sta arrivando la buriana

26 febbraio 2018 di: Francesca Traìna

È difficile e direi raro che in Italia, dunque anche a Palermo, arrivi il “Burian”, vento gelido proveniente dalla pianura Sarmatica che si trova ad ovest degli Urali.

Di solito questa ondata di aria gelida si limita a flagellare il territorio siberiano, ma dobbiamo subirla non so quanto gioiosamente o tristemente … Per noi abitanti di Palermo è un inatteso beneficio poiché la penuria d’acqua e il suo paventato razionamento, che sarebbe stato imminente, verrà probabilmente sospeso a causa o per merito delle forti piogge di questi giorni. Pertanto, personalmente, saluto con piacere il gelo di questo segmento di tempo, la sua ricca portata di pioggia e più in alto, quasi a sfiorare il cielo, il meravigliose candore della neve.

La Letteratura ed in particolare la poesia possono descrivere gli infiniti stati d’animo che accompagnano la stagione del freddo, quando diventa più facile ripiegare il cuore all’interno di sé per ricercarne il canto.

 

Emily Dickinson

La neve che mai si accumula –
la transitoria, fragrante neve –
che arriva una sola volta l’anno –
morbida s’impone ora –

Tanto pervade l’albero_
di notte sotto la stella
che certo sia il passo di febbraio –
l’esperienza giurerebbe –

Invernale come un volto –
che austero e antico conoscemmo –
riparato in tutto tranne la solitudine
dall’alibi della natura –

Fosse ogni tempesta così dolce
valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – la pena è buona
quanto più vicina alla memoria –

 

Oscar Wilde

È pieno inverno, sono nudi gli alberi –
tranne là dove si rifugia il gregge –
stringendosi sotto il pino.-
Belano le pecore nella neve fangosa
addossate al recinto. La stalla è chiusa –
ma strisciando i cani tremanti escono fuori,-
scendono al ruscello gelato. Per ritornare –
sconsolati indietro. Avvolti in un sospiro –
sembrano i rumori dei carri, le grida dei pastori.-
Le cornacchie stridono in cerchi indifferenti –
intorno al pagliaio gelato. O si acquattano –
sui rami sgocciolanti. Si rompe il ghiaccio –
tra le canne dello stagno dove sbatte le ali il tarabuso –
e allungando il collo schiamazza alla luna.-
Saltella sui prati una povera lepre,-
piccola macchia scura impaurita –
e un gabbiano sperso, come una folata improvvisa –
di neve, si mette a gridare contro il cielo.-

 

Antonia Pozzi

Fili neri di pioppi-
fili neri di nubi-
sul cielo rosso-
e questa prima erba-
libera dalla neve-
chiara-
che fa pensare alla primavera-
e guardare-
se ad una svolta-
nascono le primule.
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri-
la nebbia addormenta i fossati-
un lento pallore devasta
i dolori del cielo.-
Scende la notte-
nessun fiore è nato-
è inverno anima
è inverno.-

 

 

 

3 commenti su questo articolo:

  1. Maria Teresa Asolo ha detto:

    le poesie in questi giorni adatti alla lettura sono gradite, ma MEZZOCIELO trova addirittura il vento giusto.!!!! La Pozzi mi ha quasi commosso.

  2. Aldo Torre ha detto:

    e un gabbiano sperso, come una folata improvvisa –
    di neve, si mette a gridare contro il cielo.-
    Questo verso si, mi commuove, siamo in questo mOmento di crisi generale: gabbiani spersi!

  3. Adele ha detto:

    queste poesie ti danno il senso di desolazione e solitudine dell’inverno, sono tre poeti che amo ma la tristezza invade il cuore, non so perché mi sembra che la neve non vi metta il brioso senso del gioco ma la tristezza che viene dai luoghi di guerra, di armi, e di fuoco.

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