crudele favola dei nostri tempi

21 marzo 2018 di: Sibilla Gambino

– Mamma, l’incantesimo ha trasformato anche il mio amico Hassan e sua sorella Aisha.

– Dormi tesoro.

– Ma il drago farà l’incantesimo anche a noi?

– Chiudi gli occhi.

– Sì, però tu mi racconti…

La mamma di Huda cominciò la favola.

– C’era una volta un uomo con una macchia bruna sotto l’occhio…

– Come quella di papà?

– Ogni mattina sotto la pioggia di ferro…

– Come quella che ha distrutto il nostro tetto?

– Ogni mattina sotto la pioggia di ferro, l’uomo con il suo camion cisterna…

– Come quello dello zio?

– Sì tesoro, ma lasciami raccontare. Con il suo camion cisterna l’uomo che si chiamava Kamal, andava a Deir el-Zor a caricare il petrolio per rivenderlo poi nella sua città. Un giorno proprio davanti al giacimento, un drago baffuto tutto scuro e con una grande bandiera nera fra le zampe, bloccò l’uomo. Non puoi più prendere niente da qui, capito? disse feroce. Kamal protestò: pago regolarmente tutto al governo di Damasco. Rivendo a Mossul…

– Dove viviamo noi – sussurrò la bambina.

– Kamal disse: rivendo il petrolio nella città di Mossul a Yasif per il generatore dell’ospedale, a Jameel per il generatore del suo negozio e ad Aarif per i suoi trattori. Niente. Il drago scuro non sentì ragioni. E con un incantesimo trasformò Kamal in sabbia. Il vento soffiò forte e la sabbia salì in cielo. Lì nel cielo, stretta da mille metri di tessuto scintillante, la moglie di Kamal gli andò incontro. Così bella non l’aveva mai vista. Pioggia di sciroppo di zucchero sulla sua testa e pavimenti di dolcetti Kunafa, Bakalawua e Mamu. In un angolo dietro la nuvola, i suoi quattro figli mangiavano una grande torta ricolma di amarene. Li abbracciò e li sbaciucchiò per bene. Da un pozzo poco più in là un gaiser lanciava per aria peluches, macchinine e bambole…

Un boato cancella la voce della mamma.

Un lampo illumina lo spazio.

Pareti dilaniate, vetri delle finestre rotti e milioni di fori sul soffitto. Odore di polvere da sparo. Le gambe di Huda intrappolate sotto le macerie della sua stanza. La mamma sdraiata vicino a lei le accarezza il viso. Solo con una mano però, l’altra è qualche metro più in là. Il corpicino del bimbo nella culla trafitto da un tubo di ferro.

– Mamma voglio anche io la torta gigante piena di amarene.

– La mangerai, amore. Presto saremo sabbia anche noi.

C’era una volta Huda. C’era una volta la mamma di Huda. C’erano una volta la casa, la scuola e la città di Huda. C’era una volta la Siria.

Centotrenta pozzi di petrolio, duecentosessanta giacimenti di gas naturale: è questo l’incantesimo che ha trasformato in sabbia le città di Mossul, Raqqa, Halfaya, Ghouta, Khan Sheikhun, Palmira e molte altre.

Pozzi di petrolio e giacimenti di gas naturale.

Più di cinquecentomila morti negli ultimi sei anni. Più di duecentomila bambini uccisi.

Se questa è umanità.

 

(dati tratti da Syrian network for Human rights. Report 18.03.17)

 

 

 

 

 

3 commenti su questo articolo:

  1. Adele Sbacchi ha detto:

    Bellissima favola di una tristezza senza fine.

    • Sibilla ha detto:

      Grazie. Hai detto bene: senza fine. Un genocidio senza fine. Una cicatrice che rimarrà nell’anima.

  2. Agnese ha detto:

    Un racconto attuale, ma anche futuro, perché questa orribile favola della Siria a noi sembra lontana come appunto una favola da raccontare ed invece è il prototipo che non c’è pace nel mondo e che una realtà simile durerà oltre le nostre vite.

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