le due Befane

5 gennaio 2018 di: Clara Margani

Ogni volta che arriva il 6 Gennaio mi vien da sorridere con un pizzico di tristezza in fondo al cuore. Rivedo nei miei ricordi di bambina due giovani e belle donne che si salutano e si abbracciano, felici di aver rubato un po’ di tempo ai loro impegni lavorativi e casalinghi per incontrarsi a casa dell’una o dell’altra o sulla panchina di un giardino o al tavolino di un bar a metà strada tra le loro abitazioni.

Ida, mia madre, e Adalgisa, la sua migliore amica, con i rispettivi figli quasi della stessa età: io e Anselmo, intorno a loro a giocare con i giocattoli dell’uno e dell’altra senza distinzione di sesso, a rincorrerci, a confidarci piccoli segreti, a mangiucchiare dolcetti. Quello che mi piaceva di più all’inizio di ogni incontro era l’appellativo con cui ridacchiando si salutavano: ‘A befana!’. Sì, proprio così, si chiamavano reciprocamente ‘befana’ con il massimo dell’affetto e dell’allegria, e quando parlavano di loro continuavano a ripetere: ‘sta befana’, ‘quella befana de tu madre’, ‘ma tu moje la befana ‘ndo sta?’, ‘come stai bene, befana mia!’.

Così che io e Anselmo, quando eravamo molto piccoli, eravamo orgogliosi di essere i figli della Befana, anche se poi ci chiedevamo con una certa perplessità quale delle due fosse la vera e quale la copia, perché per tutti gli altri bambini la Befana era una e non assomigliava a nessuna delle due, perché era brutta e vecchia e portava i regali a tutti i bambini, mentre le nostre erano belle e giovani e i regali li portavano solo a noi. Diventati più grandi, non partecipavamo più ai loro incontri; le due befane continuavano ad incontrarsi regolarmente, la loro bellezza intanto sfioriva a poco a poco, ma la loro amicizia no. Le prendevamo un po’ in giro per quel loro modo buffo di chiamarsi, ci sembrava un’abitudine infantile, che aveva fatto il suo tempo. Poi un giorno Anselmo mi telefonò e piangendo mi disse: “Non ho il coraggio di dirglielo io, ma dì a tua madre che la befana sua l’abbiamo portata all’ospedale ed è morta”. Ogni volta che è il 6 Gennaio io penso a quelle due befane, tutt’e due volate via, chissà? forse a cavallo di una scopa.

8 commenti su questo articolo:

  1. Antonio ha detto:

    Sicuramente chi ha ha un animo sensibile può cogliere la bellezza di questo racconto…purtroppo ti accorgi che il tempo passa quando riesci a vedere in modo nitido il passato e guardi sempre meno al futuro. Auguri a tutte le donne che affrontano con ironia tutte le situazioni della vita.

  2. Elena ha detto:

    Attraverso i ricordi personali di Clara Margani possiamo dare uno sguardo diverso alla festa e al significato della parola Befana..

  3. Rita ha detto:

    bando alle tristezze….afferriamo una scopa. volante… e via! libere nell’aria..

  4. Marina ha detto:

    Da una stella all’altra, le befane continuano la loro amicizia e ridono, perché loro, oramai, sanno …

  5. silvana ha detto:

    Come sempre CLARA struggente ma leggero, mi piaci sempre.

  6. maria vittoria ha detto:

    Bella la storia, semplice ma emozionante il modo di raccontarla. Così abbiamo scoperto che in realtà ci sono state due Befane, che erano amiche tra loro e che forse continuano ad esserlo ancora dopo essere volate via.

  7. Maria ha detto:

    La festa della Befana, superata l’infanzia e poi il piacere di fare i regali ai miei figli quando erano bambini e adolescenti, mi ha quasi sempre lasciato un pizzico di tristezza in fondo al cuore. Ho ritrovato questa espressione nell’articolo di Clara Margani e l’immagine delle due amiche befane ormai volate via dalla vita forse a cavallo di una scopa mi ha commosso.

  8. Vittoria ha detto:

    Trovo che il pacioccone Babbo Natale con le sue renne e la sua slitta piena di regali non susciti la stessa tenerezza che la vecchia e brutta befana riesce a comunicare…forse perché il primo rappresenta l’inizio di una festa che si spera duri a lungo e l’altra la fine di qualcosa che ha il sapore della nostalgia. Molto bello il racconto e il ricordo che racchiude.

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