alberi e uomini

21 settembre 2017 di: Clara Margani

Da qualche mese in qua a Roma sono comparsi sui tronchi segati degli alberi malati dei tondi, all’interno dei quali sono intagliati per lo più dei volti o mezzi busti di uomini dall’aria malinconica e pensosa. E’ un fenomeno che si sta manifestando abbastanza rapidamente in varie zone della città.

Questa diffusione va di pari passo con l’abbattimento degli alberi malati, che fiancheggiano i grandi e lunghi viali dei quartieri centrali della città. Si tratta in maggioranza di platani, ammalatisi di smog, attaccati da parassiti e da sostanze chimiche nocive, le cui foglie da tempo hanno cominciato ad ingiallire e a cadere in estate e i cui tronchi hanno perso a poco a poco la corteccia e hanno assunto un colore quasi biancastro.

Non più sede di esplicite dichiarazioni d’amore, contenute in cuori talvolta attraversati da frecce, questi tronchi, che talvolta hanno un sussulto di vitalità con teneri germogli o accolgono ai loro piedi aiuole a cura degli abitanti o dei negozianti della strada, dove sono vissuti e si sono ammalati, sono ultimamente l’oggetto scelto da un artista per una personale performance e una civile protesta.

Si chiama Andrea Gandini, ha 18 anni e frequenta il liceo artistico Ripetta. Gira per la città con uno zaino in spalla e con i suoi attrezzi, scalpellino e mazzuolo, in cerca di tronchi morti da riportare in vita, scolpendo sulle loro superfici dei lineamenti umani. Il soggetto ritratto risulta inquietante: i volti sono frontali e gli occhi hanno uno sguardo triste, forse di rimprovero; osservano la vita frenetica della città e testimoniano dignitosamente la morte della natura. Il giovane artista ha dichiarato il suo dispiacere per la morte degli alberi e che per lui non è accettabile vedere materiale utile abbandonato alle intemperie e dimenticato, così ha deciso di recuperarlo per esercitare la mano e regalare a Roma un nuovo tipo di street art.

E ci viene da pensare così ad un altro artista, che in un altro girone infernale ha immaginato di incontrare degli uomini imprigionati dentro alberi morti e gli ha dato voce: «Perché mi schiante? …Perché mi scerpi? Non hai tu spirto di pietade alcuno?». Chissà se il giovane artista

romano, che sicuramente ha studiato la Divina Commedia, si è ricordato di queste parole e ha voluto con la sua opera dare a questi uomini un volto?

4 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    lo spirito artistico non ha confini: tutto ciò che un artista crea per soddisfare le proprie esigenze espressive ha un suo fascino, una sua potenza di attrazione e seduzione

  2. silvia ha detto:

    non molto tempo fa mi era capitato di notare quasi per caso uno di questi volti scolpiti, solo per il semplice fatto di aver parcheggiato vicino ad uno dei tanti tronchi tagliati che restano a testimoniare che lì una volta c’era stato un albero. Per associazione di idee lo avevo collegato alle sculture in legno tipiche del Trentino, ma mi era rimasta la curiosità di saperne qualcosa in più ed ora ringrazio Clara per averne parlato

  3. Barbara ha detto:

    Anch’io come Clara Margani quando ho visto i volti scolpiti sulla corteccia degli alberi dei viali ho pensato alle parole di Pier Delle Vigne, Quando lessi la Divina Commedia al liceo mi colpì molto l’immagine degli uomini imprigionati negli alberi, uomini che si erano uccisi. Adesso si tratta invece di alberi che sono stati uccisi.

  4. Rosanna Pirajno ha detto:

    Un articolo che suscita commenti e riflessioni, ha colto nel segno. Quanto vorrei che fosse sempre così, che il dialogo tenesse accese le anime, o gli intelletti se si preferisce!

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