i rifiuti rifiutati, oh yes!

26 ottobre 2016 di: Rita Annaloro

Ennesima testimonianza dell’importanza dei rifiuti nella nostra società è lo scandalo che ha colpito a Roma l’assessore Muraro, connivente, pare, con l’ex Re della monnezza e delle discariche.

Napoli è stata sotto assedio mediatico per due anni per lo stesso motivo e anche diversi comuni siciliani, da tempo soffrono della stessa peste: cumuli di spazzatura a cielo aperto, indignazione dei cittadini, rischi epidemie e interessate offerte d’aiuto di imprenditori settentrionali che vogliono sbarazzarsi di macchinari costosi e obsoleti.

Il rimedio è la raccolta differenziata, si grida da più parti, che stentano poi a trovare un accordo sulle modalità di smaltimento, la scelta delle discariche, e perfino sul tipo di cassonetti da usare, perché anche quello è un affare non marginale per alcuni.

E lì le accuse tra le parti politiche trovano terreno fertile da tutte le parti. Sulla fertilità dei rifiuti io ricordo i bellissimi progetti anni 80, i sogni di riciclaggio degli imballaggi o dei contenitori, che hanno anche dato vita a interessanti movimenti artistici, le ipotesi scientifiche di trasformazione che avrebbero contribuito a utilizzare altri carburanti. E qualcosa qualcuno ha anche fatto, da qualche parte. Ma si parte, comunque, dalla raccolta differenziata, e per differenziare occorre in primo luogo distinguere tra un involucro di plastica e uno di carta, per esempio.

E più di qualcuno, anche tra i giovani, non ha nessuna voglia di mettere la testa sui rifiuti. Capisco la difficoltà di distinguere tra carta sporca di residui di pesce e carta di giornale, ma in certi casi il rifiuto è proprio viscerale.

Al cimitero di Santa Maria di Gesù, per esempio, ci sono capienti contenitori che mostrano a chiare lettere FIORI e ALTRI RIFIUTI, ma traboccano tutti indifferentemente di carta, plastica e fiori secchi. Sembra incredibile, ma la stessa semplice distinzione tra un fiore, più o meno secco, e qualcosa d’altro viene rifiutata. Sarà il solito nichilismo anarchico che appesta la città da secoli o un preoccupante analfabetismo di ritorno? Dovremmo forse coinvolgere parroci e insegnanti di catechismo per dei corsi sui rifiuti, oltre che sui rifiutati?

1 commento su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    La gestione dei rifiuti nasce innanzi tutto nel privato. Quante sono, in percentuale, le famiglie che usano, nella propria abitazione, contenitori diversi per plastica, carta e umido? Siamo veramente educati al riciclo, al rispetto, all’igiene e al recupero? Emergenza educazione di base….siamo alle solite! C’è qualcosa che non funziona come dovrebbe “a monte” perciò è inutile lamentarsi di ciò che vediamo “a valle”.

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