favole e fiabe, mezzo di integrazione multiculturale

14 giugno 2016 di: Silvia Romanese

Il Dottor Andrea Satta, oltre che musicista e scrittore, è soprattutto un medico pediatra che ha il proprio ambulatorio nella zona est della periferia di Roma. Il Prenestino ed il Casilino sono quartieri ad alta densità di immigrazione, in cui da tempo convivono nuclei familiari appartenenti a diverse etnie e che condividono con le famiglie italiane lì residenti i tanti disagi che caratterizzano ogni popolosa periferia urbana.

Inevitabilmente la stessa realtà si riflette nello studio medico in cui quasi il 40% delle nascite è rappresentato da bambini stranieri appartenenti a 35 nazionalità diverse. Le visite dal pediatra diventano quindi anche un’occasione e momento d’incontro con le madri che esprimono spesso contenuti di solitudine e marginalità. Sono donne sole che faticavano ad avere contatti sociali al di là del loro gruppo di appartenenza ed a stringere rapporti d’amicizia con altre mamme, sia per problemi linguistici che culturali.

Consapevole che la salute di un bambino passa per buona parte anche attraverso un buon equilibrio psico-emotivo della madre, Andrea Satta ha avviato nel proprio ambulatorio un esperimento che, già da alcuni anni, si è dimostrato un valido aiuto all’integrazione. Ogni lunedì sera, al termine dell’orario d’ambulatorio, le mamme sono invitate a raccontare a turno alle altre mamme una fiaba con cui da piccole venivano fatte addormentare. Così, dopo qualche difficoltà e diffidenza iniziale, attraverso la proposta di un linguaggio universale, favorendo la valorizzazione delle proprie tradizioni attraverso racconti che affondano le radici nell’infanzia, quegli appuntamenti si sono fatti sempre più numerosi, a cui oggi partecipano sia madri italiane che straniere e che vedono una partecipazione sempre più attiva anche da parte dei padri.

Sono state già ascoltate centinaia di fiabe, raccolte in un primo volume: Ci sarà una volta – favole e mamme in ambulatorio, i cui proventi sono stati destinati ad Emergency a sostegno di un progetto in Sudan, a cui ora segue il volume presentato al salone internazionale del libro di Torino: Mamma, quante storie! favole in ambulatorio, in treno e in piazza, il cui ricavato andrà a sostegno delle attività della Biblioteca Comunale di Lampedusa.

4 commenti su questo articolo:

  1. Susanna ha detto:

    Mi sembra molto interessante quello che viene raccontato nell’articolo. Complimenti al dottor Satta per aver sperimentato nel suo ambulatorio l’integrazione delle donne immigrate e dei loro bambini attraverso la narrazione orale. La cura del corpo passa giustamente così attraverso la valorizzazione dell’immaginario pregresso delle donne provenienti da diverse etnie. Se poi all’esperimento partecipano anche donne italiane, secondo me, l’esperienza assume un valore aggiunto che fa bene alla salute di tutte.

  2. Martina ha detto:

    Stiamo registrando un abbassamento delle capacità linguistiche dei nostri bambini, il lessico è sempre più semplice e ridotto:
    è necessario fare una scuola di lettura per i bambini. I bambini ti ascoltano, sei tu che non hai voglia di leggere una favola, una fiaba perché non hai tempo, perché la vita delle nuove generazioni è frenetica e non si trova il tempo per stare fermi e parlare con i bambini ed educarli ad ascoltare per arricchire la loro fantasia e capacità lessicale.

  3. Gemma ha detto:

    Quando i miei figli erano piccoli raccontare loro le favole era diventato un rito pomeridiano prima del sonnellino. Ora che sono grandi ricordano ancora la storia di “zio lupo” con tutta la carica emotiva che la caratterizzava. Preferivano ascoltare le favole piuttosto che vedere la televisione. Alla luce di questo articolo credo di aver fatto una cosa buona che consiglio a tutte le mamme. Davvero lodevole l’esperimento del dottor Satta.

  4. Anna ha detto:

    Raccontare storie significa raccontare vita. I bambini sono delle spugne che assorbono emozioni, sentimenti e capacità. Abituarli a leggere vuol dire aprire mondi che ancora non conoscono e che li faranno diventare degli uomini e delle donne capaci di comprendere appieno il senso del nostro vivere. Sta’ a noi indicare loro la strada e voi lo state facendo benissimo.

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