Una bambina, a Giostra. Messina.

12 maggio 2018 di: simona mafai

Leggo una delle tante notizie di cronaca sul giornale.

Alle due di notte del 9 maggio, una bambina chiama il 112 per chiedere aiuto: l’uomo di casa sta picchiando la madre. I carabinieri troveranno la donna a terra sanguinante, abbracciata alla figlia, di 6 anni. L’uomo, che picchiava spesso la donna (per questo la bambina si era scritta il numero di telefono da chiamare in casa d’urgenza) è poi scappato (ora è ai domiciliari). Una notizia come tante, forse meno tragica di altre: perché mi ha così colpito? Perché è avvenuto a Giostra, un quartiere popolare di Messina, la città dove ho vissuto molti anni. E in quel quartiere, come attivista delPCI, ho fatto innumerevoli riunioni di caseggiato con le donne, decine di comizi nelle strade e in piazza, ricordo le  le case.  Erano gli anni cinquanta-sessanta, parlavamo di  diritti dei poveri e delle donne, di democrazia politica, di una società nuova che dovevamo costruire insieme. Ci sembrò, a un certo punto, di avere fatto qualche passo avanti. Con gli abitanti del posto furono organizzate le Feste dell’UNITA’, si ascoltavano canzoni e si parlava di libri e di scuola. Certo non erano ancora nati né l’uomo picchiatore né la donna picchiata…Allora, tutto resta uguale? Permanente e immodificabile il degrado dei quartieri poveri, la violenza di genere, la solitudine delle periferie?

Poi penso: cinquanta anni fa, una bambina di sei anni non avrebbe trovato la determinazione e l’abilità di chiamare al telefono i carabinieri, per salvare la madre.

1 commento su questo articolo:

  1. Maria ha detto:

    una bambina è capace di molto ma ci vuole una donna per raccogliere la sua testimonianza e renderla possibile e forse pubblica, lei stessa cresciuta si spera troverà gli strumenti dare voce a se stessa in modo ancora più compiuto e libera.
    ma ci vuole tempo e sostegno da parte di tutte. chi ha salvato la propria madre deve prima di tutto salvare se stessa, chi ha amato con un sentimento forte e sanguinoso la propria madre, in un reticolo di cose contrastanti e contrastate, avrà la vita segnata e amareggiata nel profondo. salvare la propria madre non salva te stessa, non salva se stesse/i.
    rimane la speranza di vivere il presente sperando appunto che non tutto non sia compromesso e liberandosi prima di tutto delle presenze criminali….come ha fatto la bambina.
    Maria
    21/05/2018

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