Butera e Baresi al 34° Consiglio Diritti Umani

14 aprile 2017 di: report

Si è appena conclusa la 34eme Session du Conseil Droits de l’Homme delle Nazioni Unite a Ginevra, ed anche per questa Sessione Giorgia Butera (Presidente Mete Onlus) e Sara Baresi (Presidente Protea Human Rights)  sono intervenute, durante l’Item 8, nella Grande Sala davanti al Presidente del CDH, dei Paesi in ascolto e delle Ong presenti. Sara Baresi, mediatrice culturale, educatrice e formatrice nella mediazione etno-clinica per l’inclusione sociale, ha espresso quale sia il compito di chi opera in ambito psicologico, educativo e psicosociale, ovvero  mettere l’individuo “al centro”, con la sua identità, le sue ambizioni, i suoi bisogni e gli aspetti di vulnerabilità. «Purtroppo ancora nel 2017 abbiamo casi nel mondo dove le persone sono stimate per il numero, classe e ipotesi non verificate.  Il primo esempio è rappresentato dai Campi di Tindouf in cui le persone non sono identificate afferma la BaresiIl censimento della popolazione non è solo un dovere civico, ma un diritto del cittadino di essere riconosciuto e rispettato nella sua individualità ed esigenze. Per noi, professionisti ed attivisti dei diritti umani, il censimento della popolazione è uno strumento essenziale per la protezione e la salvaguardia della dignità umana, per questa ragione ne chiediamo l’avvio. In base alla Dichiarazione di Vienna  l’Algeria – come paese ospitante, e nel conflitto del Sahara occidentale – è responsabile per la popolazione su queste terre», conclude la Presidente di Protea Human Rights. Giorgia Butera, occupandosi di matrimoni precoci, forzati e temporanei attraverso la Comunità Internazionale “Sono Bambina, Non Una Sposa”, ha espresso preoccupazione per i casi di cinquanta giovani donne Saharawi, neutralizzate in Spagna. Succede che le ragazze alla maggiore età si sono recate a Tindouf per incontrare le loro famiglie d’origine, con la certezza di far rientro in Spagna, ma questo non è avvenuto. Le giovani donne Saharawi sono arrivate in Spagna, qualche anno fa, attraverso un programma di vacanza per essere successivamente adottate da famiglie del luogo. «Chi è il responsabile – si chiede la Presidente Butera – ogni donna ha il diritto di scegliere la propria vita, ed ogni paese ha la responsabilità di proteggere i diritti delle persone all’interno del proprio territorio, come l’Algeria, in questo caso. Per questo chiedo il rilascio di Nadjiba, Koria, Darya e tutte le altre giovani che sono forzate a vivere in uno stato di costrizione». In occasione del 34esimo Consiglio, le due attiviste italiane hanno presentato un documento  sia al Presidente del Consiglio dei Diritti Umani, dott. Joaquín Alexander Maza Martelli, sia al Signor François Crépeau, Special Rapporteur, incaricato per i temi riguardanti la migrazione all’interno del Consiglio.

In un dossier è stata presentata l’attività svolta: «(…) La nostra attività verte su questioni di estrema criticità e centralità, quali il rispetto dei Diritti Umani, della dignità umana, dell’inclusione sociale e della convivenza civile. Da Advocacy abbiamo ideato e condotto diverse attività e campagne sociali, nate come messaggi di civiltà divenute attuazioni progettuali di buone (…)». Particolare attenzione è stata rivolta al focus della migrazione, essendo il Paese di appartenenza coinvolto in primis nell’accoglienza di migranti e rifugiati. Paese, l’Italia, al quale è stato rivolto un ringraziamento per il totale impegno in materia di accoglienza migranti. Nel 2016 sono arrivati oltre 180.000 migranti in Italia, con una forte incidenza di minori stranieri non accompagnati. Si legge ancora nel dossier: «Di recente emanazione è un avviso pubblico per la messa in atto di  un Protocollo a tutela dei minori stranieri non accompagnati, ideato e promosso dal Giudice Fabio Pilato del Tribunale dei Minori di Palermo. In tema di Accoglienza e di Tutela della dignità della persona, il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha promosso e realizzato la “Carta di Palermo” documento plurivalente che ambisce abolire il permesso di soggiorno, e riconoscere l’individuo migrante come “persona”. Il Sindaco ha ufficialmente incaricato noi di diffondere i valori della “Carta di Palermo”. E’ stato citato il Corso “Accoglienza ai Migranti”, attività di formazione professionale di figure preparate e preposte all’accoglienza ed al sostegno ai migranti, in collaborazione con l’Istituto HFC Forensic Psychology di Roma, ed il suo direttore Nicola Boccola.

Ed infine, “Il Razzismo non è Un Punto di Vista ma un Crimine” pubblicazione editoriale a cura della dott.ssa Valentina Vivona, Psicologa Sprar (Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di Palermo. La Dottoressa Vivova, nel ruolo di Advocacy ha trasformato la pubblicazione in Campagna Sociale. Il documento si conclude con la richiesta ufficiale di un incontro in occasione della prossima sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra.

 

 

 

 

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