la pazza gioia

4 agosto 2016 di: Marina Gasperini

Le protagoniste di questo splendido film di Paolo Virzì, decidono di fuggire dalla comunità in cui sono rinchiuse per disturbi psichici definiti gravi e  correre alla ricerca di un’effimera felicità, la pazza gioia, cioè qualche giorno di vita libera dalle regole  di una società  costruita sul “buonsenso-consenso” borghese, intendendo per borghese non una classe sociale, ma la  categoria dello spirito che erige a valore supremo l’omologazione di ogni individuo e la marginalizzazione di ogni differenza.

Donatella è stata diagnosticata grande depressa, perché fin da piccola non fa che piangere. E tale appare nelle scene iniziali, anzi sembra essere anche una tossicodipendente, a causa dei tatuaggi che, notoriamente, denunciano una pericolosa tendenza alla trasgressione. Poi, poco a poco, la sua storia viene fuori. Genitori assenti e non amanti; uomo sfruttatore e senza scrupoli; servizi sociali troppo zelanti, che le tolgono il figlioletto; denuncia per tentato omicidio, per essersi gettata in mare con il bambino, piuttosto che separarsene. No, Donatella non è malata,  è solo una vittima che soffre ed ha bisogno di aiuto,  e lo troverà proprio lì in quel luogo di cura per donne speciali, messe al bando dalla società, eppure così umane.

Beatrice, nome forse non casuale, sarà la salvatrice di Donatella.  Beatrice, logorroica, mitomane,  sedicente grande amica dell’ex-Presidente del consiglio, milanese ricchissimo. Poi, scopriamo che Beatrice appartiene veramente a quella classe sociale di nuovi ricchi,  corrotti e superficiali, che annoiano perfino  le domestiche, le quali chiedono alla signora di ritornare a  riportare la  vita in quella grande, inutile villa.

Nella fuga di Beatrice e Donatella ciò che conta  non è  la pazza gioia che, anche se solo fugacemente, riescono a provare,   ma   il legame  che si crea fra di loro, donne che insieme sono piû forti, donne che resistono malgrado e contro tutto, donne che amano e odiano,  donne che non rinunciano alla vita.

Ecco perché “La pazza gioia” è un film  necessario, ma anche bello e magnificamente interpretato. Viva il cinema italiano.

1 commento su questo articolo:

  1. Clara ha detto:

    E’ davvero un film bellissimo e interpretato magnificamente. La Bruni Tedeschi dà corpo a una figura femminile indimenticabile che dietro il suo modo di fare superficiale e ‘disordinato’ nasconde una grande umanità, ma anche la Ramazzotti perfeziona l’interpretazione di personaggi che sembrano stereotipati e vuoti e che invece brillano per ricchezza e varietà di sentimenti. Il cinema italiano continua a produrre cose egregie grazie all’opera di registi come Virzì che per fortuna è in buona compagnia, dunque….viva il cinema italiano!

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