i quaderni segreti di Mademoiselle Valland

15 febbraio 2018 di: Sibilla Gambino

25 agosto 1939. Il Louvre chiude le porte al pubblico. Si sbarrano le finestre, nessuno deve vedere cosa stia accadendo all’interno. Poche luci illuminano i sei custodi che staccano dalla cornice l’immensa tela delle Nozze di Cana del Veronese e l’arrotolano lentamente e con attenzione su un cilindro di ferro lungo sette metri. Ma Rubens? Come portar via le tele di Rubens per non sbriciolare la vernice? Rose Valland alza la testa dal quaderno sul quale, meticolosa, elenca opere, imballaggi e destinatari. Gli occhiali le erano scivolati sul naso, con un gesto secco li aggiusta: Rubens sarà spedito con la sua cornice. Ho già preso contatto con la compagnia teatrale Comédie Française. Ci prestano un camion che trasporta le loro scenografie. Mademoiselle Valland sa il fatto suo. Jaques Jaujard, direttore del museo del Louvre, l’ascolta attento.

La Francia sta entrando in guerra. I tedeschi sono già al confine. Razzieranno tutto. Rose lo sa. Il Louvre deve essere svuotato. La Nike di Samotracia è quella che la impensierisce di più. Come imballarla e trasportarla? Chiude gli occhi mentre un argano solleva la statua e la adagia su un carrello, nasconde la faccia mentre il carrello scivola su un improbabile binario di legno. Poi un sospiro di sollievo.

Mademoiselle Rose Valland, assistente volontaria al museo di pittura e scultura straniera della galleria nazionale del Jeu de Paume alle Tuileries del Louvre, impartisce ordini ai trecento custodi che preparano le casse di legno bianco per accogliere le opere d’arte. Assegna un colore diverso a seconda dell’ordine di evacuazione: giallo, verde e rosso. Rose siede su uno sgabello, intimidita dallo sguardo misterioso che dalla cornice appesa al muro la squadra: gli occhi della Monna Lisa. E tu? Come lascerai il museo? Come proteggerti? Rose decide: stretta in una cassa, contrassegnata da tre pallini rossi e dalla sigla nera: MN. Monna Lisa uscirà dai cancelli delle Tuileries sulla barella di un’ambulanza dalle sospensioni elastiche. E lo Scriba seduto? La Zattera della Medusa? E il Polittico dell’agnello mistico? Tutte opere immense e non solo dal punto di vista artistico. Occorrerà pianificare un percorso preciso, misurare altezze dei ponti e dei fili del tram, far potare i platani lungo la strada.

Rose pensa a tutto.

Quella notte più di ottocento tele, innumerevoli opere marmoree e quattrocento casse di libri antichi, vengono imballati e spediti nei castelli di Chambord, Lovigny e in altri castelli della Loira. Rose annota tutto.

Il tre settembre la Francia entra in guerra. Il Louvre è svuotato, rimangono solo la camera funeraria di Ramses III, due copie in gesso della Diana di Versailles e della Venere di Milo, Rose e dieci custodi.

-Il Louvre e il Jeu de Paume sono requisiti secondo l’ordinanza del Führer- avverte Rosenberg, comandante delle ERR, una speciale organizzazione istituita dai nazisti con il compito di confiscare le collezioni private agli ebrei. – Occupiamo tutto.-

Rose finge di non capire il tedesco. Memorizza invece ogni parola.

In pochi giorni il Jeu de Paume diventa il campo di concentramento di tesori d’arte appartenuti ai Rotschild, ai Seligmann, Halphen, Kramer, Bloch-Bauer. Non tarda ad arrivare Göring, preceduto dal suo ingordo pancione e seguito dalla viscida faccia arrogante. Rifornisce la sua Versailles personale: Carinhall, sul lago Dollhsee, la fastosa villa a sessantacinque chilometri da Berlino. E così caracolla tra un’opera e l’altra: questo lo voglio, quello non so, questo no. Una donnina che fa la spesa al mercato, mademoiselle Rose Valland lo disprezza.

-É un affronto- sbraita Göring indicando un Renoir e un Van Gogh- un insulto alla sensibilità e al gusto del popolo tedesco! Questa è arte degenerata. Faccia sparire subito-

Rose abbassa lo sguardo. Confinerà l’arte degenerata, Cézanne, Degas, Monet, Sisley, Van Gogh, Renoir e tanti altri in quella che lei chiamerà la sala dei martiri: un’ala isolata del Jeu de Paume.

La luce filtra dalle persiane delle grandi finestre di quello che è diventato l’esilio volontario di Rose Vailland. Illumina il foglio sul quale, meticolosa e pignola sta appuntando i nomi delle opere, la provenienza, la destinazione, la persona responsabile del trasferimento, l’orario del convoglio che trasporterà le opere rubate dai nazisti e il luogo d’arrivo. È stato Hitler stesso a mandare una lettera a Jaques Jaujard. Le opere scelte da lui e da Göring devono essere imballate e spedite sui treni in località segrete. Rose ha il compito di organizzare i convogli.

-Il Degas lo mandiamo all’antiquario fiorentino,- sente dire in tedesco al comandante delle SS seduto a gambe larghe con la sigaretta in mano – quel Venturi là, in cambio ci ha promesso un coso di Michelangelo- Il sottoposto prende nota e butta la carta carbone nel cestino, dove Rose andrà a frugare appena sola. Il coso è La Madonna con Bambino di Michelangelo. La scoprono, la scaraventano per terra. È licenziata, se ne vada e le puntano una pistola alla tempia. Lei scappa, ma prima di infilare la porta abbassa la leva del riscaldamento nascosta dietro la libreria. Il giorno dopo i tedeschi, stretti nei loro cappotti pesanti e incapaci di svolgere il lavoro di Rose sono costretti a richiamarla.

Luglio 1943, Mademoiselle Valland è ancora al Jeu de Paume, assidua e instancabile compila le lista delle casse di opere d’arte da spedire a Hitler e Göring: H da 1 a 19 per il Führer, G da 1 a 23 per il viscido panzone. Cassa H 5: ritratto di Gainsborough. H 6: opere di Frans Halls e due ritratti di Goya. H 13: L’astronomo di Vermeer. E ancora Matisse, Picasso, Chagall, Kokoschka, Mirò, Dalì. Tutti deportati come i loro proprietari, questo pensa Rose. Sbatte un pugno sul tavolo. Si alza. Dalla finestra lampi di luce, il crepitio di un falò. Sulla terrazza delle Tuileries ardono più di seicento opere d’arte definita degenerata. Rose assiste allo scempio. Disperata.

Prende contatti con la resistenza francese. Trasmette tutte le copie dei luoghi segreti che custodiscono le opere d’arte. Orari e i percorsi dei convogli. Nel 1944 collaborerà con gli americani affinché vengano risparmiati dai bombardamenti in Germania i siti che accolgono la refurtiva tedesca.

Il 25 agosto del 1944 Parigi è libera dai nazisti. Tutte le opere fatte uscire dal museo del Louvre fino al 1939 ritornano, nel giro di sei mesi, al loro posto.

I quaderni di Rose consentiranno il ritrovamento delle sessanta mila opere d’arte trafugate dai tedeschi. La statua lignea di Maria Maddalena di Gregor Erhart viene ritrovata in una delle residenze di Göring. Il Polittico dell’agnello mistico di Jan van Eych in una miniera di sale. La Diana al bagno di Boucher in un appartamento di Ribentropp. La Madonna con bambino di Michelangelo in una cava ad Altaussel in Austria. Accanto otto bombe.

Quarantacinquemila opere d’arte verranno restituite ai loro legittimi proprietari, grazie a Rose Valland.

Di lei rimangono solo una lapide commemorativa sulla facciata del Jeu de Paume e Le front de l’art , il suo resoconto minuzioso di quegli anni bui.

 

 

5 commenti su questo articolo:

  1. Emilia ha detto:

    Quanto zelo! Quanto amore per l’arte senza tempo e senza confini. C’è solo un modo per salvaguardare il patrimonio artistico: comprenderne l’inestimabile valore e difenderlo dall’ignoranza e dalla cupidigia.

  2. Giovanna ha detto:

    Salvaguardare il patrimonio di tutti dovrebbe essere lo scopo di tutti, parlarne raccontare aiuta a superare l’ ignoranza che è quasi sempre accompagnata dalla cupidigia.Trovo ottimo incrementare questi argomenti.

  3. Eliana ha detto:

    Mi sembra che questo nuovo acquisto di mezzocielo, ho visto 3 articoli suoi, sia di una persona brava nello scrivere e nel raccontare ma un po’ lunga, se è giovane è un peccato che non sia più succinta nell’argomentare, se è più anziana non si lasci andare….

    • Sibilla ha detto:

      Nè giovane nè anziana (spero!) sono “nel mezzo del cammino” ma forse la storia di Rose mi ha preso così tanto che mi sono ritrovata “per una selva oscura”! Consiglio accettato. Grazie!

  4. Emanuela ha detto:

    È un piacere leggere questi racconti! Finalmente nessun “grande” uomo al quale stare alle spalle ma luci accese su grandi donne che, da sole, hanno contribuito a cambiare la storia!complimenti a chi ne scrive con così passione e bravura!

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