quei ricordi 

23 marzo 2018 di:      Francesca Traìna

Oggi che è quasi primavera e la città ancora si difende da un vento costante, teso sulle cupole rosse, gli occhi accolgono la vastità dei ricordi e nel leggere qualche pagina già letta senti che puoi fermarti, anche solo per poco, a riascoltare quei ricordi, a riviverli o a riscriverli per dedicarli a chi non è con te ma in te resta. Così stamani, sfogliando pagine di Josif Brodskji, ho inciampato in questa intensa, vibrante lettera che faccio mia e che dedico a chi avverte, di tanto in tanto, il desiderio di ricordare gli smarrimenti di ieri nella realtà mutata dell’oggi.

Lettera a A D

Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com’è strano, per me, scriverti di nuovo, com’è bizzarro rivivere un addio …)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire …

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d’inverno, d’estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali – tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi
sull’amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Librati, impossèssati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell’oblio, il vasto mare della dimenticanza.

 

 

 

 

5 commenti su questo articolo:

  1. silvana ha detto:

    Ho sempre dipinto la mia realtà non i miei sogni
    Grazie Francesca di scegliere per noi poesie molto belle e prose dimenticate, quest’ultimo pezzo di Josif Brodskjiè è per me il più vicino alla mia mente ed al mio cuore, ma non solo perché penso che ognuno di noi ha un ricordo che non si allontana, che non riesci a relegare nel “mare della dimenticanza”e torna spesso a immalinconirti.

  2. francesca ha detto:

    Ti ringrazio, Silvana, per la sensibilità e l’attenzione dimostrate. Sì, questo testo, un vero e proprio manifesto poetico, è di una bellezza straordinaria perché circoscritto alla memoria che non deve essere mai confusa con la “romantica nostalgia”. La memoria è l’impianto che sostiene il nostro essere soggetti e il nostro essere al mondo. Le persone che abitano la nostra memoria sono quelle che abbiamo amato e che continueremo ad amare pur “nel vasto mare” della loro assenza.

  3. Micol ha detto:

    Non abito a Palermo ma ho saputo che Francesca è una poetessa nota perchè non ci fa leggere qualcosa di suo?

  4. Annamaria Zava. ha detto:

    Io vivo a Palermo è so come la Traina venga considerata una poeta, dunque è il posto per scrivere ed il tempo per farci leggere i suoi versi, un saluto alle donne di mezzocielo.

  5. giuseppe ha detto:

    Complimenti per la emozionante lettera di Josif Brodskjie ripresentata su mezzocielo ed attinente al ritorno della primavera.

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