la notte dello sconforto

7 dicembre 2016 di: Valeria Militello

La notte del 5 dicembre ho provato ad andare a dormire, amareggiata, non per l’esito del voto degli italiani che confermano che, quando vogliono, seguono appassionati e partecipano, ma per il contesto politico che li/ci circonda. Mi ritrovo in un mondo che, dal mio punto di vista, perde pezzi importanti (esiti come Brexit, Trump e vari). Mi risveglio in un mondo, dove solo la piccola Austria riesce a portare a casa un buon risultato. Buono per chi, mi chiedo. Certamente per me e per tutti coloro che credevano e credono nei valori progressisti, riformisti e democratici (sto attenta a non metterci di sinistra, perché ormai non credo più da tempo in un’unica etichetta indirizzata e colorata). Per me e per tutti coloro che non riescono ad ascoltare dichiarazioni antipolitiche senza infastidirsi, rabbrividendo all’ascolto di proclami populistici per farsi visibili o rendersi solo accattivanti senza nulla di concreto da proporre.

Per me e per tutti coloro che guardano all’ennesima sconfitta come un ennesimo strappo alla volontà, volontà di lavorare, di studiare un cambiamento, di condividerlo, di provarlo, anche di sbagliare, riconoscerlo subito e recuperare: volontà che io chiamo impegno, impegno politico.

Avevo risentito il piacere di impegnarmi, di dibattere dignitosamente con l’avversario, di partecipare a scambi tecnici e colti di opinioni diverse, di discutere con tutti con parole semplici, di raccogliere persone diverse intorno ad un argomento lontano dai gossip e dalle banalità, di provare con toni pacati, e a volte scherzosi, ad incidere qualcosa nei ragionamenti della gente che ho incontrato.

Bella e appassionante occasione, quindi, quella del referendum costituzionale che, con gli errori responsabilmente riconosciuti da Renzi, ha però riportato in noi la voglia di partecipare; ma ora, come continua? Questo mi preoccupa e da un lato mi riprecipita nell’assenza di speranza, dall’altro mi fa venir voglia di impegnarmi di più per arginare quella pericolosa deriva. Voi del NO avevate paura nel cambiamento di semplificare, io del SI ho paura nel cambiamento a-politico che ne seguirà. Spero di sbagliarmi e ricredermi, ma sin dall’inizio di questa campagna referendaria ho sostenuto che se avesse vinto il NO, tutto sarebbe rimasto com’era, sulla carta costituzionale, ma, anche non modificandola, chi si sarebbe preso la briga di farla funzionare diversamente da come ha funzionato finora? Ecco, adesso è questo che più mi preoccupa, e solo in Renzi e nella sua squadra, con tutti i difetti riconoscibili e riconosciuti (non digerisco ancora la caduta di Letta, e le spaccature profonde create nel partito), intravedevo un serio impegno politico e la possibilità di uscire dall’immobilismo perdurante. Poi, non parliamo del partito: non posso darmi pace che per l’ennesima volta lo sgambetto principale viene dallo stesso partito che governa, senza mai riuscire a finire un mandato completo.

Non riusciamo ad avere la soddisfazione di arrivare alla fine e poter dire: «bene, hai finito, hai lavorato male, non ti rivoterò, oppure, hai fatto bene, sai che c’è? ti riconfermo la mia fiducia». Questo piacere non ce la facciamo proprio a viverlo!

Nella vita di ognuno di noi, e a tutte le età, i cambiamenti sono talvolta dolorosi, talvolta coraggiosi, imposti o consapevolmente scelti, ma in ogni caso, l’assestamento c’è sempre. Io quello che continuerò ad ammirare comunque è colui/colei che rischia, che ci mette la faccia, che crede in un progetto e prova ad attuarlo, perché senza provare a capire se la strada finora intrapresa può anche essere percorsa con un mezzo differente, non vale la pena di impegnarsi.

3 commenti su questo articolo:

  1. francesca traina ha detto:

    Cara Valeria, siamo state accomunate nella battaglia per il SI’ che sosterrei ancora oggi se ve ne fosse bisogno. Sono anche io molto amareggiata perché credo che non abbia vinto nessuno, ma che abbiamo perduto tutti e tutte. Non so cosa accadrà adesso. Certo i “vuoti di potere” creano le premesse per svolte autoritarie. La storia lo insegna. Continuo a credere che le elezioni anticipate, profilandosi come è chiaro, la vittoria dei 5stelle, metteranno il paese in mano a fanciulloni incapaci e incompetenti quanto arroganti. (Raggi docet). Spero soltanto che la sinistra, dopo la debacle, deponga i personalismi, i veleni ed i rancori,e si ricompatti per battere, se ancora siamo in tempo, le destre che inesorabilmente avanzano a dispetto dei SI’ e dei NO!!

  2. Rita ha detto:

    Bisogna comunque rassegnarsi al fatto che la destra dalla molte facce dispone di mezzi di comunicazione/persuasione
    superiori a quelli dei progressisti, e che gli italiani nel caos ci sguazzano benissimo, perchè malgrado tutto sono
    convinti che il NUOVO sarà migliore e la tendenza ad una casacca NUOVA è irresistibile. Pazienza, ci vuole, tanta!

  3. marina ha detto:

    Anch’io ho votato Sì anche se con la molletta sul naso, per non sentire il malodore del “meno peggio”, ma con la consapevolezza che a volte la contingenza deve prevalere sull’intransigenza.
    Oggi, non solo in Italia, vige il “proviamo pure questo”, al di là di ogni riflessione critica.
    Pertanto tutti conoscono il vecchio adagio “chi lascia la via vecchia per la nuova…”.Il che non significa che il nuovo è per definizione negativo, ma solamente che prima di sperimentare una nuova via, occorre conoscerne il tracciato.

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