddo invernale, e guarda l’amico col suo sorriso da monello.</p>
<p>“ Il mondo è un posto magico, Hobbes, vecchio amico. Andiamo ad esplorarlo!”</p>
<p>E con queste parole slittano via.</p>
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		<title>L’intima dittatura postdemocratica</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 09:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberissime]]></category>
		<category><![CDATA[Colin Crouch]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[post democrazia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane si sono svolti eventi che hanno determinato una cesura storica in ambito politico tutt’altro che indifferenti. Partendo dalla macroeconomia, con crisi del sistema capitalistico mondiale, passando per la nostra microeconomia: con dimissioni dell’ex premier e dell’istituzione di un governo tecnico di emergenza; in presenza di cesure storico-politiche è inevitabile soffermarsi a riflettere. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane si sono svolti eventi che hanno determinato una cesura storica in ambito politico tutt’altro che indifferenti. Partendo dalla macroeconomia, con crisi del sistema capitalistico mondiale, passando per la nostra microeconomia: con dimissioni dell’ex premier e dell’istituzione di un governo tecnico di emergenza; in presenza di cesure storico-politiche è inevitabile soffermarsi a riflettere. Quali sono le leggi che regolano la nostra società?</p>
<p>Se la libertà è partecipazione, nella postdemocrazia in cui viviamo c’è spazio per la libertà partecipativa? Caratteristica imprescindibile di una società democratica è la partecipazione attiva al dibattito politico; nei primi anni del XXI secolo si assiste invece ad una crescente passività dei cittadini, soprattutto nella fascia giovanile d’età. La democrazia rappresentativa sempre un concetto astratto inafferrabile, sembra ormai un meccanismo al tramonto della sua storia, e la gente vive la Politica come un oggetto incomprensibile, estraneo dalla propria vita privata, come se fosse una pressione esterna da accettare passivamente e con rassegnazione.</p>
<p>Oggi siamo testimoni di un sistema postdemocratico, il politologo inglese Colin Crouch descrive esattamente un tempo di incertezza: “L’idea postdemocratica ci aiuta a descrivere situazioni in cui una condizione di noia, frustrazione e disillusione fa seguito a una fase democratica” sempre più formale, che si autodefinisce “liberale” e dove la possibilità di partecipare delle masse è sempre più ridotta. La struttura esterna della democrazia rimane in piedi, ma sono sempre di più le élites privilegiate a prendere il potere. Quante volte sarà capitato agli elettori di sentire un genuino fermento preelettorale a ridosso di una votazione, ma al termine di queste la politica viene decisa in privato dallo scambio di favori tra i governi eletti e le lobbies. Si avvia così un meccanismo per cui tanto meno la gente partecipa al dibattito politico, tanto più i poteri economici forti premono sulla politica a proprio favore. Siamo testimoni dell’avvio di una “parabola discendente” della democrazia, come la definisce Colin Crouch, dove si perdono i valori e gli obiettivi più alti di un sistema democratico. Forse è il momento di rimettere in discussione i sistemi di aggregazione sociale che vogliamo e il sistema economico; un nuovo ordine di cose che possa risollevare equamente le nazioni del vecchio continente.</p>
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		<title>Consigli per la lettura: Io e te</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 08:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ammaniti]]></category>
		<category><![CDATA[consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[io e te]]></category>

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		<description><![CDATA[“Io e te” è un titolo forte, evocativo. Parla di promesse, richiama alla memoria un legame, due persone che scelgono di percorrere insieme un tratto di una strada o che si incontrano nel mezzo di essa. Potrebbe alludere ad un amore, potrebbe parlare di un amico. “Io e te” lo ritroviamo tra testi di canzoni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Io e te” è un titolo forte, evocativo. Parla di promesse, richiama alla memoria un legame, due persone che scelgono di percorrere insieme un tratto di una strada o che si incontrano nel mezzo di essa. Potrebbe alludere ad un amore, potrebbe parlare di un amico. “Io e te” lo ritroviamo tra testi di canzoni, didascalie di foto romantiche, titoli di poesie. Niccolò Ammaniti lo sceglie invece per un romanzo di formazione molto moderno, dove si impara a vivere a grandi ritmi. Dove il protagonista non affronta lunghi viaggi o grandi imprese prima di approdare alla propria maturità spirituale, ma viene colpito, durante la vita, con violenza da un evento significativo, che non può che alterarne l’intero equilibrio.</p>
<p>Lorenzo è stanco. Stanco di dovere recitare la parte della vespa in un vespaio, vorrebbe solo tornare ad essere l’insipida mosca che è. Dovere comportarsi come gli altri, a volte, è proprio un peso. «Da solo ero felice, con gli altri dovevo recitare. Questa cosa, alle volte, mi impauriva. Avrei dovuto imitarli per tutto il resto della vita?». Ma sua madre è preoccupata dalla sua introversione, non riesce a capire. Così un giorno, senza preavviso, annuncia che trascorrerà una settimana in montagna con degli amici di scuola. Racconta una bugia innocente. Lorenzo ancora ignora, mentre attrezza la cantina per la sua personalissima settimana bianca a base di videogiochi e cibo in scatola, che è possibile custodire dentro legami profondi e resistenti al tempo e che, i ricordi legati ad essi, sono in grado di riaffacciarsi in momenti del tutto inaspettati.</p>
<p>Tra romanzi di Stephen King e merendine sparse disordinate, nel rifugio irrompe bruscamente Olivia. Scombussola la quiete faticosamente conquistata, lo prende in giro. Si conoscono poco, lui e la sorellastra, e lei, apparendo così dal nulla, sta rovinando i suoi piani. Ma non importa, perché adesso tocca a Lorenzo diventare improvvisamente uomo, proteggere quella sorella che ostenta tanta sicurezza, che è bella da lasciare senza fiato, che non riesce però a coprire la paura neanche sotto tutto quel trucco.</p>
<p>E’ una storia tenera, che ci porta indietro alla nostra adolescenza e ci fa rivivere quelle difficoltà che abbiamo dimenticato. La paure che avevamo, quelle che ancora ci portiamo dietro. E’ un rapporto tenero, di due persone non ancora adulte che portano negli occhi e nei loro gesti i bambini che erano appena un attimo prima, che si riscoprono e che sembrano non essersi mai allontanati.</p>
<p>Che di perdersi ancora, non ci pensano neanche.</p>
<p>“Te lo giuro su Dio”, lei gli dice.</p>
<p>E lui le crede subito.</p>
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		<title>Adotta una parola</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 10:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Savoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto qualche tempo fa di una lodevole iniziativa della Società Dante Alighieri dal titolo “Adotta una parola”. Si tratta di una campagna volta a sensibilizzare all’uso più consapevole e corretto della nostra lingua che è un bene prezioso che sta scomparendo a causa della semplificazione di molti mezzi di comunicazione e dalla scarsa importanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto qualche tempo fa di una lodevole iniziativa della <em>Società Dante Alighieri</em> dal titolo “Adotta una parola”. Si tratta di una campagna volta a sensibilizzare all’uso più consapevole e corretto della nostra lingua che è un bene prezioso che sta scomparendo a causa della semplificazione di molti mezzi di comunicazione e dalla scarsa importanza che per, quasi, tutti il parlar bene riveste.</p>
<p>Come studiosa di lingue straniere ho sempre apprezzato le iniziative della <em>Real Academia de la lengua española</em> che da decenni lotta contro l’impoverimento linguistico e promuove iniziative a tutto campo e che con la sua fondazione “ProRae”, appoggiata dallo stesso Re Juan Carlos,  ha come obiettivo “essere a servizio della lingua spagnola in un mondo dominato dalle nuove tecnologie e dall’immediatezza della comunicazione”. Sappiamo anche di campagne promosse dall’<em>Oxford English Dictionary </em>che hanno lo stesso scopo.</p>
<p>La società Dante Alighieri propone l’adozione di un lemma del dizionario italiano del quale si sarà custodi e se ne vigilerà del corretto utilizzo.</p>
<p>Per ulteriori informazioni potete visitare la pagina <a href="http://adottaunaparola.ladante.it/">http://adottaunaparola.ladante.it</a> e adottare un lemma a vostro piacimento. La parola che ho scelto io? “Quarantotto” più che un numero, un’espressione foriera di cambiamento che ci riporta alle rivoluzioni che hanno cambiato il nostro paese, rendendolo unito non solo geograficamente ma anche linguisticamente. Un’espressione che usavano i miei nonni e forse anche i loro genitori e che credo sia necessario trasmettere ai nostri figli.</p>
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