anche se l’inverno è già arrivato

8 dicembre 2017 di: Clara Margani

Desiderosa di contribuire alla ‘sezione’ poesia della rivista, invio questa composizione di Trilussa, che è lo pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, nato a Roma nel 1871 e morto nella sua città nel 1950. Oltre che poeta è stato scrittore e giornalista, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

Questa poesia sull’inverno è stata una piccola e piacevole sorpresa, perché l’ho sempre conosciuto e apprezzato per le sue brevi, ironiche e sferzanti poesie in dialetto romanesco.

Credo che questa sua opera in italiano sia rivelatrice di una sensibilità delicata, niente affatto inferiore allo spirito sarcastico e polemico della maggioranza delle sue composizioni.

 Arriva l’inverno

Col venticello che scartoccia gli alberi
entra una foglia in camera da letto.
E’ l’inverno che arriva in camera e, come al solito,
quando passa di qui lascia un biglietto

Vi trascrivo, a riprova di quanto affermato prima, due sue brevi e fulminanti composizioni in dialetto romanesco, che secondo me non hanno bisogno di traduzione e sono attualissime. Buona lettura.

La tartaruga

Mentre una notte se n’annava a spasso,
la vecchia tartaruga fece er passo più lungo
de la gamba e cascò giù
cò la casa vortata sottoinsù.

Un rospo je strillò: “Scema che sei!
Queste so scappatelle che costeno la pelle…”
– lo so – rispose lei – ma prima de morì,
vedo le stelle.

Li nummeri

Conterò poco, è vero:
– diceva l’Uno ar Zero –
– ma tu che vali? Gnente: proprio gnente
sia ne l’azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.

Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.

È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so’ li zeri che je vanno appresso.

 

5 commenti su questo articolo:

  1. Immacolata ha detto:

    Quand’ero ragazzino,mamma mia,
    me diceva:”Ricordati figliolo,
    quando te senti veramente solo
    tu prova a recità ‘n’ Ave Maria.
    L’anima tua,da sola, spicca er volo
    e se solleva, come pé maggia”
    Ormai so’ vecchio, er tempo m’ è volato;
    da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
    ma quer consijo non l’ho mai scordato.
    Come me sento veramente solo
    io prego la Madonna benedetta
    e l’anima mia da sola pija er volo!”

    Trilussa

  2. Elena ha detto:

    La poesia in italiano del poeta romanesco Trilussa è breve ma molto significativa e così quelle in dialetto. Non sono un’esperta di poesia, ma mi chiedo se le lettrici siciliane e di altre parti d’Italia possono condividere poesie sull’inverno o su altri argomenti scritte da poeti nel dialetto delle loro regioni.

  3. Rosanna ha detto:

    Questa poesia dedicata a Vicenza è stata scritta da Nerina Noro, nata nel 1908 e morta nel 2002, pittrice ma anche scrittrice di racconti e poetessa in lingua italiana e dialettale. Una donna che con la sua produzione artistica ha sfidato l’ambiente bigotto della provincia veneta.

    Su le to strade
    go reçità
    la me vita.
    Giorno par giorno
    te go fotografà
    dentro ’n tei oci.
    Te porto con mi
    dapartuto, ’n tel sangue.
    Ghe xe i me morti
    soto ’sta tera!
    ’N te la to aria
    ghe xe le so vose,
    se tuto tase
    sento anca el fià.
    Dentro al to gnaro
    mi trovo tuto:
    pianto, speransa,
    sogni desfà.
    Trovo anca i basi
    che go ciapà.

    Non l’ho tradotta in italiano. Per far comprendere meglio il significato ‘gnaro’ significa ‘nido’

  4. Patrizia ha detto:

    Vere e proprie dichiarazioni d’amore per i luoghi che la memoria custodisce
    La lingua di origine rimane nel cuore e nella mente per sempre anche se la vita ti porta a comunicare
    In una lingua ufficiale o in altre lingue

  5. Paola ha detto:

    Questa è una poesia di Graziosa Casella, nata a Catania nel 1906 e morta nel 1959. In molte poesia descrisse la sua vita sentimentale molto tormentata..

    S’avissi diciott’anni

    E’ veru sì, s’avissi diciott’anni

    o puru vintott’anni, comu a tia,

    non li patissi tanti disinganni

    nè mi vinissi sta malincunìa.

    Ragiuna, e vidi chi a tia stissu ‘nganni;

    chissu ca chiami amuri è fantasia;

    troppu d’amuri canuscìi l’affanni,

    e sacciu siddu è prosa o è puisia.

    Pirchì, dimmillu, si non mi vo’ beni,

    voi mettiri ‘stu cori a la turtura

    e ccu ssi labbra duci m’avvileni?

    Ah, si ‘ssa vucca to non è sincera,

    làssami stari pri la me svintura…

    ccu autunnu non s’accoppia a primavera.

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