a proposito di utero in affitto

19 ottobre 2016 di: Anna Trapani

«L’idea di commissionare la confezione di una creaturina umana con un regolare contratto commerciale, non so se sia mai apparsa in qualche romanzo di fantascienza per descrivere gli usi e costumi di una civiltà aliena. Sicuramente è apparsa sul pianeta Terra. Non come una fantasia, ma come una pratica garantita dalla tecnoscienza e dal diritto commerciale….Il poco che si sa di questa pratica nel breve termine, si presta a tutte le interpretazioni».

Ancora: «L’idea di istituire un mercato per le creature del corpo femminile fecondo, che conseguenze potrebbe avere? Un mercato equivale alla possibilità di fare soldi e per alcuni (quanti?) non sarà altro che questo, affari e profitto….».

Queste frasi sono tratte dalla breve pubblicazione di Luisa Muraro, filosofa e femminista che ha creato la comunità filosofica Diotima all’Università di Verona, “L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto” edita da La Scuola. Breve ma denso di significato questo lavoro che analizza i vari aspetti della pratica dell’utero in affitto. L’autrice esamina il tema come la forma più attuale di sfruttamento del corpo delle donne. Muraro reagisce alla richiesta di legalizzazione di pratiche che negano la dignità della donna, ripensando il rapporto della donna con il proprio corpo.

Un breve scritto per capire meglio il dibattito che investe la politica, l’etica, il diritto, la famiglia e in ultima analisi interessa tutti noi. Come si legge nelle frasi sopra riportate uno dei punti cardine è per Muraro il mercato con le sue leggi che in nome dei soldi permette tutto: «….si entra in un ordine costituito, riconosciuto e funzionante, quello del mercato. E questo dà una specie di autorizzazione… L’autorizzazione data dai soldi pagati, anzi dal contratto commerciale, è sentita anche nei paesi in cui la cosa non è vietata, per esempio in Gran Bretagna che la consente purché formalmente gratuita ma non vieta il passaggio di soldi». Precisa l’autrice che si richiede, ovviamente, che la madre surrogata rispetti l’ordine commerciale. Altro punto che sta molto a cuore alla filosofa è quello del desiderio: «Il desiderio è una grande potenza, come i soldi, ma più misteriosa e meno razionale».

Con la GPA (gravidanza per altri) il desiderio genitoriale fa un salto di qualità. Non potendo loro stessi generare, i futuri genitori «lo realizzano facendo propria una creatura che viene al mondo per soddisfarlo, unicamente. Soddisfarlo è la sua ragione d’essere».

E qui si innesta un altro punto fondamentale: l’adozione. «Il bambino o la bambina che si adotta era già al mondo, per una strada disegnata da altri, e passa da una porta che altri decidono di aprire; con la surrogazione la creatura arriva in forza del desiderio degli aspiranti genitori, per mezzo dei loro soldi». L’eticità dell’adozione non viene neppure presa in considerazione in nome di una creatura che, venuta dal corpo di un’altra, si sente propria in virtù di un desiderio di genitorialità deviato. Tanto altro vi sarebbe da dire, ma da credente mi preme evidenziare ciò che è scritto a proposito della Madre di Dio. Muraro se ne occupa a partire da quanto detto da una donna certamente a favore dell’utero in affitto: «la Madonna è un esempio altissimo di maternità surrogata». Così non è perché «nel racconto sacro la madre resta in presenza, diversamente dalla surrogata, alla quale subentra un’altra, la cosiddetta “madre intenzionale”. Maria è e resta l’unica madre di Gesù». E il dibattito sull’utero in affitto continua.

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