tornare indietro, perché e per cosa?

4 dicembre 2017 di: Gilda Bambocci 

Se la Sicilia fosse investita da finanziamenti e misure per arginare la disoccupazione, la mia amicae coetanea, emigrata a Londra per lavoro, tornerebbe a Palermo? Forse sì o forse no.

Cosa provoca in me questa domanda? Il gran parlare e le aspettative scatenati dal vertice di Abidjan, punto d’incontro per ben 84 paesi dell’Europa e dell’Africa. Ma torniamo alla mia amica ed alle sue aspettative. Cosa penserebbe, infatti, Clara, di soldi e progetti destinati a combattere la mancanza di lavoro nell’isola? La mia amica penserebbe che le nuove risorse siano rivolte a lei o le verrebbe in mente, immancabile ad ogni appuntamento del genere, l’annosa questione della meritocrazia offesa? Della serie, vengono prima gli amici degli amici dei parenti degli amici!

Cosa voglio dire, con questo? Ben vengano soldi e progetti per l’Africa, da secoli derubata da noi europei delle sue risorse migliori. Anzi, siamo in ritardo nel far questo, molto in ritardo. Ma non si pensi che soldi e progetti stanziati e realizzati oggi possano servire a bloccare l’immigrazione nell’immediato o che possano, da soli, garantire a tutte le africane e a tutti gli africani una fruizione certa di risorse ed opportunità.

Nell’immediato, volenti o nolenti, governi e forze politiche in campo dovranno protrarre i loro sforzi in direzione dell’accoglienza e cercare, con tutti i mezzi, di evitare tragedie come quelle accadute nei giorni addietro davanti la Libia.

Non è attaccando le Ong o stipulando accordi con governi dittatoriali e liberticidi che si scoraggia l’immigrazione. Chi ha fame di un destino migliore, va e continuerà ad andare. Sarebbe invece più utile snellire le procedure per l’ottenimento dei documenti e permettere a chi vuole raggiungere il Nord Europa, di farlo velocemente. Del resto, un continente in calo demografico non ha bisogno di gioventù? Europa e Africa unite possono gettare le premesse affinché future generazioni di africane ed africani possano vivere bene nei loro paesi d’origine. Ma si tratta di generazioni molto future, così future da vivere in un mondo in cui la paura del diverso non esisterà più. Lo stesso mondo meritocratico in cui vivrebbero ragazze e ragazzi simili alla mia amica Clara.

 

 

1 commento su questo articolo:

  1. federica Aluzzo ha detto:

    Cara Rosanna condivido il tuo articolo, io sono stata ai miei vent’anni pronta a partire, ma dopo pochi anni lasciando una cifra di denaro notevole che ero già riuscita a guadagnare ho fatto ritorno a Palermo vivevo, infatti, con grande nostalgia, i ma con grande slancio mi sono data alla politica, così che questa città io posso aiutarla a cambiare perchè nessuno debba abbandonarla

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