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	<title>mezzocielo &#187; Arte&amp;Arte</title>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[ © Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà, realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/C81.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10392" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/C81.jpg" alt="" width="500" height="336" /></a> <strong>© </strong>Eve Arnold</p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà, realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society .</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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 © Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/64.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10211" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/64.jpg" alt="" width="800" height="717" /></a></p>
<p><strong> © Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society .</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ © Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/eve-arnold1.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10395" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/eve-arnold1.jpg" alt="" width="500" height="346" /></a><strong> © Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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© Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/23.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10221" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/23.jpg" alt="" width="600" height="605" /></a></p>
<p><strong>© Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society .</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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Joan Crawford © Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/tumblr_lmkhq3Qka71qjzts9o1_5001.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10407" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/tumblr_lmkhq3Qka71qjzts9o1_5001.jpg" alt="" width="500" height="331" /></a></p>
<p><strong>Joan Crawford © Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ New York City.  Marlene Dietrich nello studio dellaCOLUMBIA RECORDS. Novembre 1952 © Eve Arnold

E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/14.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10234" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/14.jpg" alt="" width="800" height="606" /></a> New York City.  Marlene Dietrich nello studio dellaCOLUMBIA RECORDS. Novembre 1952 <span style="font-family: Georgia, Times, serif;line-height: 16px;font-size: 12px;color: #555555"><strong>© </strong></span>Eve Arnold</div>
<div>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[© Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Miss-America-pagea_2115253b1.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10399" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/Miss-America-pagea_2115253b1.jpg" alt="" width="500" height="423" /></a><strong>© Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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© Eve Arnold
E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,
realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/eve3_2101126i1.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-10403" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/eve3_2101126i1.jpg" alt="" width="620" height="400" /></a></p>
<p><strong>© Eve Arnold</strong></p>
<p>E’ scomparsa da pochi giorni la fotoreporter Eve Arnold ( 1912-2012). Prima donna fotografa a entrare all’agenzia Magnum nel 1951.  Nota per la sua audacia non convenzionale nel raccontare in immagini gli aspetti più disparati della realtà,</p>
<p>realizza reportage sociali -nell’ America degli anni &#8216;50, in Cina,  Russia e in Sudafrica negli anni &#8216;70 e  ritratti  ai divi del cinema, a personaggi pubblici come Malcom X e la regina Elisabetta…</p>
<p>Eve Arnold nasce a Philadelphia da una famiglia di emigrati ebrei russi. La prima macchina fotografica la riceve in dono da un suo giovane fidanzato, è una Rolleicord  che costa 40 dollari, versione economica della Rolleiflex. La prima immagine che realizza mostra un barbone sul lungomare di New York. Nel 1948 s’ iscrive alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_School_for_Social_Research">New School for Social Research</a> di Manhattan e  frequenta il corso fotografico condotto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alexey_Brodovitch">Alexey Brodovitch</a>, direttore artistico di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harper%27s_Bazaar">Harper&#8217;s Bazaar</a>. Un giorno Brodovitch assegna agli studenti il compito di realizzare una storia di moda in immagini.  Eve Arnold  realizzerà un reportage sulle sfilate di moda della comunità nera di Harlem, in luoghi insoliti come chiese, bar o case private del quartiere. Questo servizio verrà pubblicato dal giornale britannico Picture Post, notato da Henry Cartier Bresson che sceglierà d’ invitarla a collaborare alla Magnum.</p>
<p>Eve Arnold nel frattempo si sposa, ha un figlio, divorzia e sceglie di andare a vivere a Londra nel 1961, dove vivrà fino alla sua scomparsa.</p>
<p>“…ciò che ho cercato di fare è coinvolgere le persone che stavo fotografando &#8230; se loro erano disposti a dare, ero disposta a fotografare”. Ha creato foto in cui racconta momenti privati della vita di celebri attori come Joan Crawford, Paul Newman, Liz Taylor… – anticipando il modo di lavorare di una fotografa di oggi come Annie Leibovitz-. E’ stata la fotografa ufficiale su 40 set cinematografici, ed è diventata nota al grande pubblico per il lungo lavoro a fianco di Marilyn Monroe. Ma Eve Arnold ha anche e sempre continuato a raccontare scene della vita di tutti i giorni.</p>
<p>“Sono stato povera e ho voluto documentare la povertà, ho perso un figlio ed ero ossessionata dalla nascita…ero interessata alla politica perché volevo sapere come influenza le nostre vite, sono una donna e ho voluto conoscere le donne. “</p>
<p>Compongono il suo archivio oltre 750.000 negativi donati prima di morire all’ università di Yale affinché fosse a disposizione di tutti.</p>
<p>Eve Arnold è stata  Membro della Royal Photographic Society</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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Kandahar, 2010. Con S., l&#8217;ostetrica presso la casa del mullah analfabeta © Monika Bulaj
“ Nur&#8221; ( Luce)  è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/11.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9916" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/11.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p><strong>Kandahar, 2010. Con S., l&#8217;ostetrica presso la casa del mullah analfabeta © Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur&#8221; ( Luce)  è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri celati dietro un vetro polveroso. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Badakshan, 2010. La minoranza ismailita, nota per la tolleranza verso le donne e la forte ascendenza mistica.© Monika Bulaj
“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/21.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9922" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/21.jpg" alt="" width="600" height="397" /></a></p>
<p><strong>Badakshan, 2010. La minoranza ismailita, nota per la tolleranza verso le donne e la forte ascendenza mistica.© Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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Cimitero di Herat, 2009.© Monika Bulaj
“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/31.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9927" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/31.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p><strong>Cimitero di Herat, 2009.© Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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Kabul. 2010. Ashura, festa in commemorazione del martirio dell&#8217;imam Hussein tra gli sciiti © Monika Bulaj
“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/41.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9931" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/41.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p><strong>Kabul. 2010. Ashura, festa in commemorazione del martirio dell&#8217;imam Hussein tra gli sciiti © Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri celati dietro un vetro polveroso. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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© Monika Bulaj
“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/51.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9936" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/51.jpg" alt="" width="495" height="330" /></a></p>
<p>©<strong> Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur / Luce” è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri celati dietro un vetro polveroso. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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		<title>Gente di qualità</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Battaglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kabul]]></category>
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Bambine nomadi Jugi divenute prosttute dei businessman afgani © Monika Bulaj
“ Nur” ( Luce)  è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/62.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignnone size-full wp-image-9949" src="http://www.mezzocielo.it/wp-content/uploads/2012/01/62.jpg" alt="" width="600" height="402" /></a></p>
<p><strong>Bambine nomadi Jugi divenute prosttute dei businessman afgani © Monika Bulaj</strong></p>
<p>“ Nur” ( Luce)  è il titolo dell’  ultimo progetto della fotoreporter Monika Bulaj. Fotografa e documentarista di origine polacca, italiana per scelta ( vive a Trieste) e afghana per vocazione. Un’ artista che da sempre concentra la sua ricerca su progetti a lungo termine tesi al racconto della realtà oltre i confini dell’Est europeo. In tre diversi momenti, dal 2009 ai primi mesi del 2011, Monika Bulaj viaggia attraverso l’ Afghanistan, dal confine con l’ Iran a quello cinese.  Mimetizzata dal burqua si sposta in un terreno minato -“dove le speranze di sopravvivere aumentano se qualcuno percorre la strada prima di te”- spesso sola, aiutata da gente di passaggio, accolta e guidata da gruppi di donne nei villaggi, si muove a piedi, in bus, sul dorso di cavalli, yak, in taxi, camion… L’ essere donna si rivela un privilegio che le permette d’essere ammessa dove ai maschi è proibito. Con la sua Leica,  Monika Bulaj, non mostra il presente tangibile di un paese in guerra, non ci sono soldati, pistole o segni visibili del conflitto, lo si percepisce nelle foto come presenza implicita. Con il suo obiettivo s’ immerge nell’essenza della cultura e delle tradizioni millenarie di questo paese e delle sue minoranze. Senza retorica, dà un nome e un volto agli invisibili, recupera memorie  e storie  prima che la guerra le annulli per sempre. Racconti visivi in cui coglie la dignità e l’ eleganza racchiuse nei gesti, nei movimenti e nella profondità liquida degli sguardi  di donne, bambini e dei pochi uomini ritratti. Con sensibile e caparbia volontà racconta il quotidiano e la spiritualità della gente che vive tra le valli a nord del Panshir, Herat, Kabul, il Badakhsha…Per mesi è ospite in case di argilla e fango, tra le baracche della periferia di Kabul, tra i Kuci che vivono accampati in buche nella terra.</p>
<p>In Nur, si alternano come in una danza immagini dai toni ocra degli ampi paesaggi, in cui la forza del soffio del vento solleva nuvole di polvere e rende ondeggianti le pesanti stoffe blu dei burqua, ad interni bui. In piccole abitazioni di fango, in cui si hanno strette fessure per finestre, dall’ oscurità emergono le pupille smarrite di chi attutisce i morsi della fame con l’ oppio. Monika Bulaj compone singoli ritratti e primi piani- soprattutto donne e bambini- in cui le figure affiorano dolcemente dall’ ombra, intense e raccolte come in certi quadri di Vermeer. Altre volte ne cattura la profondità degli sguardi in taglienti chiaroscuri celati dietro un vetro polveroso. Non mancano le immagini corali come i momenti di gioco delle bambine della minoranza Jugi vendute come prostitute per gli uomini d’affari afgani, o la distesa di neri chador all’ interno delle aule della più grande scuola femminile dell’Afghanistan ad Herat, dove tra il gelo e gli scorpioni, 13mila giovani studentesse  hanno la possibilità d’ imparare.</p>
<p>Visitare la mostra Nur (Luce)  in corso a Roma fino al 15 gennaio,  presso Officine Fotografiche, significa intraprendere un viaggio fotografico attraverso frazioni di regioni di frontiera che non esistono sulla mappa, ed immergersi in un tempo presente messo a fuoco dall’ artista in un intreccio di volti, storia e  memoria.</p>
<p>Info. Officine Fotografiche via Giuseppe Libetta, 1  Roma</p>
<p>http://www.officinefotografiche.org/Contatti.aspx</p>
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