Kobane calling, sentito omaggio ai/alle combattenti curde

19 agosto 2016 di: Rosanna Pirajno

Avevo solo sfogliato qualcuna delle “storie disegnate” di Zerocalcare, pseudonimo del “fumettaro” Michele Rech da Rebibbia che in poco tempo si è guadagnato la simpatia di critica ed esigente popolo cultore del genere. Tra cui mi annovero da tempo, ma questo autore mi pareva troppo rocchettaro per la mie capacità introspettive, troppo “da giovani” per poterlo apprezzare “da anziana”. Finché non mi persuado ad acquistare il ponderoso Kobane Calling della Bao publishing, di cui avevo letto meraviglie.

Mi accingo a parlarne parecchio tempo dopo aver chiuso l’ultima pagina, perché mi sembra il modo migliore di manifestare contentezza per la conquista di Sirte, e di altri territori strappati dai miliziani curdi agli uomini neri di abiti e animo del califfato islamico chiamato Isis o Daesh.

Giusto di questo narra il libro a fumetti di Zerocalcare, del suo viaggio insieme a volontari romani nelle terre di confine turco siriane, là dove le milizie curde, tra cui molte giovani donne coraggiose e determinate, nella regione del Rojava si addestrano a combattere i terroristi neri con una abnegazione che, avendo dell’eroico, suonerebbe retorica se il “rocchettaro” non lo mondasse con la leggerezza ironica del suo stile narrativo.

Esempio di una descrizione, senza disegni: «Quando senti RATATATA è Isis. Quando senti TUM TUM TUM, siamo noi.» «E SBOOOM?» «SBOOOM dipende. Fuoco e poi SBOOOM è americani. SBOOOM e basta è Isis.»

Ecco perché, chiuso il libro, non sono riuscita a distaccarmi del tutto dai luoghi e dai protagonisti che il disegnatore tratteggia con una empatia che il lettore è portato a condividere, perché quell’afflato giovanile per i ribelli che si oppongono alle ingiustizie del mondo si riversa tutto intero, da parte nostra, su quei giovani – donne soprattutto – che della resistenza armata hanno fatto regola di vita, a costo della vita, per difendere la libertà di tanti. E che oggi celebriamo, pur con tutte le pene per i morti e le distruzioni e i buchi neri della geopolitica in una troppo estesa parte del globo, poiché vittoriosi sui terroristi islamici e quindi eroi della libertà, tutti, i combattenti uomini e donne e i martiri, i cui ritratti i compagni usano esporre appesi ai pali della illuminazione pubblica delle città salvate dalla tirannia fanatica dell’Isis.

L’empatia che si sprigiona dal segno aspro e veloce di Zerocalcare, dalla sua ironica consapevolezza di trattare temi ardui e complessi, dal suo «fortissimo coinvolgimento emotivo verso le persone e i volontari conosciuti» come recita Wikipedia, é contagiosa, credetemi.

2 commenti su questo articolo:

  1. Rita ha detto:

    Condivido il plauso all’autore, di cui ho letto , spietata analisi autoironica, che mi ha aperto
    una finestra sul mondo dei trentenni

  2. Rita ha detto:

    Il libro che ho letto è “Ogni Maledetto Lunedì”. Perdonate L’omissione
    Rita

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